Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 1 novembre 2015

solennità di tutti i santi

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

. Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli chM e vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».
(Ap,7,2 – 4 9-14)

Ho scelto di mettervi oggi la prima lettura e non i vangelo per due motivi. Il primo è che amo troppo questa pagina che descrive il paradiso che mi attende, intrisa di una atmosfera di gioia infinita e per me di nostalgia. Nostalgia del volto del Padre, della stupenda visione di Cristo risorto, dell’inafferrabile fuoco dello Spirito, di Maria la madre amata e pregata per una vita. E poi, la schiera dei miei santi: il papà, la mamma, i miei eroici nonni, vissuti con fede in una inimmaginabile povertà; ed infine un numero sterminato di amici e poi di figli generati nei miei oltre cinquanta anni di sacerdozio che sono lassù e che fanno tifo per me che arranco nella vecchiaia verso questa meta tanto sospirata. Il secondo motivo è perché mi voglio fermare su ciascuna della beatitudini che abbiamo appena ascoltato, per aiutare me e ciascuno di voi a ricordare persone che si adattano a quella realtà che il Signore ci dice. Che ne dite di ricercare mentre andate al cimitero in quei volti che conoscete la realizzazione di ciò che Gesù ci dice?

Beati i poveri in spirito. Dunque non soltanto quelli che ci hanno teso una mano ed abbiamo aiutato, ma soprattutto quelli che erano distaccati e generosi e che si sono tolti il pane di bocca per crescerci, per darci una posizione più grande della loro. Se siamo ciò che siamo lo dobbiamo al loro sudore ed al loro amore disinteressato che metteva sempre noi al primo posto.

Beati quelli che sono nel pianto. Cerchiamo tra i tanti volti amati quelli che hanno pianto per noi. Erano trepidanti di paura per la nostra esuberanza e dabbenaggine presuntuosa e piangevano vedendoci nel pericolo. Oppure inghiottivano le loro lacrime di fronte alle nostre egoistiche pretese, o per la nostra durezza di cuore, perché eravamo solo capaci di chiedere senza dire nemmeno grazie. Sia adesso grande la vostra consolazione, perché ci vedete consapevoli dell’amore con cui ci avete cresciuti.

Beati i miti… li chiamavo senza peccato originale perché erano sempre sereni, non giudicavano nessuno e quando sentivano parlare male degli altri, sviavano il discorso, o trovavano assoluzioni anche per gli sbagli più evidenti. Possedevano davvero la terra perché stavano bene dappertutto e con tutti!

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia. Quanti ne ho conosciuti che venivano sempre usati come tappeti da calpestare, sbattuti all’ultimo posto, senza essere mai aiutati ad esprimere capacità che avevano nel cuore, sempre rimproverati e puniti. Adesso la vostra fame e sete è saziata ad usura e voi siete finalmente i primi e brillate come stelle nel cielo.

Beati i misericordiosi. Non riuscivano proprio a non fermarsi di fronte alla persona sofferente e ferita. Perdevano il loro tempo a versare sulle piaghe del cuore l’olio della consolazione ed il vino che ridonava il sorriso e la speranza. In cielo adesso sono come principi circondati da una corte di amici, riconoscenti per ciò che avevano ricevuto nella dura giornata terrena.

Beati i puri di cuore. Limpidi come l’acqua di sorgente, avevano una sola parola ed era la loro verità. Senza ipocrisie e doppiezze sapevi che non erano capaci di fingere o di dire una cosa per un’altra. Era bello trovarli come compagni di strada. Con loro viaggiavi tranquillo sicuro che non dovevi guardarti le spalle e certo che nessun segreto che confidavi a loro mai sarebbe stato messo in giro. Erano pochi, ma che meraviglia averli conosciuti!

Beati gli operatori di pace. Quante guerre ho attraversato nella mia vita. Da quella vera e mondiale, a quelle che vedevo nelle famiglie o nelle comunità in cui sono vissuto in tutta la mia vita di prete. Era un sollievo trovare amici che mi davano una mano a calmare le acque ed a portare avanti pur nella fatica la comunione con tutti, nessuno escluso.

Beati i perseguitati per causa della giustizia. Erano gli amici (pochi!) che sceglievano l’ultimo posto, quello di essere i servi di tutti, mai capiti, mai interessati, mai impegnati nelle loro grandi capacità, perché altri che sgomitavano erano sempre i primi. Nel nostro piccolo ed asfittico mondo erano ricchi solo delle loro intuizioni, che quando venivano dette erano guardate con commiserazione quasi fossero follie. Profeti mai creduti, derisi ed umiliati, adesso nella gloria siete vicini a Cristo risorto e le piaghe subite sono gloriose oramai come il segno dei chiodi. Godete ed esultate! Grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Finisco qui. Ma ognuno di voi guardi ai suoi incontri e metta insieme una schiera di santi che ciascuno riconoscerà, non perché hanno fatto miracoli, ma perché hanno illuminato un momento della nostra vita. Ed anche perché adesso fanno tifo per noi e ci aspettano lassù, per una felicità senza fine.

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