Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 22 aprile 2018

quarta domenica di pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

 Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

 Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». (Gv,10, 11 – 18)

La quarta domenica di pasqua è sempre dedicata alla figura di Gesù buon pastore. Non è un caso che proprio questa domenica sia dedicata alla giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Le vocazioni di ogni tipo (sacerdotali, religiose, alla famiglia, ad una professione, …) hanno nell’icona di Gesù buon pastore la connotazione essenziale. Infatti in un rapporto intimo e profondo con il Signore, conoscendolo personalmente e sentendoci immensamente amati da lui, si è disposti a donarci e ad amare gli altri con tutto noi stessi.

Perché questo? Dalle parole con le quali Gesù si esprime, emerge che lui da davvero la sua vita per noi in modo autentico e personale. Lui non è un mercenario che ci guarda solo per uno stipendio o per sfruttarci. Davanti a lui, al suo sguardo compassionevole e pieno di amore, possiamo comparire nella nostra nudità, così come siamo. Le nostre debolezze, i nostri peccati non costituiscono un ostacolo perchè non sminuiscono il suo amore per noi. Come già diceva il profeta, Dio, il nostro vero pastore “porta le sue pecore al pascolo e le lascia riposare, va in cerca della pecora perduta, riconduce all’ovile quella smarrita, fascia quella ferita, cura quella malata, come ha cura di quella grassa e forte”. Sembra proprio che le parole che Gesù dice sopra, si ispirino a queste del profeta Ezechiele.

Non vi sembra che, circondati da questo amore personale e pieno di premure, ci sia una chiamata verso una avventura esaltante, nella quale impegnare la nostra vita? Dico questo ai tanti nostri ragazzi che convivono senza sposarsi, credendo di trovare in questo esperimento la prova di un amore sincero. Illusi! Se siamo amati di un amore cosi infinito, dal quale nessuno potrà separarci, non possiamo correre il rischio di buttarci anche noi, nel vivere in pienezza l’amore che sentiamo? Altrimenti se cerchiamo prove è segno che l’amore che diciamo di avere per l’altra persona, è soltanto un’ipotesi tra tante.  Sicuramente ci saranno tra i due momenti di tensione e difficoltà. Questo farà sì che vediamo in esse la sicurezza che non siamo fatti l’uno per l’altro, e in questo modo, partiremo per un’altra…prova! Così all’infinito, vita natural durante? Sentirsi chiamati vuol dire passare da ruolo di spettatori a quello di protagonisti, investendo le nostre risorse ed energie, non per un vantaggio personale, ma per un servizio lieto e fedele.

Che dire adesso della chiamata alla vita sacerdotale o religiosa? Si può parlare di questo quando i ragazzi in una famiglia sono così pochi e l’ideale di essere prete o suora sembra una possibilità distante dal nostro mondo anni luce? Posso solo parlare della mia vocazione sacerdotale. Quando a dieci anni sono entrato in seminario non sapevo nemmeno cosa volesse dire farmi prete. Ci sono entrato per non lasciare il mio amico, con cui giocavo alle figurine. Si tratta di don Pio, ottantaduenne missionario in Mozambico. Dubbi negli anni di formazione? Sicuramente e drammatici, soprattutto quando da adolescente mi sono innamorato. Poi la scelta è maturata e a ventiquattro anni sono diventato prete. Vi posso assicurare che mi sentivo come un passerotto implume. Chi mi ha fatto crescere e diventare il prete felice che sono oggi? Ma la serie infinita di persone che ho incontrato nelle tante parrocchie, in cui sono stato mandato. La serie infinita di ragazzi che ho incontrato all’oratorio o nelle scuole, mi ha fatto scoprire la meravigliosa bellezza della paternità. Essa infatti la ritengo come il vertice assoluto della maturità di una persona. Ed io di figli penso di averne decine di migliaia. Qualche giorno fa ho rivisto Gigi, uno dei primi ragazzi incontrato nei primi anni sessanta all’oratorio di Robbio. È stata una felicità grandissima vederlo oramai in pensione, dopo essere stato sposo felice, padre di due figli ed orgoglioso nonno di un nipote, diventato a venti anni flautista nella orchestra della Scala. Di incontri come questi si può dire che ne ho ogni giorno e questo mi fa sentire enormemente felice, perchè mi dice che la mia vita di prete è stata ed è di una pienezza incredibile. Che dire? Sono le comunità in cui ho vissuto che mi hanno fatto il prete che sono. Anche questa carissima comunità di san Paolo che mi accoglie nella vecchiaia e che sopporta le mie incapacità fisiche, i miei vuoti di memoria ed i miei…peccati.

Al termine di ogni programma televisivo cosa troviamo? La pubblicità naturalmente! Bene oggi concludo con uno spot, che può sembrare pazzesco e fuori dal tempo: giovani che mi ascoltate cercate la felicità? Allora buttatevi su quella strada che cogliete come vostra. Amate una persona alla follia? Allora, dopo averci pensato con serietà, sposatela senza cercare prove. L’amore è una avventura che non si può provare, ma che si costruisce ogni giorno per tutta la vita. Volete essere felici in modo super e vi sentite chiamati dal Signore? Riflettete e fatevi consigliare, pensandoci seriamente. Qualcuno vi dirà che è una follia, ma questo vecchio prete vi garantisce che invece può essere una felicità incredibile ed indescrivibile.

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo