Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenivca 29 novembre 2015

prima domenica di avvento

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
(Lc,21, 25-28

Un nuovo anno liturgico inizia. Ci prepariamo a contemplare una volta ancora la venuta di Gesù nella nostra carne. Ed è gioia immensa per me e penso anche per voi. Abbiamo bisogno di sentire nel cuore il calore e la felicità del volto del divino bambino; abbiamo più che mai bisogno della dolcezza del suo sorriso che metta in secondo piano almeno per qualche giorno le doloranti immagini di questo nostro mondo sconvolto dal fanatismo. Si, perché la pagina del vangelo di Luca, che ci accompagnerà per tutto questo anno, parla proprio di segni da fine del mondo, di angoscia e di paura che attanagliano il nostro cuore. Le stelle, il sole e la luna sembrano ben fisse nel cielo, ma è la malvagità fanatica che sconvolge la terra che colma le genti di angoscia. Più che mai importante è dunque l’invito ad alzare il nostro capo verso il Dio che si fa uomo, credendo che lui è la nostra vera liberazione.

 

Sappiamo accogliere con gioia i suggerimenti che Gesù ci offre per vivere con intensità e profitto questi giorni di attesa? Ascoltiamoli. “State attenti a voi stessi perché i vostri cuori non si appesantiscano”. Non siamo molto “dissipati” in questo tempo. Lo spettacolo di Bruxelles ridotta a città assediata dal coprifuoco per quasi una settimana, come nelle tragiche notti della seconda guerra mondiale, ci fa passare la voglia di volare per Natale verso qualche paese esotico per vacanze su spiagge dove l’estate è perenne. Mentre scrivo si stanno svolgendo i funerali della ragazza veneziana, uccisa tra le braccia del suo fidanzato mentre partecipava ad un concerto. Questa angoscia non ci fa venire la voglia di barricarci in casa per non cadere nelle mani di violenti? Magari essi sono cresciuti insieme ai nostri figli, ma adesso essi giocano al tiro a segno con bersagli umani come nei peggiori film dell’orrore.

 

E invece no! Noi alziamo il nostro capo con fierezza e continuiamo a svolgere la nostra vita con assoluta determinazione. Avete pensato a Papa Francesco? In questi giorni si è fatto presente in alcuni paesi dell’Africa tra i più a rischio; noi, come lui vivremo, alla faccia dei fanatici, le nostre giornate a testa alta. I nostri ragazzi a scuola, noi al nostro solito lavoro, i nostri uffici aperti e cosi pure i nostri stadi e ristoranti, le sale da ballo ed i teatri. I fanatici vogliono farci morire di paura con la possibilità di essere colpiti dalla loro forza distruttrice in qualunque momento? E noi ce ne infischiamo di ciò che ci possono fare, ma viviamo la nostra vita di sempre. Perché è questo che dobbiamo fare: il nostro dovere puro e semplice, in tempo di pace, come di guerra, come sotto la minaccia dei taglia gole.

 

Vegliamo più che mai, sopportando anche i disagi che derivano dalle inevitabili e serie restrizioni che dovremo affrontare da parte di chi vigila sulla nostra sicurezza. Questo naturalmente senza vedere un potenziale sparatore in ogni fratello con la pelle di un altro colore e non intasando i centralini delle forze dell’ordine con i mostri generati dalla nostra psicosi. Dobbiamo essere prudenti senza lasciarci avvelenare dalla paura. Questa infatti non deve mai essere nella nostra vita come uno stato permanente. La paura che dura un istante ci può far riflettere e magari evitare un rischio. Quella permanente invece sarebbe una rinuncia ad una parte essenziale della nostra umanità che ci porterebbe aduna involuzione mortale.

 

Gesù infine ci dice che dobbiamo vegliare “pregando”. Ricordate? Pregava anche lui nel Getsemani, mentre sudava sangue. Chiede ai suoi amici di sostenerlo pregando per lui, ma essi non sanno vegliare: la tentazione di dormire è troppo forte, perchè i loro cuori erano appesantiti. Buttiamo via i nostri pesi e mettiamoci nelle mani del Padre. Sono mani forti e potenti. Nessuno può strapparci dalle sue mani, nemmeno la morte. Essa infatti è la porta stretta e faticosa che ci introduce nella risurrezione. Ma al di la di questi pensieri tragici, preghiamo con l’ascolto della parola di Dio che ci raggiungerà ogni giorno in questo tempo di avvento. Sentiamo nel cuore l’ansia dei secoli di attesa dell’antico popolo di Dio che implorava dalla schiavitù il liberatore, colui che avrebbe spezzato le catene, spalancato le porte delle prigioni. Sentiamo la dolcezza del pastore che guida il suo gregge verso pascoli di vita. Lui si prende cura anche della pecorella smarrita, di quella ferita, delle pecore madri e dei loro agnellini, ancora incerti per l’asperità del sentiero. Trasformiamo queste parole, meditandole nel nostro cuore, in emozioni serene che illuminino la nostra oscurità e ci spingano ad atteggiamenti di amicizia, di comprensione, di riconciliazione.

 

L’oscurità della notte ci avvolge oramai da troppo tempo, ma con speranza sappiamo che la luce del Signore che viene trasformerà questa oscurità in una notte di incanto, quando vedremo una volta ancora il suo volto, il suo sorriso. Allora la notte brillerà come il sole e sarà gioia. La gioia di un nuovo Natale.

 

Un nuovo anno liturgico inizia. Ci prepariamo a contemplare una volta ancora la venuta di Gesù nella nostra carne. Ed è gioia immensa per me e penso anche per voi. Abbiamo bisogno di sentire nel cuore il calore e la felicità del volto del divino bambino; abbiamo più che mai bisogno della dolcezza del suo sorriso che metta in secondo piano almeno per qualche giorno le doloranti immagini di questo nostro mondo sconvolto dal fanatismo. Si, perché la pagina del vangelo di Luca, che ci accompagnerà per tutto questo anno, parla proprio di segni da fine del mondo, di angoscia e di paura che attanagliano il nostro cuore. Le stelle, il sole e la luna sembrano ben fisse nel cielo, ma è la malvagità fanatica che sconvolge la terra che colma le genti di angoscia. Più che mai importante è dunque l’invito ad alzare il nostro capo verso il Dio che si fa uomo, credendo che lui è la nostra vera liberazione.

 

Sappiamo accogliere con gioia i suggerimenti che Gesù ci offre per vivere con intensità e profitto questi giorni di attesa? Ascoltiamoli. “State attenti a voi stessi perché i vostri cuori non si appesantiscano”. Non siamo molto “dissipati” in questo tempo. Lo spettacolo di Bruxelles ridotta a città assediata dal coprifuoco per quasi una settimana, come nelle tragiche notti della seconda guerra mondiale, ci fa passare la voglia di volare per Natale verso qualche paese esotico per vacanze su spiagge dove l’estate è perenne. Mentre scrivo si stanno svolgendo i funerali della ragazza veneziana, uccisa tra le braccia del suo fidanzato mentre partecipava ad un concerto. Questa angoscia non ci fa venire la voglia di barricarci in casa per non cadere nelle mani di violenti? Magari essi sono cresciuti insieme ai nostri figli, ma adesso essi giocano al tiro a segno con bersagli umani come nei peggiori film dell’orrore.

 

E invece no! Noi alziamo il nostro capo con fierezza e continuiamo a svolgere la nostra vita con assoluta determinazione. Avete pensato a Papa Francesco? In questi giorni si è fatto presente in alcuni paesi dell’Africa tra i più a rischio; noi, come lui vivremo, alla faccia dei fanatici, le nostre giornate a testa alta. I nostri ragazzi a scuola, noi al nostro solito lavoro, i nostri uffici aperti e cosi pure i nostri stadi e ristoranti, le sale da ballo ed i teatri. I fanatici vogliono farci morire di paura con la possibilità di essere colpiti dalla loro forza distruttrice in qualunque momento? E noi ce ne infischiamo di ciò che ci possono fare, ma viviamo la nostra vita di sempre. Perché è questo che dobbiamo fare: il nostro dovere puro e semplice, in tempo di pace, come di guerra, come sotto la minaccia dei taglia gole.

 

Vegliamo più che mai, sopportando anche i disagi che derivano dalle inevitabili e serie restrizioni che dovremo affrontare da parte di chi vigila sulla nostra sicurezza. Questo naturalmente senza vedere un potenziale sparatore in ogni fratello con la pelle di un altro colore e non intasando i centralini delle forze dell’ordine con i mostri generati dalla nostra psicosi. Dobbiamo essere prudenti senza lasciarci avvelenare dalla paura. Questa infatti non deve mai essere nella nostra vita come uno stato permanente. La paura che dura un istante ci può far riflettere e magari evitare un rischio. Quella permanente invece sarebbe una rinuncia ad una parte essenziale della nostra umanità che ci porterebbe aduna involuzione mortale.

 

Gesù infine ci dice che dobbiamo vegliare “pregando”. Ricordate? Pregava anche lui nel Getsemani, mentre sudava sangue. Chiede ai suoi amici di sostenerlo pregando per lui, ma essi non sanno vegliare: la tentazione di dormire è troppo forte, perchè i loro cuori erano appesantiti. Buttiamo via i nostri pesi e mettiamoci nelle mani del Padre. Sono mani forti e potenti. Nessuno può strapparci dalle sue mani, nemmeno la morte. Essa infatti è la porta stretta e faticosa che ci introduce nella risurrezione. Ma al di la di questi pensieri tragici, preghiamo con l’ascolto della parola di Dio che ci raggiungerà ogni giorno in questo tempo di avvento. Sentiamo nel cuore l’ansia dei secoli di attesa dell’antico popolo di Dio che implorava dalla schiavitù il liberatore, colui che avrebbe spezzato le catene, spalancato le porte delle prigioni. Sentiamo la dolcezza del pastore che guida il suo gregge verso pascoli di vita. Lui si prende cura anche della pecorella smarrita, di quella ferita, delle pecore madri e dei loro agnellini, ancora incerti per l’asperità del sentiero. Trasformiamo queste parole, meditandole nel nostro cuore, in emozioni serene che illuminino la nostra oscurità e ci spingano ad atteggiamenti di amicizia, di comprensione, di riconciliazione.

 

L’oscurità della notte ci avvolge oramai da troppo tempo, ma con speranza sappiamo che la luce del Signore che viene trasformerà questa oscurità in una notte di incanto, quando vedremo una volta ancora il suo volto, il suo sorriso. Allora la notte brillerà come il sole e sarà gioia. La gioia di un nuovo Natale.

 

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