Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 2 agosto 2015

diciottesima domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
( Gv, 6,24 – 35)

Siamo per la seconda domenica accompagnati dal vangelo di Giovanni. Come abbiamo già visto, Gesù, dopo averle sfamate scappa dalle folle che vogliono farlo re. La gente però non molla e lo raggiunge a Cafarnao. Naturalmente non osano dirgli brutalmente: “Dacci il pane anche oggi” e molto diplomaticamente si informano su quando sia arrivato a Cafarnao. Gesù, senza nessuna diplomazia, li scopre e dice che il pane mangiato il giorno prima è solo un segno di un altro pane che lui vuole dare a loro: quello che dura per la vita eterna. L’unica cosa che il Padre chiede loro è proprio quella di credere in lui, mandato perchè abbiano la vita. Le folle cercano di aggirare l’ostacolo ricordando che Mosè aveva sfamato il popolo per quaranta anni nel deserto, ma Gesù non sta al gioco e parla di un pane che è lui stesso: “chi viene a me non avrà più fame, chi crede in me non avrà più sete!”

La prima ed evidente riflessione ci fa accomunare alle folle. Noi, anche con buona e retta intenzione, cerchiamo Gesù ed il Padre per i nostri scopi materiali, di solito legati alla nostra vita terrena. Non parlo di banalità, come il vincere milioni alle infernali macchinette che troviamo dal tabaccaio o in ogni bar. Parlo di cose molto importanti per la nostra vita, come il guarire da una malattia, oppure che non ci venga tolta una persona cara come la moglie o il marito. Penso a chi prega perché un figlio non prenda una cattiva strada e non sia catturato da incontri e compagnie che sembrano distruggere tutte quelle fondamenta buone che noi abbiamo cercato di mettere in lui. Queste, Signore, non sono bazzeccole! Sono cose sacrosante e quando tu fai il sordo noi ci arrabbiamo di brutto. Peggio! La nostra fede va in crisi e seriamente, anche dopo una vita vissuta con te, con il tuo vangelo. La domanda che ti urliamo, perchè scotta come un fuoco che ci distrugge, è la seguente: “Ma ci sei Signore? Vale la pena di credere se tu non ci ascolti?” Poi ti vediamo come un sadico incosciente che si diverti a torturarci, magari per i nostri peccati che ben ricordiamo… Allora, sommersi dai sensi di colpa, pensiamo che tu non sai perdonarci; che le parole perdono, tenerezza, amore, che contini a dirci nel tuo vangelo, sono solo dei bla bla privi di senso che ci illudono, ma non servono a niente.

Mi pare di avere fatto una panoramica ben precisa di noi credenti che diciamo almeno due volte al giorno (mattino e sera) “Padre, sia fatta la tua volontà” e poi in concreto chiediamo al Padre di fare la nostra. Oggi Gesù dice alle folle ed a noi che l’unica opera che il Padre ci chiede è credere in colui che ha mandato, cioè in lui stesso. Credere è tenere lo sguardo fisso su di lui, ascoltare quello che lui ci insegna e soprattutto fare come ha fatto lui. Solo che lui ha fatto una strada che si chiama via crucis e termina con il grido disperato prima dell’ultimo respiro: “Dio mio perchè mi hai abbandonato?” Questo grido è uguale al nostro in molti momenti tragici della nostra vita. E’ commovente per me vedere Cristo figlio di Dio spogliarsi di tutto per stare vicino a me e ad ogni uomo che vive il momento più tremendo della disperazione totale e dirmi: “Io sono con te anche in questo profondo inferno che devi attraversare. Io non ti abbandono mai!” Ecco perchè lui oggi ci dice: “Io sono il pane della vita! Chi viene a me non avrà fame. Chi crede in me non avrà sete. Mai!”

Noi ripetiamo adesso le parole di questo giorno: “Signore dacci sempre di questo pane!”, Ma non le diciamo come loro per un pane materiale, o per tante cose certamente buone ed anche giuste. Oggi mentre tendiamo la nostra mano per ricevere il pane di vita, le diciamo come il povero disperato che ha visto un figlio perdersi. Lo diciamo in compagnia di chi sente in modo spaventoso il vuoto lasciato dalla persona che ama e che se ne è andata. Lo diciamo in chi vive la compagnia impossibile del tumore diagnosticato e che gli lascia poche settimane di esistenza. Le diciamo con cuore sereno e riconoscente perché oggi invece la nostra vita si snoda su sentieri di tranquilla normalità. Ma anche in questo caso portiamo con noi tutti i fratelli che pure conosciamo per nome, che magari sono al nostro fianco a stendere la loro mano come poveri disperati. Li portiamo tutti nel cuore uniti a Cristo, l’unico pane che può dare senso alla nostra vita. Sempre!

 

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo