Parrocchia di San Paolo Vercelli
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14 agosto 2016

ventesima domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». (Lc12,13-21)

Avete ricordato nei giorni passati il vangelo di domenica scorsa? Parlava di noi, piccolo gregge, che deve incontrare Gesù nel tempo benedetto che è per noi dono di amore del Padre.  Lo dobbiamo pure incontrare negli eventi non solo belli, ma anche brutti della nostra vita; infine nei fratelli che ci chiedono aiuto nelle loro difficoltà. Oggi ci vengono proposti due argomenti: il fuoco che lui ha portato sulla terra e la divisione che emerge proprio dal diverso comportamento della persona di fronte alle sue parole.

“Sono venuto a gettare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso”. Non cogliete una nota di tristezza in queste parole di Gesù? Questo ci fa pensare ad una caratteristica di lui, uomo e Dio insieme. Per essere vero uomo lui doveva avere tutte le incertezze ed anche paure che abbiamo tutti noi. Come noi progressivamente ha scoperto la sua strada. Un bagliore di ciò che dovrà essere lo ha avuto quando si perde nel tempio a dodici anni (Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?). Così pure quando a trenta, oramai falegname fatto e finito, si rende conto che deve cambiare tutto per diventare il maestro. Anche qui per lui le cose si chiariscono quando scopre che deve essere il messia servo sofferente ripudiato dalla sua gente. Sapendo che deve morire su una croce, e lo dice ai suoi interdetti apostoliche non si sognano di credergli, esce con questa vena di tristezza. Come noi quando siamo di fronte all’attesa di una biopsia (sarà tumore o no?) siamo tristi e giustamente preoccupati, così lui vero uomo è triste e preoccupato di fronte a questo fuoco che lo deve incenerire e distruggere. Sa che il Padre lo farà risorgere e lo ha detto, ma ciò che lo attende continuerà a spaventarlo e ad impaurirlo fino a poche ore della morte, quando nell’orto degli ulivi, suda sangue. E’ consolante sapere che lui è impaurito come noi di fronte a prospettive angoscianti. Vi ricorderete, quando il terrore vi stritola il cuore, che non siete soli? Gesù Dio, ma anche fragile uomo, ha sofferto come noi la stessa ed angosciante paura.

“Pensate che sia venuto a portare la pace sulla terra? No vi dico ma la divisione!” Che ne pensate di questa frase? Vi scandalizza vero? Infatti siamo abituati a vedere Gesù come l’artefice della nostra pace. Si tratta però di una pace forte, esigente, realistica in modo meraviglioso. Lui vedeva la incapacità dei suoi apostoli a credere al suo messaggio, le loro divisioni dettate dalla voglia di primeggiare, il loro desiderio di una vita facile ed appagante. Ma non vedeva solo questo! Vedeva anche te oggi che dici: “Continuo ad insistere con mio marito perchè venga a messa, ma lui non ne vuole sapere…” “Mio figlio non ha ancora 18 anni; fino a quando non è maggiorenne, quando è ora di andare a messa, non si discute, fa quello che voglio io: viene e basta!” Sono solo due esempi delle infinite “guerre” che ci sono in ogni famiglia, in ogni tempo, per i secoli dei secoli. Gesù vedeva tutto questo e si sentiva triste, perché la pratica religiosa più che la fede, sono all’origine di tanti conflitti familiari. Il suo messaggio non è mai qualcosa che si può imporre, ma un ideale altissimo a cui formare. Non dire mai a tuo marito di venire a messa, ma colmalo di amore; dimostragli che quella messa ti ha riempito di forza, di generosità, di disponibilità nell’accettare con amabilità le sue diversità che vanno rispettate. Con i figli poi! Quanti di loro si allontanano dalla pratica religiosa o forse dalla fede, proprio perché vessati dalle imposizioni e non aiutati a scoprire la meravigliosa bellezza della eucaristia, la saggezza infinita della parola di Dio, la potenza del suo aiuto nelle difficoltà che incontriamo… Quante occasioni perdiamo perché non sappiamo pregare insieme in casa, perché non portiamo in casa il vangelo della domenica (Si, quello che loro colorano durante ogni messa, giocando qui in chiesa da quando hanno pochi anni) chiedendo loro cosa significano quelle immagini… Si tratta di cose semplicissime, ma che avrebbero un valore molto più grande di tanti “devi” con cui noi li cresciamo.

La lezione di psicologia è finita. Abbiate pazienza, non è colpa mia, ma di Gesù che è decisamente stufo delle nostre guerre!

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