Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 11 febbraio 2018

sesta domenica del tempo ordinario

dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».

Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte. (Mt.1, 40-45)

Questo anno, Mamma, ci hai fatto una grande sorpresa: la festa della tua apparizione a Lourdes ci arriva di domenica. Questa festa per la comunità di san Paolo è importantissima e la celebriamo da oltre cento anni. Come sempre noi aspettiamo il tuo regalo: un messaggio che ci regali con le parole di Dio che ci offri nelle letture della novena.

Il messaggio di questo anno ha una evidenza solare: i malati ed il nostro rapporto con loro e con la malattia…anche la nostra! A Lourdes ci sono andato la prima volta nell’anno mariano del 1954. Ero in seminario, frequentavo la prima liceo ed avevo 15 anni. Monsignor Ferraris, di santa memoria aveva offerto a tutti i chierici un pellegrinaggio laggiù, nella tua città santa. Fu una esperienza stupenda e…traumatizzante. Vedere quella marea di ammalati molti affetti da malattie gravissime, e vedere un mondo di persone che vivevano interamente al loro servizio, mi segno in modo indelebile. Oggi da vecchio prete, leggendo il vangelo di Marco che ci accompagnava in questi giorni, ha fatto emergere quella esperienza antica e mi ha regalato una conoscenza delle parole in un ordine sconvolgente come non lo avevo visto mai. Grazie, Mamma, per questo dono preziosissimo.

Nel vangelo di Marco che ci hai regalato in questi giorni, Mamma, mi ha fatto scoprire un Gesù che non conoscevo, investito di una frenesia incontenibie, di guarire i malati. Tutto prte dal suo ingresso nella sinagoga di Cafarnao, dove stupisce tutti no solo perche “parla con autorità”, ma perchecon due parole libera un poveretto posseduto da una schiera di demoni. Poi subito esce e nella casa di Pietro,libera la suocera, probabilmente influenzata prendendola per mano e spedendola a preparare il pranzo. Alla sera poi è letteralmente asseddìato da tutti i malati del paese e li guarisce fino a tarda notte. Al mattino presto si alza per pregare, ma i suoi discepoli lo chiamano dicendo che ci sono altri malati da guarire, ma lui li spinge subito per tutti i villaggi della Galilea, perché i malati sono tanti dappertutto. Scusami, Mamma, se ho pensato che il tuo Figlio fosse un po’ sull’agitato. Non mi ricordavo più della mia euforia, mentre da ragazzino trascinavo le mie prime carrozzelle, entravo nelle piscine e vedevo un medico che aveva immerso un malato di cancro all’ultimo stadio e gli rifaceva le fasciature, ripetendo il gesto di Gesu, che ne vangelo di oggi tocca e guarisce il lebbroso. E poi vedevo quelle file interminabile di barelle e di carrozzine benedette dalla eucaristia e vedevo le loro mani tendersi verso il tuo Gesù allora, come duemila anni prima la nella Galilea.

Ci ricordi, Mamma, che di ammalati ce ne sono tantissimi anche oggi e le mani dei medici negli ospedali o nei ricoveri dei vecchi o delle persone giunte allo stadio ultimo della malattia, sono oggi le mani del tuo Gesù che guariscono e che confortano e a volte con cure pagliative tolgono il dolore. Poi ci sono le badanti, alle quali li affidiamo per una assistenza quando le loro forze non li reggono più. Cose belle tutte queste, vero Mamma? Ma noi i figli, i nipoti, gli amici, dove siamo? Viviamo in un tempo così balordo, che non riusciamo più a trovare il tempo per gli affetti più sacri. Il lavoro ci impedisce di dare tempo ai nostri figli anche piccolissimi. Per i nostri vecchi abbiamo gli aiuti detti sopra, ma noi dobbiamo inventarci una presenza affettiva che spesso ha la stessa importanza delle cure. Una scappata di fretta, un colpo di telefono e poi insegnare ai nostri ragazzi che stare vicini ai nonni, è un semplice restituire cio che ci hanno dato quando eravamo bambini. Ecco cosa ci suggerisci, mamma! E sono cose vitali che non dobbiamo vivere solo a Lourdes per qualche ora, ma qui, quando qualcuno dei nostri famigliari o amici invecchia, o si ammala.

C’e ancora un’ultima cosa che ci ricordi, Mamma: possiamo ammalarci anche noi in qualunque momento ed in qualsiasi stagione della nostra vita. Cosa dobbiamo fare in questi casi? La prima cosa che ci suggerisci è quella di avere cura della nostra salute evitando eccessi, che la possono mettere a rischio. Poi affidarci ai medici e seguire con scrupolo le cure che ci danno. Pregare il Padre, Gesù, te ed i santi? Naturalmente! Lo diciamo sempre nel “Padre nostro”: liberaci dal male”. Non dobbiamo tuttavia che diciamo pure: “sia fatta la tua volontà”. La malattia, la decadenza fisica con la vecchiaia, sono inevitabili. Anche i guariti da te a Lourdes, o da Gesù a Cafarnao, si sono in altri momenti ammalati e sono morti. Infatti le guarigioni miracolose ci insegni che sono soltanto una indicazione della vera salvezza che il tuo Gesù ci a meritato (con la sua morte!): l’unica salvezza è la RISURREZIONE.

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