Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 22 novembre 2015

festa di Cristo re

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce»..

(Gv18,33 – 37)

Sono novanta anni che l’ultima domenica dell’anno liturgico è stata dedicata alla festa di Cristo re. Il papa di allora, Pio undicesimo, mentre in Europa si affermavano regimi totalitari ed oppressivi in Germania, in Italia, in Russia, contrappone il regno di Cristo, regno di giustizia, di amore e di pace. Conosciamo bene che questi regimi, lungi dall’essere regni messianici, cioè di libertà, si trasformarono in un disastro che insanguinò tutta la terra in una tremenda guerra mondiale. Il papa voleva dire al mondo che non esistevano capi salvifici, ma che la storia era in mano all’unico salvatore, Cristo, il Dio fatto uomo, Signore dell’universo. Certamente gli uomini che vissero dal 1930 al 1945 facevano non poca fatica a credere a questa verità, visto lo sconquasso in cui vivevano.

 

La stessa difficoltà nel credere Cristo signore della storia dell’uomo la viviamo noi mentre finisce questo terribile 2015. Pensiamo alle migrazioni dei popoli che in questo anno raggiungono dimensioni apocalittiche. Pensiamo alle decine di migliaia di disgraziati che sono affogati sulle coste libiche o su quelle greche. Tra essi purtroppo ci son bambini piccolissimi che un uomo o una donna cercavano di far sopravvivere in un mondo vivibile. Vediamo una turba infinita di poveri che travolge ogni muro, ogni confine per cercare una vita normale e non da miserabili. Sappiamo bene che questo esodo verso una terra promessa è il frutto di una macroscopica ingiustizia: una piccola porzione del mondo vive alle spalle di un terzo o quarto mondo, mantenuto in condizione di povertà estrema da una ignobile distribuzione delle ricchezze. L’occidente ricco continua a mantenere il potere coloniale, non più con gli eserciti ed il dominio politico, ma con il potere economico dei soldi. Il nostro benessere, esibito sugli schermi televisivi di tutta la terra, è un richiamo irresistibile per tutti i morti di fame, condannati a vivere in condizioni subumane.

 

Cristo è signore della storia? Ma per piacere! Dove era quando due aerei sono mandati a schiantarsi contro grattaceli di sessanta piani causando la morte di migliaia di persone? E restando solo nei fatti vissuti in questi mesi c'era nella martoriata Parigi con il massacro dei giornalisti di un giornale satirico? Era ancora a Parigi sette giorni fa quando qualche decina di esaltati ha giocato un macabro tiro a segno su centinaia di ragazzi che partecipavano ad un concerto, o con della gente normale che viveva in un ristorante una serata di intimità? Perché questo Cristo, signore della storia, non fulmina questi maledetti fanatici che vogliono imporre al mondo intero delle usanze di cui gli uomini dell’età della pietra si vergognerebbero? Domande come queste se le saranno poste i milioni di ebrei, di zingari, di omosessuali entrati nei campi di concentramento dell'ultima guerra sui carri bestiame ed usciti per i camini dei forni crematori…

 

“Dunque tu sei re?” “Tu lo dici, ma il mio regno non è di questo mondo”. Ecco la risposta di Gesù ai tanti Pilato dei nostri giorni. I capi dei popoli del benessere innalzano muri e filo spinato. Oppure buttano bombe per distruggere i fanatici tagliagole che vogliono seppellire il mondo sotto una cappa di terrore. E’ questa la filosofia del nostri saggi, ma penso che non serva a risolvere il problema. Penso che il sacrificio di milioni di innocenti che abbiamo sotto i nostri occhi finalmente faccia rinsavire milioni di ragazzini mussulmani che sognano di diventare martiri per andare nel cielo dove le odalische li attendono, smettendo di diventare carne da macello per i fanatici. Ma un cambiamento di rotta più radicale lo dovranno avere i capi delle genti. Vogliamo finalmente realizzare un poco di giustizia, facendo si che anche i paesi della miseria abbiano risorse per svilupparsi e far vivere pacificamente in un benessere discreto? Vogliamo finalmente smettere di comprare dai suddetti tagliagole petrolio a prezzi scontati? Questa montagna di soldi servono a comprare armi che nel loro modo fanatico di pensare dovrebbero ridurre il mondo in loro potere. Vogliamo davvero isolarli? Basta strangolarli chiudendo i rubinetti dei soldi sui quali speculano e fanno la voce grossa. Queste cose sarebbero solo giustizia!

 

Oltre a queste cose, proprie delle alte sfere della politica, noi, piccola gente, che cosa possiamo fare? Una cosa importantissima: amare, purificando i nostri cuori dall'odio. Amare sopra tutto quelli che in molti ci dipingono come nemici. Si, proprio anche i mussulmani che sono in mezzo a noi. Naturalmente questo non significa non celebrare il Natale o togliere i crocifissi dalle scuole. Non dobbiamo abdicare alle nostre convinzioni o usanze. Dobbiamo essere e rimanere italiani e, se lo siamo, cristiani. Amare questi stranieri vuol dire rispettare e lasciare che vivano le loro usanze e la loro fede. Vuol dire anche non sfruttare la loro situazione di necessità, affittando catapecchie a prezzi impossibili. Vuol dire pagare il loro umile lavoro che accettano non in nero, ma pagandoli quello che è giusto. Amarli ancora, significa lasciare che i loro piccoli crescano con i nostri, a scuola, sui campi sportivi, nella vita della nostra città. Qualche settimana fa vi ho chiesto aiuto perché anche i bambini più poveri possano mangiare alla mensa scolastica. Siete stati molto generosi e oggi vi dico che la fame non fa distinzione sul colore della pelle. Le famiglie degli immigrati o di vercellesi poveri sono state aiutate senza distinzioni. Ecco un modo concreto e semplice di amare. Di amarci!

 

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