Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 27 maggio 2018

festa della santissima trinità

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
(Mt,28, 16 - 20)

Immergiamoci con gioia nel mistero del nostro Dio. Questa frase che mi è venuta spontanea dopo avere letto il vangelo di questa festa, mi ha posto una domanda singolare: perché anticamente si costruivano dei battisteri imponenti e staccati dalle basiliche? Tutti ricordate il battistero di Firenze e la sua meravigliosa bellezza. Poi quando entrate, vedete una grandissima aula con al centro una vasca, nella quale il battezzando era completamente immerso. Già, perché la battesimo deriva dal verbo greco “bapto”, che significa proprio immergere. Siamo lontani anni luce da come amministriamo il battesimo oggi, vero? Avete presente il piccolo catino con mezzo litro di acqua che usiamo noi oggi? Certamente il battesimo è pure valido anche così, ma la differenza con il battistero di Firenze è decisamente…abissale. State tranquilli! Non ho certo in mente di costruire un battistero imponente da qualche parte. Voglio semplicemente riscoprire con voi il significato della parola “battesimo”. Il primo significato di quella immersione nell’acqua ricordava la morte e la risurrezione di Gesù. Il momento della immersione simboleggiava la morte; l’emersione del battezzato invece significava la vita nuova di fede, nella quale il medesimo rinasceva.

La festa di oggi mi ha fatto venire in mente un’altra simbologia. Con il battesimo infatti, come dicevo in principio, noi siamo stati “immersi” nel mistero ineffabile ed eterno del nostro Dio. In questo mistero trinitario (crediamo in un unico Dio in tre persone!), noi in pratica abbiamo l’affermazione che il Dio in cui crediamo è totalmente “altro” da noi. Un mistero, appunto! Possiamo ancora fare un piccolo passo avanti e dire che se il nostro Dio è amore infinito, deve per forza essere un Dio unico ma in tre persone. Infatti l’amore deve necessariamente essere un rapporto tra un io ed un tu, altrimenti si tratterebbe di un grandioso egoismo. Vedo che mi sono spinto già troppo avanti. Infatti mi sta iniziando un discreto mal di testa. E se questo sta succedendo a me, posso benissimo immaginare ciò che state provando voi.

Perciò adesso ci arrendiamo e lasciamo ai teologi la ricerca su queste cose. Noi invece ci limitiamo a dire al Padre ed al Figlio, illuminati naturalmente dal Spirito, una semplice ed umile parolina: “io credo, Signore”. Credo perché me lo dici tu Gesù. Questo adesso non lo capisco, ma mi fido di te e di quei tapini che si sono fidati di te, anche a costo di morire per ciò che credevano. Voglio essere uno di loro, perché mi sembrano persone che hanno vissuto amando e dando la vita per amore. Anch’io voglio spendere la mia vita amando. I miei cari prima di tutto. Poi i miei tanti figli che mi hanno affidata la loro vita, anche nei loro segreti più gelosi. Poi tutte le persone che incontro, perché credo davvero che siano miei fratelli. Ed anche quelli un po’…biricchini che cercano di fregarmi, o che mi fanno del male. Spesso, davvero, non sanno quello che fanno.

Voglio ricordarmi di questo programma con il segno della croce che faccio tante volte. Mi riprometto di farlo bene, non affrettato e rattrappito, in modo tale che non significhi niente. No, voglio farlo bene, giusto, lento, dalla fronte al petto, dalla spalla sinistra a quella destra. Senti come esso ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tutti i tuoi pensieri, tutto l’animo tuo, mentre esso si dispiega dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Senti? Ti avvolge tutto: corpo e anima, ti raccoglie, ti consacra, ti santifica. Perché? Perché è il segno della totalità ed è il segno della redenzione, perché sulla croce il Signore ci ha redenti tutti. Egli santifica e abbraccia l’uomo nella sua totalità, fin nelle ultime fibre del suo essere. Vi devo confessare che le parole di questo ultimo paragrafo non sono mie, ma di un grande teologo: Romano Guardini. Anche i grandi teologi a volte riescono ad essere semplici come l’acqua, perché sono anche dei…santi.

Mi ricorda pure questo programma tutto ciò che insieme viviamo in questa chiesa. Iniziamo ogni messa con il segno della croce, ci salutiamo nel nome dell’unico Dio in tre persone e ogni preghiera è rivolta al Padre e termina con il nostro Signore Gesù Cristo, che vive e regna con lui nella unità dello Spirito santo per i secoli dei secoli. Siamo talmente abituati a sentire queste parole che le abbiamo trasformate in filastrocche. Che ne dite di ritrasformarle nuovamente in preghiera? Che ne dite di pensare anche che noi battezzati facciamo parte già da ora di quella Trinità santissima? Dio lo chiamiamo Padre nostro, figli adottivi come il suo Figlio Gesù e lo Spirito ci rende capaci di amare.

La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici. Infatti viviamo per amare ed essere amati. Per la verità, anche questa ultima affermazione non è farina del mio sacco; essa l’ha detta papa Benedetto sedicesimo!

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