Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 26 marzo 2017

quarta domenica di quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni

 In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

 Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

 Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane». (Gv, 9, 1 – 41)

Anche oggi un’altra pagina di vangelo lunga e sublime. Perciò una predica molto breve e solamente destinata a farci entrare nelle parole che abbiamo sentito. Partiamo dalla affermazione di Gesù prima di guarire il cieco: “Finchè io sono nel mondo, sono la luce del mondo”. Gesù allora era luce in quel piccolo angolo della terra che si chiama Palestina, mentre oggi, risorto, è luce per tutti fino alla fine del tempo. Così da la luce al cieco dalla nascita, come ai discepoli, come alla gente che lo ascolta, a noi e a tutti. Non riesce a darla agli scribi ed ai farisei vecchi e nuovi, che chiudono gli occhi alla evidenza e vogliono ad ogni costo negare che lui sia la luce. Essi che credevano di vedere (conoscevano la parola di Dio e ne erano i custodi e maestri!), ma davanti alla luce del messia venuto chiudono con pervicacia gli occhi.

Lasciate che mi fermi su una espressione, che nel vangelo di oggi ritorna spesso: “Mi ha aperto gli occhi”. Mi ha fatto molto piacere scoprire i diversi significati che questa espressione usata spesso ci presenta. Aprire gli occhi riguarda il mio risveglio. Lo sapete che per me avviene molto presto, quando la luce incomincia appena a tingere il primo orizzonte. Svegliarsi significa abbandonare il sonno e l’oscurita della notte e vedere la luce di un nuovo giorno. Leggo con questo spirito le parole della seconda lettura: “eravate tebnebre, ora siete figli della luce. Comportatevi perciò come figli della luce”. E’ questo il pensiero che mi apre ad un nuovo giorno, nel quale cercherò di operare cose buone ispirate dalla luce del Signore. Naturalmente c’è la mia fragilità, ma quella prima preghiera (un grazie al Padre che mi apre gli occhi sulla luce di un nuovo giorno regalato) insieme alla messa che celebro con voi ogni mattina, diventa la mia sicurezza in un aiuto potente alle mie debolezze. Fate anche voi come me? Ne sarei felice.

Quale il secondo modo che abbiamo per aprirci gli occhi? Una esperienza che tutti facciamo spesso è che certe cose improvvisamente diventano “nuove”. “Finalmente ho aperto gli occhi e mi sono accorto che…”. Scopriamo questo di fronte ad una frase dei nostri figli o delle persone che sono con noi. La novità modifica il nostro modo di stare insieme e ci vediamo con occhi diversi. Questo succede al cieco che prima vede Gesù come colui che gli spalma il fango sugli occhi e poi lo scopre come colui in cui credere. Può succedere per noi, che magari abbiamo sempre visto la messa come un peso, e ad un certo momento la scopriamo come un elemento illuminante per la nostra settimana.

Infine una esperienza che facciamo discutendo in un gruppo di amici su qualche argomento. Qualcuno esce con una parola che ci fulmina. “Mi hai aperto gli occhi, gli diciamo, adesso capisco!” così, un problema che avevamo sempre visto da una nostra angolatura, finalmente lo possediamo sotto una luce completamente diversa. Si tratta di un processo quasi scolastico che nasce non in una aula e senza l’intervento di maestri ufficiali e designati. Può trattarsi a volte anche di una sola parola detta magari con nessuna intenzione e su esperienze diverse, che origina in noi una conoscenza che ci trasforma. Questo processo lo sperimento spesso sulla parola di Dio, che partendo da una frase detta  o magari letta per caso ci apre prospettive insospettabili, proprio come una luce che ci trascina fuori da una oscurità nella quale eravamo da sempre.

Concludendo, cosa possiamo dire in questa domenica di luce? Che non dobbiamo mai come credenti e come persone ritenerci maestri che sanno tutto. Questo è il guaio dei farisei del vangelo di oggi. Essi hanno deciso che Gesù è un peccatore e non mutano giudizio nemmeno davanti alla evidenza di uno che era cieco e che adesso ci vede. Non basta nemmeno l’articolato processo che istituiscono, che sempre smentisce il loro pregiudizio, a farli cambiare idea. Noi invece sappiamo che nella luce del Signore possiamo camminare ogni giorno, fino all’ultimo giorno, quando saremo con lui nella sua risurrezione. Allora la nostra luce sara…estasi.

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo