Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 22 giugno 2014

festa del Corpus Domini

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». (Gv, 6, 51 – 58)

Ancora una festa: il Corpus Domini, arrivata tardi quando verso il tredicesimo secolo si focalizza l’attenzione sulla presenza reale del Signore nella eucaristia. Fino ad allora ne la chiesa di oriente ne quella di occidente avevano messo in dubbio la cosa, ma adesso sotto la spinta di una teologia che cercava di spiegarne il mistero con difficili argomentazioni, le varie scuole si accapigliano. Si arriva a dire da alcuni, che la presenza di Cristo nel pane e nel vino è solo simbolica e quindi si tratta di un ricordo. Questa tesi viene poi accettata dai grandi riformatori del quindicesimo secolo. La presenza di Gesù nel pane e nel vino non ha bisogno di tanti ragionamenti, ma di uno soltanto: la sua parola. Parola dura e ripetuta con enfasi: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue, non avrete in voi la vita”. E su questa durissima affermazione che allontana molta gente che pensa che questo “maestro” sia decisamente impazzito, Gesù sfida il suoi stessi apostoli: “Volete andarvene anche voi?”. Solo Pietro, che pure allora non aveva capito come questa follia potesse essere possibile, salva la situazione con quella semplice risposta: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!” L’apostolo riconosce così che anche le parole più impossibili che Gesù dice devono sempre essere prese sul serio senza svicolare. Non si tratta dunque di magie, o di vuoti ritualismi (purtroppo forse per cristiani distratti dalla abitudine e dalla superficialità questo può succedere!), ma di una presenza vera voluta da Gesù e su questo argomento non è disposto a fare nessun sconto.

Venendo alle letture vediamo nella prima un brano del discorso di Mosè, prima che il popolo si accinga ad entrare nella terra promessa. Una terra sospirata da quaranta anni di fatiche immani, di pericoli infiniti, di proteste contro Dio e contro Mosè. Dio comunque li aveva sempre seguiti vedendo la loro miseria e la loro umiliazione sostenendoli con la manna, il pane che bastava per ogni giorno e facendo per loro sgorgare l’acqua, altro elemento vitale, magari dalla roccia. Sul vangelo, che avete appena sentito, oltre alla perentorietà delle affermazioni di Gesù, ci resta da sottolineare la sua presenza vera non solo nel pane e nel vino, ma anche in chi lo riceve, in un modo che attraverso la fede davvero ci trasforma in lui, ci divinizza. Infine abbiamo il confronto con la manna del primo popolo di Dio. Tutti quelli che l’hanno mangiata sono morti. Chi invece mangia la sua carne e beve il suo sangue, ha la vita eterna.

Ancora riflessioni importanti che questa festa ci suggerisce. Tutti, ma soprattutto i più deboli, i più fragili, i più feriti devono mangiare questo pane per trovare le forze perdute. Abbiamo definito la comunione il “fare il pieno”. Arriviamo alla domenica in riserva che sfiora il rosso, svuotati di ogni energia, distrutta da tutti i problemi, gli sbagli, i peccati, che sono la zavorra che ci appesantisce ogni giorno. Abbiamo bisogno di lui e solo con lui possiamo riprendere il cammino rimettendoci in spalla il peso immane che dobbiamo portare. Quando mangiamo indegnamente del corpo del Signore? Non quando ci sentiamo peccatori, incapaci di uscire dalle prigioni che con caparbia volontà sappiamo costruirci; non quando siamo oppressi dal male e magari ci rivolgiamo al Padre dicendogli con durezza che non meritiamo ciò che ci succede. Mangiamo indegnamente del Corpo del Signore quando andiamo all’altare senza avere ascoltato la sua parola, senza ricordarci di cosa facciamo in chiesa, ma per una piatta abitudine che toglie ogni verità a quel gesto. Ancora lo mangiamo indegnamente quando giudichiamo con durezza il fratello che sta accanto a noi perchè sappiamo bene che malefatte ha combinato. Ricordate il fariseo che si riteneva infinitamente superiore al miserabile che aveva visto al fondo della chiesa? Lo riceviamo indegnamente quando siamo tronfi del nostro benessere e non sappiamo vedere la povertà materiale e morale di infiniti fratelli che ci stanno vicini, forse sull’uscio di casa o nella nostra stesa famiglia. Quando le prime Eucaristie erano ancora anche vissute come una cena anche materiale nella quale ognuno portava da casa il cibo, Paolo rimprovera quelli che mangiavano e bevevano fino ad ubriacarsi con i beni che portavano, senza curarsi dei fratelli che invece dovevano accontentarsi di fare la fame con un tozzo di pane. Adesso la cena è solo l’eucaristia, ma i poveri ci sono sempre e ricordarsi di loro rende vero il nostro mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Per concludere diciamo che l’eucaristia è ricevuta bene quando è vissuta nella fede vera, nell'amore e nella carità fraterna.

preghiamo insieme: ascoltaci, o Signore

 

“io sono il pane vivo disceso dal cielo” O Padre, hai sfamato l'antico popolo nel deserto con la manna, ma noi ci sfami con il corpo e sangue del tuo figlio. Ti ringraziamo per questo dono infinito. Ti preghiamo

 

 

“Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” O Padre, da a tutti il pane quotidiano. Ma facci cercare il con gioia il pane che ci porta alla vita eterna . Ti preghiamo

 

 

“ Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue...io lo risusciterò nell'ultimo giorno” O Padre, questo pane ci sostenga nel duro cammino nel deserto della vita e ci conduca alla risurrezione . Ti preghiamo

 

 

“Colui che mangia di me vivrà per me” O Padre, arriviamo qui alla domenica esauriti dalla fatica e dai problemi della vita. Mangiando il corpo e sangue del tuo figlio, facci camminare con la sua forza infinita. Ti preghiamo

 

 

 

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