Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 20 novembre 2016

festa di Cristo re dell'universo

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
(Lc.23, 35 – 43)

 

Noi, tua grande famiglia, finiamo oggi l’anno liturgico con la festa di Cristo re. Il vangelo che abbiamo appena letto ci presenta un re inchiodato su di una croce. I romani avevano messo anche una scritta che spiegava ironicamente l’esecuzione: “Gesù nazzareno, re dei Giudei”. I giudei, suo popolo, lo avevano ripudiato e consegnato alla morte ed in questi ultimi istanti lo sfidano in modo inverecondo: “A salvato altri! Salvi se stesso”. Ad essi fanno eco i soldati ed anche uno dei due disgraziati crocifissi con lui. Uno solo dei due ha l’incoscienza di credere che lui è davvero re: “ricordati di me quando sarai nel tuo regno”. E cosa incredibile, lui con il suo re crocifisso entra davvero primo in quel regno.

La festa di Cristo re ha preso rilevanza soprattutto nel secolo scorso per contrastare e smentire i due grandi totalitarismi che hanno insanguinato l’umanità in modo brutale con la seconda guerra mondiale. Si voleva ricordare, di fronte al tentativo di cancellare dalla terra interi popoli, che Cristo avrebbe fatto giustizia di questi abomini in un ultimo e severo giudizio. Oggi le cose sostanzialmente sono uguali. Interi popoli sono cancellati o costretti ad emigrare in nome del dio denaro. Piccole guerre locali insanguinano mezzo mondo sempre in nome di un potere che si esercita non per il bene delle persone, ma per acquisire nuove ricchezze e mantenere un elevato benessere a spese del mondo della fame. Inoltre, per una contrapposizione di due realtà islamiche da sempre divise, da parte di integralisti vengono risuscitati spettri di guerre di religione sepolti da secoli. Infine, è storia di questi giorni, movimenti ultra nazionalistici cercano di distruggere con la creazione di muri quei cenni di comunione di stati che i disastri dell’ultima guerra mondiale avevano ispirato. In questa situazione, ancora drammatica e di dura e perseverante crisi, cosa ci ispira la festa di Cristo re?

Che lui faccia poi una giustizia ultima nel giudizio estremo noi lo crediamo certamente. Ma non ci basta. Lui lo crediamo già re oggi e presente in questo nostro martoriato mondo. Questa realtà ce la suggerisce la dolente pagina di vangelo che abbiamo appena letto. La sotto la sua croce si vede in icona tutto ciò che succede in questo ventunesimo secolo come nel precedente. O forse in tutti i tempi… Una canea urlante di insulti, di sfide e provocazioni contro un uomo crocifisso e morente. Anche il miserabile, condannato e morente con lui, si associa ai potenti per urlargli il suo rifiuto. La madre sua e il discepolo prediletto sono in silenzio vicini a lui e questo è scontato. Uno solo, l’altro ladro crocifisso come lui, lo crede davvero re e gli chiede la salvezza. La ottiene: Gesù ed il ladro entrano insieme in pienezza nel suo regno. Lui, il Signore crocifisso, è il regno di Dio presente in questo nostro mondo e vuole associare a se tutti i miserabili ed i violentati di tutta la terra.

Come si sviluppa nel mondo questo regno? Il suo è un regno non di potenza, ma di giustizia. Con la sua morte innocente lui si rende presente in tutti gli innocenti, sopraffatti dalla violenza ingiusta. Ma anche il peccatore, il violento, l’oppressore, il ladro, se toccati nel cuore capiscono il male fatto, possono essere giustificati, cioè trovano apertala porta del suo regno.

Ancora: il suo regno è regno di amore. L’odio fa notizia ed il suo clamore stordisce e genera paura. L’amore invece si può solo percepire da persona a persona, da un cuore all’altro in gesti discreti e veri, come nell’ultimo dialogo tra Gesù e colui che gli muore accanto. In ogni angolo della terra, in cristiani, atei o appartenenti a qualsiasi religione, quando un cuore parla ad un altro cuore, li impera il regno di Cristo. Questo amore, invisibile come un fiume carsico, genera invece fiammelle di speranza e di gioia. Questo amore dato e ricevuto è la vera forza che fa sopravvivere il mondo, nonostante tutte le nefandezze che tentano di annientarlo.

Infine il regno di Cristo è regno di pace.  Tutte le guerre prima o poi  devono trovare uno sbocco nel tendersi la mano, buttando via le armi che uccidono. Come è bello quando nel piccolo mondo delle nostre famiglie, dopo crisi paurose e distruttive, si ha il coraggio di perdonarsi e con buona volontà si cerca di ricostruire fiducia reciproca e comunione. Intuisco questa gioia a volte dal sorriso dei vostri piccoli, che vedo emergere da una angoscia che li aveva oppressi ne momento della…guerra. E ne vasto mondo? Era soltanto una foto con poche righe di commento, ma quella stretta di mano tra i capi di una guerra civile in Colombia, durata oltre trenta anni, per me e stata una delle notizie più belle di tutto questo anno. A quando la stessa cosa nella martoriata Siria ed in tutto il medio oriente? Quando i profughi ritorneranno nelle loro terre? Quando torneranno a sgombrare macerie e a ricostruire, a riprendere a coltivare la terra insanguinata da troppi massacri? Una speranza che speriamo di non dovere aspettare per decenni… “Beati gli operatori di pace! Saranno chiamati figli di Dio”. Capite la meravigliosa bellezza di questa parola? Dovunque si riesce a mettere pace, affiora in questo povero mondo il regno di Cristo.

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