Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 3 maggio 2015

quinta domenica di pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». (Gv, 15, 1-8)

Una immagine bellissima ci viene offerta in questa quinta domenica di pasqua, mentre la nostra comunità vive una festa importante: ventuno nostri bambini ricevono per la prima volta l’eucaristia. L’agricoltore, il Padre, pianta la vite vera che è Gesù nella nostra storia umana. Ogni uomo è un tralcio che può portare frutto solo se resta innestato in lui. Comprendiamo cosi la durissima affermazione di Gesù: “Senza di me non potete fare nulla”. Notiamo anche che il Padre si prende una cura personale di ogni tralcio, cioè di ogni persona. Ogni tralcio viene potato perché porti più frutto; il tralcio che non porta frutto viene tagliato, si secca e viene bruciato nel fuoco. Se rimaniamo in Gesù e le sue parole rimangono in noi, siamo suoi discepoli e portiamo molto frutto.

Partiamo proprio dal significato che questa festa ha per la nostra comunità: la prima comunione di oltre una ventina di nostri bambini. Si tratta per la nostra piccola parrocchia di un numero veramente grande, che scorrendo i registri non ha precedenti nella storia di San Paolo. Mi sono chiesto da dove viene questa abbondanza. Forse dall’accoglienza di famiglie giovani con figli piccoli? Può essere e se fosse cosi è segno che siamo sulla buona strada. E’ importante che come per i battesimi celebrati sempre a messa delle 11, la nostra comunità prenda coscienza di questa vita che scorre con i ritmi del tempo e della storia. E’ giusto che vediamo i battesimi dei nostri piccoli come la nascita di nuovi cristiani con cui proiettarci verso il futuro. E giustissimo che mentre ci uniamo ai papà ed alle mamme con le promesse battesimali, ricordiamo anche le nostre, fatte quando siamo stati battezzati e siamo stati innestati come tralci alla vite che è Gesù. Ma anche la festa delle prime comunioni è cosa più che mai nostra. Questi nostri piccoli figli che con l’eucaristia ricevono la pienezza della linfa della fede dobbiamo sentirli come nostri. Insieme alle loro famiglie noi siamo la grande famiglia che ha la responsabilità vera di crescerli come persone e come cristiani. Gesù nel vangelo che abbiamo appena letto insiste su una parola: “Rimanete in me”. Vediamolo questo invito come le parole che noi diciamo a degli amici molto cari che sono venuti a trovarci. ”Rimanete ancora un pò” diciamo perché il tempo che si passa in amicizia vera scorre via veloce ed il desiderio di stare insieme non è mai saziato.

Fermiamoci adesso su una frase che ci scandalizza: “Senza di me non potete fare nulla”. Francamente ci sembra una esagerazione, perchè noi e poi tantissimi che Gesù non sanno nemmeno chi sia, facciamo cose mirabili ed anche molto utili. Tutte queste cose che un uomo può fare hanno il loro valore nella storia umana, ma se non sono vissute nel dono di amore della nostra vita per il bene delle persone che sono con noi, non diventano frutti di vita eterna. Essi restano ricordi e date dei libri di storia, cioè come pula che il vento disperde. Mentre se sono fatti con l’amore che il Signore ci insegna, cioè sono dono della nostra vita ad altri, anche l’umile tozzo di pane o il bicchiere di acqua diventano ricchezza che dura per la vita eterna.

Un’altra affermazione non facile: “Ogni tralcio che porta frutto il Padre lo pota perché porti più frutto”. Pianta singolare è la vite! In ogni stagione deve essere potata altrimenti si insterilisce. I frutti crescono solo sulla parte che erompe nuova nell’anno. Quando il tralcio è potato piange una grande quantità di linfa che poi esplode con una vitalità incredibile ed in grandi grappoli succosi e dolci. La potatura sono le sofferenze che nelle varie stagioni della vita dobbiamo portare e spesso le vediamo come un danno, una ingiustizia di cui lamentarci con Dio e con il mondo intero. Gesù ci dice invece che esse sono una benefica potatura che ci fa crescere in nuove dimensioni, magari prima impensabili. Provare per credere!

Un’ultima riflessione: “Ogni tralcio che non porta frutto il Padre lo taglia, poi si secca e viene buttato nel fuoco”. Tremenda visione, o forse semplice constatazione? Chi cerca soltanto frutti di successo, di potere, di piacere egoistico ed immediato è poi così fortunato e da invidiare come spesso succede? Chi gioca solo su questo (lo constatiamo con tanto dolore!) spesso lo incontriamo come un rottame ai margini della strada della vita. La cosa più dolorosa è quella di chi prende conoscenza (magari troppo tardi!) di avere sprecato una montagna di risorse e di occasioni, trovandosi alla fine con dentro un vuoto totale. Non c’è bisogno che il Padre ci tagli dalla vite; spesso siamo noi che staccandoci da essa diventiamo tralci secchi, buoni da bruciare.

 

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