Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 13 dicembre 2015

terza domenica di avvento

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo. (Lc,3, 1-6)

Da Giovanni nel Giordano andavano proprio tutti ed erano davvero toccati dalla sua parola. C’erano i ricchi che di solito non si interessavano dei poveri, gli odiati esattori di tasse e pure i soldati, abituati alla violenza per la forza delle loro armi. Per tutti c’è una indicazione: preparare la strada al messia, cambiando vita con sincerità. Dobbiamo ammirare Giovanni perché, mentre molti lo reputano il messia, lui dice che il messia è uno ben più grande di lui ed il suo battesimo non sarà di acqua, ma di Spirito Santo. L’unica previsione che sbaglia è sul modo di comportarsi del messia: lo vede come colui che separerà il male dal bene in modo definitivo e brucerà il male con fuoco inestinguibile. Invece il messia farà questo solo alla fine del mondo, mentre in questa venuta nella nostra umanità viene pieno di misericordia per tutti.

 

La traccia di riflessione per questa terza settimana di avvento si può dire che è obbligata. Non solo dal vangelo, ma anche dall’anno della misericordia, iniziato domenica scorsa con la solenne apertura in San Pietro e oggi nell’inizio solenne nella nostra diocesi ed in tutte le cattedrali del mondo. Varcare queste porte aperte è un segno che ha valore soltanto se ciascuno di noi, al di la dei pellegrinaggi, apre la porta del suo cuore alla misericordia infinita del Padre. Che cosa dobbiamo fare? La domanda delle folle a Giovanni deve essere la nostra domanda e nelle parole appena ascoltate possiamo trovare una risposta concreta, non da conoscere, ma da vivere.

 

“Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha”. Avere un vestito di ricambio era indice di benessere e non averne significava essere vestiti di stracci. Ricchezza e povertà sono un male antico che sembra non finire mai. Ecco dunque le opere di misericordia che ci vengono ricordate proprio in questo anno. Nella nostra chiesa è diventata una abitudine il cesto per i viveri in fondo alla chiesa, i vestiti smessi donati agli armadi che poi li distribuiscono, le offerte date alle famiglie che non riescono a pagare i pranzi a scuola per i loro bambini. Queste opere che facciamo insieme in chiesa siano un segno che ci ricorda di avere uno stile simile personalmente verso chi conosciamo e sappiamo essere in situazione di necessità.

 

“Non esigete nulla di più di ciò che è stato fissato”. I pubblicani erano delle maledette sanguisughe che estorcevano ai poveri tutto ciò che potevano spremere, .arricchendosi con la corruzione. Male endemico anche questo. Le parole di papa Francesco sono impressionanti. Egli chiama questo male “piaga infetta”, “grave peccato che grida verso il cielo e che mina le fondamenta stesse della società e con la sua prepotenza distrugge i progetti dei deboli e schiaccia i poveri”. Che fare a questo proposito? Naturalmente rispettare le leggi e la giustizia in ogni nostra occasione. Ad esempio pagando scrupolosamente le tasse, evitando di fare in lavoro in nero le manutenzioni ordinarie, pretendendo gli scontrini quando facciamo acquisti,.. Poi, in casi evidenti e gravi, avere il coraggio della denuncia. Si tratta della via della legalità, attiva e reattiva, contro le tenebre degli intrighi e dei sospetti.

 

“Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno. Accontentatevi delle vostre paghe”. Giovanni aveva davanti forse i soldati di Erode, stranieri pagati al suo servizio per governare il territorio che presiedeva. Papa Francesco parla della “violenza per ammassare soldi che grondano sangue”. Noi naturalmente non parliamo solo del potere del denaro che praticamente domina il mondo, ma del più semplice approfittare di una posizione di forza che si può vivere anche nelle nostre piccole realtà. Ad esempio non mi piace proprio far valere la mia veste di prete per ottenere privilegi.

 

E’ singolare che il Battista non chieda a nessuno più preghiere o digiuni, oppure meditazioni e riflessioni sui problemi. Egli chiede chiaramente azioni che sgorgano da scelte precise riguardo ai beni, ai diritti degli altri, all’esercizio del potere. Si tratta di decisioni che toccano il portafoglio, ma che dicono in modo evidente il cambiamento del cuore. Questa non è ingenuità, o, per usare una parola in voga, buonismo. E’ invece un mettere la nostra vita sulla tenerezza e sulla forza di Dio e non sui surrogati insicuri come il denaro o il potere.

 

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