Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 20 agosto 2017

ventesima domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.

 Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».

Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.  (Mt. 15,21-28)

Una caratteristica singolare del vangelo di oggi: Gesù esce dai confini della Palestina e si inoltra in territorio pagano. Perché? Diciamo intanto che lui si impone una regola: “Non sono stato mandato che alle pecore perute della casa di Israele”. Questo perche  il Padre aveva affidato a questo piccolo popolo la conoscenza di lui, unico Dio e sempre per mezzo di questo popolo aveva dato la promessa della vera salvezza per l’uomo. Possiamo di conseguenza porre alla nostra attenzione una seconda domanda: se le cose stanno così perche adesso Gesu va in queste regioni decisamente straniere? Una prima ragione è che la salvezza, che lui sta per realizzare con la sua morte e risurrezione, è per tutti gli uomini. Anche il popolo di Israele era convinto di ciò, soprattutto per i messaggi dei suoi profeti. Ragione non secondaria poi è la violenza con cui è stato ucciso Giovanni battista, che lo mette in apprensione, anche se sa che la sua ora non è ancora venuta. Infine possiamo aggiungere il motivo della avversione sempre più dura dei suoi nemici, scribi,farisei e capi del popolo, che lo spingono a far vedere agli apostoli le frontiere che si schiuderanno per loro, quando li manderà per tutto il mondo.

Una seconda caratteristica di questo brano è il comportamento di Gesù con questa donna cananea. Esso rivela, senza che questa poveretta gli abbia fatto nessun sgardo salvo chiedere con insistenza aiuto per sua figlia, una durezza per lui veramente inconsueta. Tanto che gli apostoli vedono nella insistenza di questa donna un fastidio, ma forse anche uno sconcerto, perche lui sembra non vederla neppure. Quando poi si decide a risponderle, cio che dice ci sembra addirittura villano ed offensivo: “Non si prende il pane dei figli per gettarlo ai cani!”. Notiamo che Matteo, diversamente da Marco, abbelisce la formula, trasformando la parola stroncante con un diminutivo: “cagnolini”. Questo forse per non scandaloizzare troppo i suoi futuri lettori. Ma perché Gesù si comporta in questo modo decisamente villano? Forse lui usa questo mezzo estremo per far emergere la vera statura della fede di questa donna. Essa infatti esce con delle parole sublimi: “Signore, non pretendo il pane dei figli (gli ebrei), ma anche i cagnolini, sotto la tavola dei padroni, mangiano le briciole che cadono e che forse i bambini stessi, giocando, buttano a loro”. Essa dinque non si offende, ne si arrende di fronte alla rispostaccia. Allora Gesù esce con una constatazione che onora grandemente la donna: “Non ho trovato una fede così grande in Israele!” Ed esaudisce  la sua supplica guarendo la figlia.

Cosa ci insegna il vangelo appena letto? Prima di tutto dobbiamo fare una verifica approfondita della nostra fede. Noi questo dono lo abbiamo ricevuto all’inizio sresso della vita e dunque ci diciamo cristiani da sempre. Lo siamo davvero? Per capire ciò con verità, proviamo ad esaminare il nostro comportamento concreto. Certamente siamo persone che vengono in chiesa, fanno la comunione ogni domenica, un segno croce quando vanno a letto o si svegliano la mattina. Ma al di la di questi atteggiamenti rituali, come ci comportiamo nel vissuto delle nostre giornate? Viviamo alla presenza dal Signore in famiglia, nel lavoro, negli incontri che facciamo? Oppure ci scopriamo giudicandi, pettegoli, incapaci di misericordia? Come la mettiamo con il nostro egoismo, che strumentalizza le persone che sono con noi? Insomma, il nostro comportamento reale è “cristiano”, oppure in tutto uguale a chi dice apertamente di non credere? Poi c’è un'altra indagine da fare. Come la mettiamo quando Dio (per carità, non ci chiama cani!) ma semplicemente tace e non fa la “nostra” volonta? Ecco le lamentele ad alta voce, nelle quali rimproveriamo il Signore e gli diciamo che allora è meglio non credere; magari in quei momenti facciamo pure sciopero e per un po’ di tempo non andiamo più in chiesa. Se i nostri atteggiamenti sono questi, è meglio che ci diamo una mossa, perche siamo davvero dei poveri cristiani.

Infine c’è un ultima cosa che dobbiamo verificare. Siamo capaci di gioire come Gesù del bene e della generosità che vediamo in chi non viene in chiesa, è ateo o appartiene ad un'altra religione? Siamo capaci di dirgli il nostro apprezzamento e di dargli con sincerità la nostra amicizia? Ricordo un fatto curioso riportato dal vangelo. Gli apostoli dicono a Gesù: “Abbiamo visto un tale che parlava di te. Glielo abbiamo proibito perché non era dei nostri”. Il rimprovero di Gesù è perentorio ed in sostanza dice che chiunque fa del bene è con lui. Che ne dite di crescere questo spirito ecumenico e di aprire la baccia ad ogni fratello, soprattutto se viene da lontano?

 

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo