Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 28 gennaio 2018

quarta domenica del tempo ordinario

dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

 Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

 Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.  (Mt.1, 14-20)

Gesù insegna per le strade e nelle piazze, ma in questo vangelo lo troviamo nella sinagoga, la sala nella quale gli ebrei santificavano il giorno del Signore. Loro naturalmente non avevano la nostra messa, ma si cantavano dei salmi, poi si leggeva la parola del Signore che veniva commentata da qualche persona. Invece, se c’era qualche ospite straniero, era di solito invitato a scegliere lui il brano da leggere e commentarlo. Gesu, che abitava a Nazaret, dunque viene invitato a leggere e a parlare e stupisce tutti perché “parla con autorità, non come gli scribi”. Questi infatti di solito si rifacevano per spiegare le scritture a dei maestri ed a varie scuole di pensiero che venivano offerte dalla storia. Gesù invece non fa cosi, ma esprime il suo pensiero in modo originale e personale. Questo stupisce, ma quando poi libera l’indemoniato lo stupore si trasforma in notizia che si sparge ben oltre il paesello.

Cosa possiamo ricavare da queste parole, appena ascoltate? Una prima riflessione può essere l’autorevolezza delle parole di Gesù, anche nel nostro tempo. Proprio in questi giorni, saggi di tutto il mondo hanno ragionato a Davos in Svizzera sui problemi che l’manità di oggi attraversa. Ne è venuta fuori una preoccupazione singolare: I progressi della scienza, offrono oggi alla attività dell’uomo  non solo macchine, ma robots, dotati di intelligenza artificiale. La preoccupazione grande è stata sottolineata da una lettera del papa, che ha ricordato al mondo intero la neccessità che questo non vada a scapito del lavoro umano, che è una realtà essenziale per la dignità e la vita stessa della persona. Rieccheggia qui la memoria della parabola del padrone che cerca operai per la sua vigna, li cerca a tutte le ore e da anche a quelli dell’ultima ora lo stipendio dei primi. Insomma il discorso di oggi ci dice che i guadagni offerti dalla robotica devono tenere calcolo del fatto che le persone debbono tutte avere un lavoro che permetta loro di impostare e costruire la propria esistenza su basi sicue e decorose.

C’è poi nel vangelo di oggi una seconda ed importante riflessione, che di solito non enfatizzo quasi mai. Ma gli indemoniati esistono davvero? Non parlo spesso di queste cose, perché insistere su questo rischia di fare si che, soprattutto le persone più fragili, vedano poi l’intervento diabolico anche nel latte, che lasciato incustodito su fuoco, inonda la nostra cucina. Io credo fermamente che il demonio esista, ma proprio in forza del vangelo di oggi, non ci possa”possedere”se noi crediamo fermamente in Gesù, “che comanda nche agli spiriti impuri e questi gli obbediscono”. Credo piuttosto che lo spirito del male ci tenti invece tutti con la voce melliflua del serpente primordiale che fa cadere Adamo ed Eva.  La possibilità del male è iscritta nella nostra libertà, che con una spinta demoniaca, o anche senza nessun serpente tentatore, spesso è volentieri ci porta a compiere corbelletrie piramidali.

Che fare dunque per superare le nostre numerose e quotidiane tentazioni? Ancora le poche parole del vangelo di oggi ci offrono una indicazione fondamentale. Gesù non compie il miracolo perché l’indemoniato glie lo chiede. E’ la sua parola che lo libera: “taci ed esci da lui!”  La sua parola, se la frequentiamo ogni giorno, la crediamo custedendola nel cuore con amore, parla per noi nel momento di debolezza  e ci spinge oltre il pericolo. Si, oggi come allora nella sinagoga di Cafarnao.

Ci sono naturalmente anche degli aiuti che sono già scritti nella nostra realtà di persone. La prima cosa che umanamente possiamo fare è pensare prima di agire. Naturalmente, per soffiarci il naso o lavarci la faccia non dobbiamo farci molti interrogativi; per queste cose basta una semplice abitudine. Ma quando guardi un’altra persona che non è la tua compagna di vita e sorgono ne tuo cuore fantasie attraenti, forse è meglio che tu faccia intervenire con una certa urgenza la tua razionalità. Pensa a quanti guai questo semplice discernimento ti può far evitare…  C’è un cammino psicologico che ci aiuta in questo. Di fronte a persone ed a situazioni di una certa importanza dobbiamo prima di tutto ascoltare ciò che  ci viene detto o vediamo. Si tratta di osservare con attenzione ciò che sta succedendo. Poi bisogna valutare con la maggiore obiettività possibile ciò che ci sta davanti. Infine il discernimento ci deve spingere ad agire non di pancia, cioè sotto una spinta emozionale, ma secondo quei principi che sono il fondamento della nostra vita.

 Permettetemi di aggiungere, per finire, una realtà umana alla quale forse facciamo poco ricorso: essere felici di ciò che siamo ed abbiamo. Potrei definire questa cosa come una maturità che si raggiunge nella nostra vita. Godere di ciò che siamo, senza invidie e rimpianti, è il segreto di una vita equilibrata, piena e felice. Volete provare? Volete davvero fare o solo pensarlo? Ne vale la pena e lo potrete vedere dai risultati che seguiranno!

 

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