Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 29 aprile 2018

quinta domenica di pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

 Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli» (Gv,15, 1 – 8)

Dopo il pastore con il gregge, in questa quinta domenica di pasqua abbiamo una nuova immagine…campestre: la vite ed il vignaiolo. Anche questa immagine è molto presente nella nostra cultura mediterranea. La vite infatti viene coltivata fin dalla più remota antichità in ogni angolo dei paesi che si affacciano su questo mare. Anche la bibbia ha riferimenti su questa pianta, anche se sono piuttosto negativi. Così abbiamo la traccia della più antica…ubriacatura in Noè che, non conoscendo il potere del vino, frutto della vite, perde indecorosamente il controllo di se. Poi abbiamo nel profeta Isaia il cantico della vite, che rappresenta il popolo prediletto di Dio. Lui come un padrone pieno di amore cura e costruisce questo popolo, ma invece di buoni frutti esso si allontana per adorare gli idoli, producendo soltanto uva acerba. Quindi Dio abbandona la sua vigna lasciandola diventare una inutile foresta. Come abbiamo sentito invece, Gesù ne parla in modo positivo, dicendo che lui è la vite e noi i tralci innestati in lui.

Queste parole Gesù ce le dice quasi come un testamento nel discorso dell’ultima cena e ci raggiungono mentre noi in questo tempo di pasqua cerchiamo di mettere a fuoco una nostra più vera relazione con lui risorto. Come è possibile questo? Proprio in questi giorni è successo un fatto nuovo che sicuramente segnerà questa mia pasqua e (spero!) anche la vostra. I vertici della chiesa emanano una serie molto grande di documenti ufficiali. Vi devo confessare che questa colluvie, pure importante, suscita in me un certo disagio. Pensavo che se li avessi letti e meditati tutti avrei dovuto impegnare non una, ma almeno due vite. Poi proprio in questi giorni papa Francesco ci ha donato una esortazione intitolata ”Gaudete et exultate, sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo”. Siccome da parecchio prego lo Spirito Santo perché mi ispiri, per dire cose efficaci per la realtà di questo nostro mondo, mi ha stupito il coraggio di Francesco. Parlare di santità al mondo di oggi? Mi sembrerebbe una follia. Però, conoscendo lo stile di questo papa, mi sono messo a leggere questa sua ultima fatica. Vi devo dire che l’ho letta tutta di un fiato e poi quando ho trovato il vangelo di oggi mi si è aperto il cuore. Infatti mi chiedevo: cosa devo dire adesso? Fare salti mortali per spiegare frasi come queste: “ogni tralcio che in me non porta frutto lo taglia…, ogni tralcio che porta frutto lo pota…, senza di me non potete fare nulla…”? Il commento più bello è proprio quello che Francesco ci scrive. La grazia che dal Signore passa a noi è proprio la linfa della nostra santità.

Vi spaventa questa parola? Noi siamo le formiche di fronte ai colossi che siamo abituati a vedere nei santi? Ebbene, Francesco ci parla dei santi che abitano la porta accanto. Ma quello è un peccatore e poi non mi è simpatico; si dimentica sempre di spegnere la luce delle scale! Si certo è un peccatore ed uno sbadato, esattamente come te. Ma se tu oggi cerchi di vedere il peccatore e l’antipatico della porta accanto come uno che è tuo fratello, lo saluti, o magari gli presti con gioia il cacciavite che ti chiede, hai fatto un passo sulla via della santità. E’ questa piccola santità, che possiamo fare in nome di Cristo, che ci fa crescere. Si, sono proprio queste cose insignificanti che ci rendono più vivi ed…umani.

Proseguendo il papa ci parla di due nemici che impediscono alla linfa della grazia di farci camminare sulla via della santità. Il primo è pensare che la nostra fede sia conoscere la purezza della nostra dottrina e pensare che per essere santi bisogna arrivare a quelle altezze vertiginose. Quindi un traguardo riservate a pochi eletti. Invece la nostra carne, con tutte le sue miserie è stata presa da Gesù ed a noi “piccoli” ci chiede di crescere come il tralcio della vite, un giorno dopo l’altro. Il secondo nemico è quello di pensare che ci possiamo salvare da soli, con i nostri sforzi e la nostra volontà. Ho sempre pensato che a forza di sforzi non si va da nessuna parte ed il vedere questo detto da Francesco mi ha reso enormemente felice. E’ la grazia (la linfa!) che viene da lui che qui e adesso mi fa compiere il passo di amare e sopportare quella persona che di solito cerco di evitare come la peste.

La strada maestra per la santità sono poi le beatitudini che ci chiedono di ribaltare, andando contro corrente, la nostra vita. Quando ci scopriamo poveri e peccatori è il momento di mettersi nelle mani del Padre. Così pure quando abbiamo fame e sete, quando cerchiamo di essere miti di fronte a chi vuol avere sempre ragione, quando di fronte al fratello che soffre cerchiamo di essere misericordiosi…, questi sono i passi che realizzano in noi la santità stessa del Signore e poi trasformano tutta la nostra vita in preghiera.

Mi fermo qui, ma avete ancora la pazienza di ascoltare il solito spot pubblicitario? Volete leggere anche voi questa esortazione del papa? Vi garantisco che è semplice come l’acqua e non c’è bisogno per capirla di essere dei teologoni. Provare per credere! La potete trovare su internet digitando “gaudete et exultate”, oppure penso in qualche libreria.

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