Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 17 maggio 2015

ascensione del Signore

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano
(Mc,16,15 - 20)

L’ascensione al cielo del Signore, che Luca descrive diffusamente nella prima lettura, Marco la dice con le pochissime parole che abbiamo appena letto. Abbiamo descritta diffusamente la missione, con i segni che la devono accompagnare: scacciare i demoni, parlare lingue che non si conoscono, essere immuni dai veleni, guarire i malati. Cose tutte che sono possibili perché il Signore con il suo Spirito è sempre con chi gli rende testimonianza.

Confrontando la descrizione della prima lettura con le poche parole di Marco mio è venuta in mente una prima sottolineatura. Luca con un discorso aulico mi sembra che descriva gli apostoli un pò imbambolati e tristi, tanto che devono essere scossi dagli angeli e spinti quasi a forza a scendere dalla montagna per fare ciò che Gesù a loro comandato. In Marco invece mi sembra di cogliere degli apostoli pimpanti per i poteri che hanno ricevuto e soprattutto forti e gioiosi perché il Signore agisce insieme con loro. Mi fermo subito su questa impressione perché mi sembra importante. Uno stato d’animo spesso preoccupato e triste mi sembra che appesantisca noi credenti, causato ed ingigantito da questa crisi senza fine che sforna continuamente notizie disastrose in tutti i settori della vita. Questo stato d’animo era forse spiegabile nei primi discepoli, tristi perchè Gesù, vissuto con loro per tre anni, adesso dopo la gioia della sua risurrezione li lasciava per sempre. Per noi invece non può essere per questi motivi, ma perchè camminiamo sulle strade di questo mondo, forse pensando di essere noi gli autori della salvezza e non il Signore che cammina con noi. Impegniamo le nostre risorse, materiali ed umane, cerchiamo di elaborare progetti sofisticati, proviamo a metterli in pratica con tutte le nostre capacità ed il risultato spesso è cosi piccolo che ci lasciamo cadere le braccia. La celebre frase è: “In questa situazione non possiamo fare niente”. E ci ritiriamo sempre più sconfitti nelle nostre sacrestie, nelle quali ci barricchiamo come dentro ad un fortino, l’ultimo baluardo, in attesa di essere spazzati via. Confidando in noi stessi sprechiamo un mare di energie senza concludere nulla.

Confidando nello Spirito invece come i dodici che Marco ci descrive affrontiamo il mondo con tutto il male che vediamo e conosciamo con nel cuore la…felicità. Scusate! Mi devo correggere. Qualcuno mi ha spiegato che non devo usare questa parola, ma invece devo parlare di gioia. Essa infatti è un modo di essere stabile che emana da una convinzione profonda che ispira ed unifica tutta la nostra vita. La felicità invece è il senso di pienezza totale che ogni tanto porta la nostra gioia ad un acme infinito, magari per qualcosa di splendido che constatiamo o scopriamo. La nostra gioia dunque dipende dalla fede profonda in quello Spirito di Gesù risorto che è il vero artefice della salvezza nostra e di chi incontriamo. Lo Spirito ci aiuta a tenere fisso lo sguardo su Gesù ed a comportarci come lui nelle varie situazione della giornata e della vita. Naturalmente il nostro atteggiamento, pur essendo sempre fondato sulla speranza e sulla gioia, è una situazione non perennemente stabile come la sua. Noi infatti abbiamo debolezze e peccati e questa zavorra a volte rende debole la nostra gioia. Il nostro appoggiarci allo Spirito è dunque una necessità continua proprio per ricordarci fino al termine della nostra esistenza che la salvezza viene da lui.

Una cosa ancora dobbiamo ricordare. Gesù non è geloso dei suoi poteri, ma attraverso il suo Spirito dona ai suoi discepoli di fare cose ancora più grandi di quelle che ha operato lui nella sua vita terrena. Scacciare i demoni del male operando nell’amore anche nelle piccole realtà del nostro vivere quotidiano con tutti quelli che incontriamo è naturalmente il primo segno. Poi possiamo parlare linguaggi nuovi, che non bisogna studiare nei corsi universitari di linguistica. Si tratta infatti di parole di fraternità che contrastano l’egoismo; di misericordia che disarma l’eterna voglia di giudicare e di condannare; di compassione e di solidarietà che tendono una mano sicura ai piccoli, ai deboli, ai soli. Si tratta di lenire le malattie e le sofferenze con il balsamo di un sostegno e di una presenza che rialzano e ridonano la capacità di riprendere un cammino che sembrava impossibile. Neppure il veleno della violenza, dell’odio, della corruzione dobbiamo temere, perchè di fronte a questa enorme potenza di male, che pure conosciamo e vediamo agire, noi siamo già vincitori. Queste forze malefiche possono vincerci solo fisicamente come hanno vinto lui, Gesù, ma noi siamo già risorti con lui, che ha vinto la morte, sua e nostra.

Infine il Signore risorto non ci tiene intorno a se, ma ci manda nel mare aperto e sconfinato della storia. Ci dice di essere atomi efficaci di lievito che fa crescere il pane dell’ amore e della speranza. Ci chiede di essere pizzico di sale saporito che risana e da gusto a tutto ciò che incontra. Ci chiede di essere piccola scintilla di luce, nelle tenebre fitte che ci circondano.

 

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