Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 24 settembre 2017

venticinquesima domenica del tempo ordinario

dal vangelo secondo Matteo

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». (Mt. 16, 21-27)

Non siamo ne sindacalisti, ne giudici del lavoro, ma anche noi, semplici cristiani, siamo quasi offesi e scandalizzati dalla parabola che Gesù oggi ci racconta. Infatti il più comune buon senso ci dice che colui che lavora tutto il giorno deve ricevere una paga più grande di chi invece ha faticato un’ora soltanto.

Come la mettiamo dunque, Gesù? Una prima ragione per questo comportamento singolare la possiamo trovare se ci mettiamo nella prospettiva di coloro che erano stati tutto il giorno in piazza, senza che nessuno desse loro da lavorare. Siccome la paga era giornaliera è facile intuire i loro pensieri: “Cosa darò stasera da cena e da pranzo domani ai miei bambini?” Questo è sicuramente il pensiero angosciante di moltissimi, che in questo nostro tempo non hannno lavoro, oppure lo hanno perduto. Ed essi già si trovano segnati sul libro del bottegaio con una lunga lista di cose da pagare. Anni fa si faceva così, ma oggi con i supermercati questo non è più possibile e bisogna andare… all’emporio solidale! Quindi la frase che il padrone dice ai primi che protestavano (“Se voglio dare a costoro quanto a te non ti faccio torto”) ci parla non di giustizia, ma di buon cuore. Interessante è la situazione di operai che in una fabbrica si diminuiscono le ore, perché quelli che dovrebbero essere licenziati possano continuare a lavorare. Queste notizie, che nel tempo di crisi appena passato a volte abbiamo sentito, sono gesti davvero misericordiosi, perche la fame è uguale per tutti e saperlo produce questa capacità di misericordia, propria del nostro Dio. Lui che sfama gli uccelli del cielo, ci chiede di essere noi la sua mano che sfama l’affamato. I poveri, che ci dice saranno sempre con noi, hanno proprio questa funzione: renderci capaci di compassione e di generosità.

Una seconda domanda ci dobbiamo porre: “Cosa rappresenta quel denaro con cui il padrone ricompensa i suoi operai?” Uscendo dalla metafora, sappiamo che lo stipendio che ci viene promesso per la nostra giornata terrena, è la vita eterna, la risurrezione. “Oggi sarai con me in paradiso!” Questa è l’assicurazione che Gesù fa al ladro che gli muore accanto e che gli chiede di ricordarsi di lui, dopo avere ammesso il totale fallimento della sua vita. Questi non è soltanto l’operaio dell’ultima ora, ma dell’ultimo…istante! Naturalmente il bene infinito promesso in cambio di una vita vissuta nella fede, resta sempre qualcosa di enormemente più grande di ogni fatica, che io posso fare per restare fedele al Signore.

Ma vivere da cristiani è poi davvero una fatica? Per noi che siamo qui, il germe di vita eterna ci è stato donato nel momento del nostro battesimo ed il restare fedeli a ciò che il Signore ci chiede ha certamente dei momenti impegnativi. Però dobbiamo capire una cosa: la ricompensa, il denaro, non è soltanto dopo la morte. Non vi sembra che ci sia già qui una grandissima ricompensa? Papa Francesco parlando a carcerati ci ha fatto dono di un pensiero assolutamente nuovo e vero. Lui si chiede: “Perche loro e non io?” Si tratta di un ragionamento che non abbiamo forse fatto mai. Io potrei essere quel ladro, quel pedofilo, quell’assassino,… Se non lo sono e vivo invece una vita onesta, non è forse perché ho ricevuto il dono della fede, offertomi da genitori credenti? Non è forse perchè una serie grande di educatori, mi ha seguito, mi ha istruito e mi ha dato la capacità di costruirmi una vita onesta, felice e di cui sono orgoglioso?  Penso ai miei amici che trovo in carcere e che nelle interminabili ore che si prolungano per gli anni della loro condanna, scoprono l’oscenità dei loro fallimenti e che si rendono conto della loro solitudine spesso totale. A volte ne genitori, ne figli li vogliono più vedere e loro si vedono dei morti viventi, perché non hanno più prospettive, ne speranza.

Che dirti, Signore? Essere un operaio della prima ora è stato ed è per me una gioia grande. Grazie perchè non sono un ladro, un assassino, un violento. Questo è più dono tuo che mia fatica. Tu infatti in molti momenti mi hai tenuto non una mano sola sulla testa, ma mi hai portato di peso oltre l’ostacolo, che non avrei mai superato da solo. Sono già felice adesso. Chssà cosa srà mai la felicita che mi darai alla fine di tutto!

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo