Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 27 marzo 2016

pasqua di risurrezione

dal vangelo secondo Giovanni

l primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
(GV, 20, 1 – 9)

C’è una cosa, Signore, che mi colpisce sempre e che mi si rivela importante. Si tratta del fatto che a mezza notte di Natale la chiesa è piena in modo incredibile, mentra nella notte di pasqua i banchi non sono neppure tutti occupati. So bene che la messa di mezzanotte ha una tradizione antichissima, mentre quella di pasqua risale soltanto a poco più che quaranta anni fa, quando il concilio Vaticano secondo inaugurò la riforma liturgica. So pure, Signore, che anche il proverbio dice: Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi. Quindi a pasqua, dopo i rigori dell’inverno, nel nostro tempo c’è il solletico della primavera, che ci invita a immergerci nella natura che si risveglia dal sonno invernale. Così per tutti quindi la dispersione è certamente maggiore. Tutto vero! Ma in fondo c’è una ragione inconsapevole: nella mentalità di noi credenti, più o meno fervorosi, la festa di pasqua non è importante come quella di natale. Si tratta di storia antica. Nei primi secoli della chiesa la pasqua era il vero centro della fede cristiana e la forza dei martiri che la testimoniavano con il sangue. Poi senza mai rinnegarla, anzi continuando a dire che era fondamentale, la risurrezione è stata qualcosa di sfumato. Poi viene San Francesco con i primo presepe; poi la convinzione che la paura del giudizio di Dio facilitasse l’osservanza dei comandamenti, mentre la promessa di un paradiso facile poteva indurre a comportamenti troppo rilassati; infine il rigorismo giansenista che dura per secoli e che instaura una religione fatta di paura… cosi ufficialmente continuiamo a credere nella risurrezione (ci mancherebbe!), ma in pratica non se ne parla quasi più.

Questa è la domanda che ci poni oggi, Signore: “Credi nella risurrezione e nella vita eterna?” E’statistica ufficiale: non più del venti per cento dei cattolici italiani dice di credere in questa verià; un’altra percentuale dice di “sperare” in questa evenienza; molti invece, secondo la mentalità del nostro tempo secolarizzato, dice che questa realtà non è possibile. Da parte mia, Signore risorto, devo dirti che questa realtà è diventata di una evidenza solare dopo una esperienza molto dura della mia vita. In essa c’è stato un momento nel quale mi sono davvero sentito morire. Ero in una comunita, che mi era stata promessa, ad aiutare un parroco vecchio e malato. Alla sua morte, invece, fui chiamato a fare il cappellano di suore ed ad insegnare ai ragazzi delle superiori. Visto che ero inserito benissimo con la gente ne fui davvero distrutto. Una esperienza che durissima continuò per diversi mesi! Ti ricordi, Signore? Ti sfidai: “dimostrami che dalla morte si può risorgere!” E tu nella tua infinita bontà mi hai esaudito. Qualche anno dopo mi fu dato di fondare una nuova comunità parrocchiale , nella quale rimasi per oltre trenta anni e fu per me una esperienza sublime, di vera vita nuova. Partendo da questo fatto, mi sono reso conto che nella nostra esistenza, fin dall’inizio, morte e vita si alternano in modo mirabile come gradini che ci portano sempre a stadi migliori.

Adesso, Signore, sto sperimentando le delizie della vecchiaia, sento il peso ed il logorio degli anni e sai che mi è venuto in mente di pregare ogni giorno per la mia salvezza eterna e per la mia risurrezione. So benissimo di non meritare nulla di tutto questo, ma confido nella tua bontà infinita e nella tua misericordia. So che tu hai pagato per i miei peccati con i tormenti della tua passione e della tua croce. Sento struggente nel cuore la nostalgia della tua casa. Sono stanco di amare in modo cosi imperfetto e povero; sogno dunque che quando saro nel seno del Padre, finalmente lui mi darà di assomigliargli, almeno un poco e colmera le mia grandi incapacità, che tu conosci molto bene.

Come sarà l’ultima morte? In questi oltre cinquanta anni da prete ne ho visti i modi piu semplici è sereni , come i più tragici e sofferti. Sia quello che il Padre vorrà. Accetto fin da ora quello che lui disporrà per me, perché dopo questo ultimo e definitivo strappo ci saranno le sue braccia misericordiose ad accogliermi. Signore, mi rendo conto che queste mie parole sono troppo solenni, si potrebbero dire quasi come le “parole di un libro stampato”. Tu però, Signore, vedi nel mio cuore e sai che sono davvero ciò che penso. O meglio, ciò che tu mi hai dato di scoprire nelle mia vita, facendo emergere la fede che oggi offro a questi miei figli. Non le dico perche mi credano un santo. So benissimo di essere un peccatore che si è sempre affidato alla tua misericordia. Le dico per dare ad essi una indicazione su quella che è la vera salvezza di cui tutti abbiamo bisogno e che tu hai meritato per ciascuno di noi: superare le barriere impossibili della morte.

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