Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 23 aprile 2017

domenica in "albis" - seconda di pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.  Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. (Gv. 20, 19 – 31)

La festa di Pasqua dura una settimana e finisce in questa domenica detta “in albis depositis”. Infatti i nuovi battezzati, che la notte della risurrezione erano stati rivestiti di una veste candida, ritrovavano dopo questa domenica le vesti di tutti i giorni; infatti le vesti candide si sarebbero sporcate nel lavoro spesso umile e manuale.  Questo vangelo si svolge temporalmente in due domeniche: quella della risurrezione e quella di “otto giorni dopo”. Mi fa fremere di gioia il sapere che la cadenza domenicale del giorno di festa, che noi celebriamo oggi, risalga proprio alla prima pasqua: il giorno dopo il sabato.

La prima considerazione che mi viene in mente su questo vangelo parte da un modo di comportarci tra di noi in famiglia. Quando il vostro bambino vi porta a casa la prima nota nella quale il maestro vi dice :”Non ha saputo la lezione e non ha fatto il compito”, quali sono le vostre reazioni? “Te l’ho detto mille volte zuccone, ma tu non ti sei staccato dalla play station. Sei davvero un brutto disobbediente! E adesso ecco qui il rusultato. Alla prossima nota ridurrò in briciole quel giochino maledetto”. Penso che siano parole che ripetiamo simili per diverse ragioni ai nostri piccoli, magari senza ottenere alcun effetto. Sapete perché? Perche la nostra predica è impregnata di uno spirito di rivalsa. Anche Gesù di fronte a quella banda di conigli impauriti, di fronte al capo della banda che aveva giurato di non conoscerlo, avrebbe dovuto fare altrettanto e impartire una lezione basata sul celebre “Ve l’ho avevo detto!” Invece niente. Anzi li va cercare e dice loro: “pace a voi”. Poi, come se niente fosse, li conferma in quei compiti per i quali li aveva scelti. Impariamo una lezione fondamentale per l’educazione dei nostri figli. Sgridare, minacciare pure quando sarebbe il caso, umilia, paralizza, spegne la speranza. Amare i nostri figli, fragili, testoni che non capiscono niente invece incoraggia, rincuora, rende audaci e coerenti. Insomma fa nascere in loro una responsabilità che che li fa crescere, li matura; in una parola li fa risorgere.

Veniamo adesso a Tommaso assente nella prima domenica. Ho letto su questo mancato appuntamento una intuizione che mi è piaciuta molto. Tommaso, uomo concreto e libero, forse si sentiva soffocare in quel cenacolo con le finestre sbarrate e le porte chiuse con un catenaccio per paura dei giudei. Lui supera la paura ed esce da quel fortino perché vuole respirare aria pulita, diversa. Certamente è disorientato, ma tuttavia è in uscita, in ricerca di cosa sarà dopo tutto lo sconquasso che ha vissuto. Non ci ritroviamo anche noi in situazioni simili, quando, per eventi imprevisti e difficili, dobbiamo affrontare una vita coimpletamente diversa? Sempre forte è la tentazione di rinchiuderci in un passato che non esiste più e trsformarlo in una prigione. Invece  bisogna uscire come Tommaso ed esplorare con fatica e coraggio i nuovi orizzonti.

Tommaso poi naturalmente si immerge nel nuovo orizzonte ritornando nel cenacolo, non più sbarrato, ma già spalancato dall’irrompere del Risorto che porta ai discepoli una vera “risurrezione”. Senza smentire mai la sua personalità, il nostro apostolo guarda alla notizia dei suoi colleghi come fosse il vaneggiare di matti. “Se non vedo e non tocco io non credo” è la sua sfida a quello che ritiene pazzia. E Gesù naturalmente raccoglie la sfida: Tommaso vede e crede, ma lui non è beato.  Beati siamo noi che dopo duemila anni crediamo senza avere visto, ma soltanto sulla forza della sua parola diventata realtà. In che cosa consiste questa beatitudine? E’ quella di un innamorato che solo con la forza dell’amore si dona alla persona che ama, si butta e non fa convivenze, di prova che poi non provano niente. E’ quella dell’amico che si fida completamente dell’amico, senza cercare prove e senza misurare ciò che l’altro da. E’ quella del volontario che offre il suo servizio al fratello, senza farsi troppe domande ed esigere fondate garanzie. Beati siamo noi discepoli di oggi e di tutti i tempi che sovente vediamo il lato oscuro della fede ed arranchiamo nelle fatiche della vita verso una risurrezione già in atto, nella attesa di vederla in tutto il suo splendore.

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo