Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 19 luglio 2015

sedicesima domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
(Mc, 6, 30 – 34)

 

Gloriosi e trionfanti gli apostoli ritornano dalla loro missione e riversano su Gesù tutte le meraviglie di cui sono stati protagonisti. Gesù però si accorge che il loro entusiasmo, nasconde una grande stanchezza. Tanto più che le folle continuano ad assediarli, senza nemmeno lasciare loro il tempo di mangiare. Per questo progetta di far fare a loro una piccola vacanza in un posto appartato e deserto sull’altra riva del lago. Le folle pero non li mollano, anzi li precedono di corsa. Cosi quando Gesù sbarca vede questa massa di gente sfinita e si commuove per loro. Non da subito loro da mangiare, ma “si mise ad insegnare loro molte cose”. Interessante questo particolare! Pacificare il cuore delle persone è più importante che sfamarle.

E’ un vangelo molto breve, ma contiene una parola che fotografa la nostra situazione di questi giorni in modo stupendo: “Vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore”. Ci sentiamo così non solo per il caldo africano che in questi giorni ci sfinisce. Questa, se mai, è la ciliegina sulla torta! Partendo dalla situazione di oggi, siamo sconvolti per il contrasto tra la comunità europea e uno stato membro sull’orlo del baratro economico. Siamo impressionati da quelle file di ore davanti alle banche per ritirare poche decine di Euro per poter mangiare. Mi ricorda la fila dal panettiere per ritirare, in tempo di guerra, la razione di pane che sembrava segatura. Poi vediamo dietro a questo squallido spettacolo, la furbizia dei governanti di Atene e lo spirito vendicativo dei paesi ricchi del nord Europa, tendente a far pagare una buona volta questi furbi. Solo che i grandi capi di ambe le parti non hanno problemi a vivere benissimo, ma a pagare lo scotto di queste schermaglie politiche saranno sempre le folle affaticate e stanche di entrambe le parti. Questo penoso spettacolo di oggi ha radici molto profonde nel nostro tempo. Dobbiamo rifarci sempre alla rivoluzione economica ed al conseguente benessere che hanno fatto saltare ogni fede, ogni principio di onestà e di rapporti umani, innescando una crescita esponenziale ed inarrestabile di egoismi. Gesù ed i suoi primi credenti sentivano compassione per quelle folle sbandate e stanche, ma noi sappiamo ancora cosa sia la compassione?

Ho fatto una scoperta molto interessante. Ugo di san Vittore un teologo dell’undicesimo secolo, vissuto a Parigi, parla di compassione come sinonimo di umanità. Questo mi dice una cosa sconvolgente: senza compassione non siamo più uomini, ma qualcosa di subumano. Una caratteristica della persona umana è quella di ricondurre alla unità le emozioni e la ragione. Le prime sono tumultuose e sconvolgenti; la ragione invece orienta le emozioni al bene e (malauguratamente!) anche al male. Ciascuno di noi si difende dal male che sperimenta, ma questo ci rende capaci di vedere l’altro che passa per la nostra stessa esperienza. Quindi la ragione ti fa scoprire che l’altro soffre come te e ti fa ricordare che in quella tua oscurità era stato bello sentirti vicino il gesto, la parola, il sorriso di un buon samaritano. Questo ti aiuta a provare “compassione” per chi soffre come te e ti spinge a soccorrere chi vive la difficoltà e non riesce a superarla da solo.

Di fronte al pedofilo che approfitta del bambino, o di fronte al miliziano dell’Isis che sgozza decine di persone inermi come fossero galline avverti chiaramente che queste non sono più persone umane, ma qualcosa di ferocemente animalesco, con rispetto parlando per gli animali naturalmente! La tua prima reazione istintiva è quella di scatenare la violenza contro questi bruti e di eliminarli dalla faccia della terra. Poi però ti rendi conto che diventeresti un bruto come loro e per fortuna la ragione ti blocca ed affidi questi soggetti alla giustizia umana. Questa non è perfetta come nessuna attività dell’uomo, ma almeno è umana. In fondo la difesa e l’amore per le vittime e la lotta per affidare i carnefici alla giustizia, sono le due facce della stessa medaglia: la compassione.

Mi rendo conto che una delle testimonianze più importanti del nostro essere cristiani è proprio quella di esercitare la compassione verso tutti, vittime e carnefici, buoni e cattivi, giusti e delinquenti. Questo ci ricorda, si può dire ogni giorno, papa Francesco, mettendo la compassione come fondamento della nostra fede. Penso che davvero in questo mondo disumanizzato, salvare per l’uomo questo tratto divino che il creatore gli ha posto come caratteristica fondamentale, sia una delle cose più importanti. Se facciamo in questo modo saremo simili (almeno un poco!) al Padre che fa sorgere il suo sole sui giusti e sugli ingiusti e fa piovere sui buoni e sui cattivi.

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo