Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 16 febbraio 2015

sesta domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte. (Mc,40 – 45)

 

Dopo la giornata tipo di Gesù, congestionata come la nostra duemila anni dopo, il vangelo di Marco ci presenta la guarigione di questo lebbroso. Sappiamo che la lebbra era un malattia inguaribile e tremenda. Escludeva dal consorzio sociale e cosi il lebbroso era un morto vivente due volte: la malattia lo necrotizzava a brani nel corpo ed era morto anche per la sua famiglia e per la società con l’obbligo di non poter più accedere ai luoghi dove normalmente si vive. Nel caso quasi irrealizzabile di una guarigione potevano ritornare al loro paese e nella loro casa soltanto dopo una accurata ispezione dei sacerdoti che presiedevano alla salute pubblica. Per questo Gesù manda il guarito dai sacerdoti, anche se lui, troppo felice di ciò che gli è successo si mette a proclamare con gioia la fortuna che gli è arrivata. Questo inguaia Gesù che adesso si deve autoescludere dai villaggi, ma può solo accogliere le folle strabocchevoli che lo cercano in luoghi deserti.

La guarigione del lebbroso oggi e i malati che in queste prime pagine del vangelo di Marco lo assalgono senza dargli tregua, ci impongono l’argomento di questa domenica: la malattia e la sua guarigione. Mercoledì scorso festa della Madonna apparsa a Lourdes e giornata mondiale del malato ancora di più ci spingono a riflettere su questo aspetto sofferto ed inevitabile della vita di tutti. E’ più che comprensibile che i malati prendessero allora di assalto Gesù che guariva. Infatti allora non esistevano medici ed ospedali; le medicine poi erano rimedi dati dall’uso nel tempo ed erano poco più che acqua fresca. Trovare un guaritore come Gesù naturalmente era un fatto miracoloso che suscitava entusiasmi ed aspettative incredibili. Oggi la malattia fisica ha strumenti e previdenze generalizzate che la supportano ed ottiene risultati stupefacenti, anche se la morte resta e per sempre un nemico insuperabile. Questo ha mutato pure il panorama di Lourdes. Ricordo al tempo del mio primo pellegrinaggio, sessanta anni fa, la marea di malati anche gravissimi che la avevo visto. Questa marea è calata moltissimo in questi ultimi tempi e certe categorie di malati non vengono autorizzati a fare viaggi faticosi che potrebbero mettere a repentaglio la loro vita.

Esiste però una categoria di mali diffusissimi che stanno aumentando in un modo vertiginoso. Si tratta del vastissimo spettro delle malattie mentali, che ha cause evidenti nel nostro modo di vivere. Pensiamo alla velocità folle con cui dobbiamo correre sempre in ogni nostra giornata. Pensiamo alla crisi persistente oramai da sette o otto anni, che genera disastri sul piano concreto della vita, con la mancanza di lavoro e conseguentemente delle risorse necessarie per sbarcare il lunario. Conseguenza di questo una paura che lievita e getta nello sconforto e nella incertezza. Un’ansia travolgente ci sommerge e se non stiamo attenti rischia davvero di distruggerci. Per di più questa non è avvertita come una malattia e siccome i sintomi non sono facili da scoprire diventa praticamente incurabile. Infine i principi solo materialistici sui quali la nostra società si fonda, fa si che le persone non abbiano più punti di riferimento a cui aggrapparci. Benedetta Lourdes quindi che porta moltissima gente a vivere per qualche giorno una vita basata su parametri diversi, che mettono al centro cose antiche come la fede in Dio, una atmosfera di preghiera continua, una fraternità disinteressata vissuta in modo generalizzato. Naturalmente il pellegrinaggio sarebbe qualcosa di deviante se fosse visto come cosa che si può vivere solo in questa città, detta anche Gerusalemme celeste. Bisogna che ci sforziamo di realizzare a casa nostra, nelle nostre comunità e nelle nostre chiese lo stesso clima di laggiù. Gesù secondo il vangelo di Marco gettava semi di guarigione, che poi i guariti dovevano portare avanti nel seguito della loro vita. La stessa cosa può avvenire per noi. Lourdes è un inizio, ma il clima deve essere trasferito qui e adesso. Una fede riscoperta e vissuta con sincerità in chiesa e nella nostra famiglia in modo autentico, nutrita con la parola del Signore; poi una solidarietà accogliente e piena di amore, soprattutto verso gli anelli più deboli: i piccoli, i malati, i vecchi, i poveri; infine una atmosfera di amore vero che si basi sul rispetto, sulla sincerità reciproca, sull’ottimismo positivo che si fonda sul Padre che mai ci dimentica e non sulle nostre povere forze,… Forse questa è la strada per ritrovare una vita più sana, nelle mente, nel cuore ed anche poi nella salute fisica, già supportata dalle medicina e dalla scienza.

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