Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 18 dicembre 2016

quarta domenica di avvento

dal vangelo secondo Matteo

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

 Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. (Mt, 11, 2 – 11)

Conosciamo molto bene il racconto di Luca che, con l’annucio dell’angelo a Maria, da inizio alla venuta di Gesù tra di noi. Il racconto di Matteo che oggi leggiamo si potrebbe intitolare l’annunciazione a Giuseppe. Lui, come dicevamo già domenica scorsa, aveva un sogno: sposare la sua Maria e vivere una vita normale, ma Dio glielo manda a carte quarantotto. Infatti la sua fidanzata è incinta, ma non di lui. Il vangelo lo definisce giusto e questo uomo lo è davvero; infatti non vuole fare tante tragedie e cerca di salvaguardare Maria, rimandandola in segreto. Con Giuseppe non ci sono angeli o scenografie grandiose, ma semplicemente un sogno, generato, oltre che da Dio, forse anche dal tormento che aveva nel cuore. Lui sogna l’angelo e quando si sveglia prende Maria ed il figlio che ha in grembo e il sogno non gli lascia nemmeno il compito di dargli il nome. Nel sogno gli viene detto: “Lo chiamerai Gesù”.

Devo dirvi che amo moltissimo questa pagina di vangelo. La trovo delicata e densa di spunti di riflessioni incentrati soprattutto su San Giuseppe. Prendeteli così come mi vengono e ripensateli nel corso di questa settimana. “Prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito santo”. Ma sarà vero? Oppure Maria è una da mettere nel numero delle ingenue che ci sono cascate? La pillola allora era di la da venire… Questa era l’angoscia di Maria quando l’angelo la coinvolge in questa avventura divina, ma lei accetta il rischio e si…butta. Spesso accettare la volontà del Padre ci espone ad oscurità e alla conseguente angoscia. Dopo avere pregato e riflettuto bisogna inerpicarsi per un sentiero pericoloso e pauroso, cercando di trovare forza e luce nella parola e nella eucaristia.

                “Giuseppe, che era giusto, pensava di ripudiarla in segreto”. Ecco il tomento di un uomo buono che ama tantissimo la sua ragazza e apparentemente si trova, come si dice “cornuto e mazziato”. Quante persone, uomino o donne che siano, devono vivere questa esperienza atroce! Si tratta di tragedie che spesso segnano l’intera vita, rendendo coloro che le vivono incapaci di credere ancora nell’amore. Chi si trovasse in questa situazione provi a pregare san Giuseppe, per cercare di superare il trauma e riaprisi ancora con speranza sulla realtà dell’amore. Senza questa componente la vita diventa qualcosa di poco umano.

                “Giuseppe, non temere di prendere con te Maria tua sposa”. Certo accettare questo, quando sicuramente non si tratta di opera dello Spirito santo, sembra qualcosa di impossibile, ma l’amore a volte sa davvero realizzare…miracoli. Questo miracolo infatti lo vedo spesso in questo nostro tempo quando un uomo per amore sposa una donna che ha già figli. Ho sempre detto a questi uomini la mia ammirazione, quando li preparavo alle nozze. La risposta che mi sono sempre sentito dire è piena di candore: “E’ solo un prolungamento della persona che amo. Certo che voglio bene anche a lui!” Evviva! Anche nel nostro tempo c’è qualcuno che assomiglia al nostro santo.

                “Ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù”. Mi commuove la semplicità di San Giuseppe;  davvero una persona concreta, umile e buona. Gestisce tutta la crisi adattandosi con ciò che progressivamente scopre. Prima cerca di non mettere in piazza Maria, poi si lascia convincere da un sogno, poi ama e cresce il bambino come se fosse generato da lui educandolo con tutto l’amore di cui è capace. Non posso sopportare che nella chiesa sia chiamato “padre putativo”. Teologicamente è ineccepibile, ma nel nostro tempo, con i progressi della psicologia, chi adotta un bambino e lo cresce con amore compie veramente una paternità. Questa infatti, a parte l’aspetto biologico, è data soprattutto dalla vicinanza affettiva, dal provvedere materialmente a cio che è necessario per vivere e dall’aiutare il figlio a scoprire e costruire il suo futuro. Mi è venuto in mente un pensiero strano, legato soprattutto alle situazioni della famiglia nel nostro tempo. Si parla di seconde nozze magari solo civili e si hanno famiglie allargate con figli di diversa provenienza. Che fare con i figli biologici cha vivono con la madre? Come comportarsi con i figli della nuova moglie? Credo che tu, san Giuseppe, in questo nostro tempo devi davvero fare gli straordinari! Aiuta i papà a non dimenicare i figli che hanno messo al mondo, cercando di rimediare ai traumi inevitabili che li hanno investiti. L’amore, la pazienza ed il tempo riescono a rimediare anche alle ferite psichiche più gravi. Aiutali anche ad  accogliere i nuovi figli trovati con la seconda moglie con rispetto e con tanta…preghiera. Infatti queste esperienze difficili, chiedono al cuore dei credenti di aprirsi ad un amore più grande. Tu puoi essere per loro un esempio, che pur attraverso complicazioni e sbagli, allarga il loro cuore e li fa crescere in…umanità.

 

 

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