Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 18 giugno 2017

festa del Corpus Domini

Dal Vangelo secondo Giovann

                In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». (Gv. 6, 51 -58)

L’ultima festa prima del susseguirsi delle domeniche ordinarie: il “Corpus Domini”. Questa festa è ricordata soprattutto per la processione della Eucaristia per le strade delle nostre città. Ma oggi, visto che le processioni non godono di una grande importanza, dobbiamo fermare la nostra attenzione soprattutto sulle parole che riguardano il mangiare il corpo di Gesù e bere il suo sangue. Si tratta proprio della messa che noi viviamo insieme ogni domenica.

Erano meglio le messe di settanta anni fa ,oppure quelle di oggi? Mi è venuto in mente di paragonare le messe della mia infanzia, rispetto a quella che celebro con voi tutte le feste. Il contrasto è abissale! Compiango alcuni sacerdoti giovani che rimpiangono le messe in latino e pensano che il distacco della gente dalla fede sia dovuta alla sostituzione di questa lingua ed alla rivoluzione del concilio vaticano secondo, che ha abolito la solennità fastosa delle antiche funzioni. A parte che molti di questi lodatori del tempo passato il latino lo sanno…pochino, tutti loro non hanno mai visto una messa di settanta anni fa. Io invece la ricordo benissimo perché allora ero…chierichetto. Avevo imparato le risposte che dovevo dare al prete celebrante, ma incominciai a capirle solo verso i dodici anni, quando studiavo in seminario. La gente semplice invece incominciava la recita del rosario. Lo interrompeva per ascoltare la predica, poi lo riprendeva a velocita supersonica per finire prima della comunione. Comunione che era fatta solo da poche persone che non potevano…peccare più per vizio di età. Tutti gli altri devoti mangiavano il corpo di Cristo in modo…spirituale; come se si fosse stati invitati ad un pranzo di nozze, accontentandosi di inghiottire l’acquolina, guardando le succulente portate. La comunione le donne devote la facevano al primo venerdì del mese, dopo aver confessato i loro gravissimi(!) peccati. Gli uomini, che entravano in chiesa rigorosamente dopo la predica (prima erano restati sul sagrato a discutere della campagna o dei prezzi del raccolto), la comunione la facevano per conto loro alle cinque del mattino prima di pasqua, per non farsi vedere dai colleghi mangiapreti. Però portavano rigotosamente a casa il santino che affermava la loro partecipazione; altrimenti le loro mogli avrebbero tenuto il muso per intere settimane. Questo l’ho ancora visto io, prete di primo pelo, a Robbio nell’anno 1961. Vi prego di credermi: le cose erano davvero così! Cosa voleva dire questo modo di fare? Significava che la messa non era più considerata preghiera (sbalorditivo!!!) e la si sostituiva con il rosario di corsa. Mangiare il corpo di Cristo era un lusso che ci si poteva permettere qualche volta all’anno, almeno a paqua, come recitavano i precetti della chiesa.

Benedico il Signore per tutte le messe che celebro ora e mi sembra che siano una cosa meravigliosa. Dall’altare parlo con voi e voi mi rispondete tutti a tono. Poi ascoltiamo insieme la parola di Dio che leggete. Poi la predica sulla quale ho riflettuto per una settimana e questo crea una atmosfera di vera comunione. Intanto i nostri piccoli vedono il vangelo illustrato da un disegno che colorano, per parlarne poi a casa in famiglia con papà e mamma. I piccoli poi sono all’altare per dire insieme il “padre nostro” (sono commosso, vedendo bambini di pochi mesi che gia dicono tenendosi per mano le parole sante, insieme alle prime parole che sanno dire). Essi poi scenderanno, come un volo di uccellini, a dare il segno di pace a mamma e papà. Infine alla comunione tre processioni di gente che stende la mano per “elemosinare” il pane di vita, di cui sentono bisogno. Al termine si esce di chiesa e ci si ferma a parlare non di granaglie, ma sorridendo in uno scambio di amicizia tra famiglie. Intanto i nostri piccoli giocano tra loro in una atmosfera di gente non solo contenta, ma addirittura…FELICE.

 Questo per la domenica e nei giorni feriali le cose sono anche migliori. Nel tempo siamo arrivati ad una trentina di persone molte delle quali poi si recheranno al lavoro. Da una vita lascio loro un piccolo pensiero sulla scrittura che si legge. Ho fatto una scoperta. Questa partecipazione sta diventando una vera catechesi biblica; molti infatti rileggono la scrittura poi per conto loro, facendone una meditazione personale. Questo gruppo (peraltro ancora in crescita) sta diventando il nucleo di preghiera della comunità ed affido loro intenzioni particolari che riguardano tutti noi ed il  mondo…intero.

Adesso arriva il tempo delle ferie. Per un paio di mesi , a rotazione vivrete un meritato riposo. Andrete a messa anche al mare o in montagna? Spero proprio di si, magari con un briciolo di nostalgia per la nostra messa a Vercelli… Poi vi vedrò abbronzati insieme ai vostri piccoli di nuovo qui. Questo nostro incontro settimanale, sono certo, non sarà un peso o un dovere, ma un incontro di gioia e di amicizia con il Signore e tra di noi. Sarà la forza del “pane di vita”, per il cammino di una settimana densa di impegni e di fatica.

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