Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 21 giugno 2015

dodicesima domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Marco

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?». (Mc, 4, 35 – 41)

Per delle persone che avevano fatto per una vita i pescatori, l’esperienza, descritta in questa pagina di vangelo, doveva essere rimasta impressa in modo molto vivido. Stridente è il contrasto tra la loro paura ed il sonno imperturbabile di Gesù. Quando lo svegliano con il loro grido lui si erge con tutta la sua potenza, minaccia il vento e comanda al mare e questi gli obbediscono. Poi agli apostoli il rimprovero: “Perchè avete paura? Non avete ancora fede?”

Mi è stato offerto per il commento a questo vangelo un argomento che mi ha elettrizzato: l’ansia che nasce dalla paura. E’ importante ascoltare non solo i commenti degli specialisti, ma anche di quelli che praticano altri campi dello scibile umano pur avendo nel cuore una fede limpida e sincera. Cosa c’è di più attuale? Mi sono detto. Tempeste, paure, disastri? Prescindendo dai casi personali, pure tremendamente importanti e carichi di emotività, basta e avanza guardarci intorno. Sono quasi dieci anni che il mondo occidentale è distrutto da una crisi economica senza precedenti. Qui incomincia il meccanismo perverso. Le aziende falliscono, il lavoro viene a mancare. Di conseguenza milioni di persone, fino a ieri abituate ad un tenore di vita ottimale, vedono volatilizzarsi le poche scorte, ammassate negli anni delle vacche grasse. Così il mutuo ventennale per la casa come si paga? Come pagare le bollette della luce del riscaldamento? E se non si ha alle spalle dei genitori pensionati che sponsorizzano è davvero la fame. Oltre a questo, un fenomeno nuovo sta travolgendo il nostro mondo occidentale: le migrazioni. Milioni e milioni di persone stanno scappando per sopravvivere dai paesi del medio oriente, dal così detto corno d’Africa, dalla Nigeria, dal Sudan, dalla Libia perché in questi paesi è più facile morire che vivere. Inoltre anche nei paesi più calmi arrivano le immagini di una vita ricca che noi occidentali viviamo e di qui un’altra valanga di persone che vuole ad ogni costo venire da noi, per partecipare a questo nostro paradiso orgiastico. Questo fenomeno lo possiamo paragonare a ciò che successe nei secoli di decadenza dell’impero romano con le popolazioni dette barbare che volevano partecipare al banchetto. Per qualche secolo l’organizzazione politico militare di Roma resse, ma alla fine tutto fu travolto e nacquero nuove realtà. Sarà cosi anche in questo nostro tempo, oppure magari facendo tesoro di ciò che il passato ci insegna si riuscirà a governare questa crisi? I Signori del mondo attuali non sembrano cavare dal cilindro soluzioni per ora praticabili. Invece imperversano i così detti “populismi”, che ci dicono di avere in tasca soluzioni miracolose che se fossero applicate da loro porterebbero in quattro e quattro otto il superamento di questa situazione…

Da questa situazione ecco farsi strada in noi che viviamo nel mondo del benessere (inevitabile!) la paura. Essa protratta nel tempo inevitabilmente genera la malattia più diffusa: l’ansia, una situazione di disagio mentale che divora il cervello delle persone e le porta a malattie anche somatiche che poi le portano alla morte. Quali rimedi per questo male? Le medicine ansiolitiche si usano come un fiume sempre più vasto. Tuttavia queste non risolvono il problema, perchè danno un blando e momentaneo sollievo, ma non influiscono sulle cause del male. Un aiuto potrebbe venire dai trattamenti psicologici, per mezzo dei quali la persona riesce ad adattarsi e a rendersi forte di fronte alle nuove situazioni che si devono vivere. Ma purtroppo non sono molti quelli che riescono a trovare la forza di seguire questa strada.

“Signore, non ti importa che moriamo?” Già! Mentre il lago ribolliva per la forza del vento e l’acqua riempiva quel guscio di noce facendolo affondare, Gesù imperturbabile dormiva. In questi protratti tempi di emergenza estrema, Dio sembra tacere, essere assente. Pensandoci meglio, vediamo che siamo noi ad esserci dimenticati di lui. Il benessere, tutte le assicurazioni che possediamo, una vita che ci ha permesso di soddisfare ogni desiderio, ce lo hanno fatto dimenticare, credendoci noi stessi capaci di ogni cosa. Adesso che tutte le nostre certezze sono state spazzate via e ci scopriamo impotenti ecco il nostro grido: “Signore non ti importa che moriamo?” Partendo da questo punto, non proprio onorevole, riscopriamo la nostra fede, pensando a Gesù venuto a farsi uomo per essere sempre con noi, soprattutto nelle bufere della storia. Riscopriamo il nostro limite e in primo luogo la nostra ignavia. Chiediamo a lui, non di risolvere per noi i nostri problemi, ma di usare le braccia e remare, perchè le risorse intellettuali e di giustizia sono nelle nostre mani. Mettiamoci tutti, piccoli e grandi, saggi e potenti, semplici uomini dotati delle più svariate capacità alla fatica di un impegno corale che ci permetta di raggiungere un approdo meno infido. Lui, con le parole e con la sua presenza viva con noi, sosterrà la nostra mente ed i cuore a non arrendersi alla paura. In questo modo, anche la tempesta ci avrà fatto crescere e ci permetterà di lasciare ai nostri figli un mondo non brillante e vistoso come nei decenni passati, ma forse più giusto e più solidale.

 

Per delle persone che avevano fatto per una vita i pescatori, l’esperienza, descritta in questa pagina di vangelo, doveva essere rimasta impressa in modo molto vivido. Stridente è il contrasto tra la loro paura ed il sonno imperturbabile di Gesù. Quando lo svegliano con il loro grido lui si erge con tutta la sua potenza, minaccia il vento e comanda al mare e questi gli obbediscono. Poi agli apostoli il rimprovero: “Perchè avete paura? Non avete ancora fede?”

Mi è stato offerto per il commento a questo vangelo un argomento che mi ha elettrizzato: l’ansia che nasce dalla paura. E’ importante ascoltare non solo i commenti degli specialisti, ma anche di quelli che praticano altri campi dello scibile umano pur avendo nel cuore una fede limpida e sincera. Cosa c’è di più attuale? Mi sono detto. Tempeste, paure, disastri? Prescindendo dai casi personali, pure tremendamente importanti e carichi di emotività, basta e avanza guardarci intorno. Sono quasi dieci anni che il mondo occidentale è distrutto da una crisi economica senza precedenti. Qui incomincia il meccanismo perverso. Le aziende falliscono, il lavoro viene a mancare. Di conseguenza milioni di persone, fino a ieri abituate ad un tenore di vita ottimale, vedono volatilizzarsi le poche scorte, ammassate negli anni delle vacche grasse. Così il mutuo ventennale per la casa come si paga? Come pagare le bollette della luce del riscaldamento? E se non si ha alle spalle dei genitori pensionati che sponsorizzano è davvero la fame. Oltre a questo, un fenomeno nuovo sta travolgendo il nostro mondo occidentale: le migrazioni. Milioni e milioni di persone stanno scappando per sopravvivere dai paesi del medio oriente, dal così detto corno d’Africa, dalla Nigeria, dal Sudan, dalla Libia perché in questi paesi è più facile morire che vivere. Inoltre anche nei paesi più calmi arrivano le immagini di una vita ricca che noi occidentali viviamo e di qui un’altra valanga di persone che vuole ad ogni costo venire da noi, per partecipare a questo nostro paradiso orgiastico. Questo fenomeno lo possiamo paragonare a ciò che successe nei secoli di decadenza dell’impero romano con le popolazioni dette barbare che volevano partecipare al banchetto. Per qualche secolo l’organizzazione politico militare di Roma resse, ma alla fine tutto fu travolto e nacquero nuove realtà. Sarà cosi anche in questo nostro tempo, oppure magari facendo tesoro di ciò che il passato ci insegna si riuscirà a governare questa crisi? I Signori del mondo attuali non sembrano cavare dal cilindro soluzioni per ora praticabili. Invece imperversano i così detti “populismi”, che ci dicono di avere in tasca soluzioni miracolose che se fossero applicate da loro porterebbero in quattro e quattro otto il superamento di questa situazione…

Da questa situazione ecco farsi strada in noi che viviamo nel mondo del benessere (inevitabile!) la paura. Essa protratta nel tempo inevitabilmente genera la malattia più diffusa: l’ansia, una situazione di disagio mentale che divora il cervello delle persone e le porta a malattie anche somatiche che poi le portano alla morte. Quali rimedi per questo male? Le medicine ansiolitiche si usano come un fiume sempre più vasto. Tuttavia queste non risolvono il problema, perchè danno un blando e momentaneo sollievo, ma non influiscono sulle cause del male. Un aiuto potrebbe venire dai trattamenti psicologici, per mezzo dei quali la persona riesce ad adattarsi e a rendersi forte di fronte alle nuove situazioni che si devono vivere. Ma purtroppo non sono molti quelli che riescono a trovare la forza di seguire questa strada.

“Signore, non ti importa che moriamo?” Già! Mentre il lago ribolliva per la forza del vento e l’acqua riempiva quel guscio di noce facendolo affondare, Gesù imperturbabile dormiva. In questi protratti tempi di emergenza estrema, Dio sembra tacere, essere assente. Pensandoci meglio, vediamo che siamo noi ad esserci dimenticati di lui. Il benessere, tutte le assicurazioni che possediamo, una vita che ci ha permesso di soddisfare ogni desiderio, ce lo hanno fatto dimenticare, credendoci noi stessi capaci di ogni cosa. Adesso che tutte le nostre certezze sono state spazzate via e ci scopriamo impotenti ecco il nostro grido: “Signore non ti importa che moriamo?” Partendo da questo punto, non proprio onorevole, riscopriamo la nostra fede, pensando a Gesù venuto a farsi uomo per essere sempre con noi, soprattutto nelle bufere della storia. Riscopriamo il nostro limite e in primo luogo la nostra ignavia. Chiediamo a lui, non di risolvere per noi i nostri problemi, ma di usare le braccia e remare, perchè le risorse intellettuali e di giustizia sono nelle nostre mani. Mettiamoci tutti, piccoli e grandi, saggi e potenti, semplici uomini dotati delle più svariate capacità alla fatica di un impegno corale che ci permetta di raggiungere un approdo meno infido. Lui, con le parole e con la sua presenza viva con noi, sosterrà la nostra mente ed i cuore a non arrendersi alla paura. In questo modo, anche la tempesta ci avrà fatto crescere e ci permetterà di lasciare ai nostri figli un mondo non brillante e vistoso come nei decenni passati, ma forse più giusto e più solidale.

 

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo