Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 4 gennaio 2015

seconda domenica di natale

Le feste di Natale ci incentrano sui racconti della nascita e della infanzia di Gesù narrati da Matteo e da Luca. Il presepe con i suoi protagonisti, Giuseppe, Maria ed il bambino, ma anche i pastori ed i magi che incontreremo tra poco nella festa della epifania, sono sotto i nostri occhi in una contemplazione ingenua che ci ha scaldato i cuori in questi giorni. Oggi invece fermiamo la nostra attenzione sulle parole che iniziano il vangelo di Giovanni. Esse sono un meraviglioso inno al progetto che il Padre ha per l’uomo e per il suo destino eterno. Facciamo un piccolo sforzo di comprensione perché anche ciascuno di noi fa parte di questo progetto.

Gesù, che adoriamo bambino, è il Dio fatto uomo è chiamato “Verbo”, parola. Parola onnipotente che ha dato origine all’universo di cui l’uomo è parte emergente. Possiamo ricordare il racconto della Genesi sulla creazione, con quel ripetuto “Dio disse…”. La sua parola diventa realtà e realtà buona; nel caso dell’uomo, creato all’ultimo giorno, la realtà è “molto buona”. Cristo dunque è quella sapienza infinita, come ci è stato detto nella prima lettura, che si fa parola potente dando principio a tutto ciò che esiste.

Gesù bambino ancora è la luce, elemento vitale ed importante per ogni forma di vita e soprattutto per l’uomo. In questo freddo inverno sperimentiamo proprio fisicamente questa realtà. La luce di questi giorni sereni ci rallegra e ci fa sentire meno dura la fatica della vita, mentre quando la caligine ci avvolge tutto diventa oscuro e la fatica nel compiere anche le più banali attività si moltiplica in modo esponenziale.

Il verbo e la luce, queste realtà eterne ed infinite, si fanno carne e vengono a mettere la loro abitazione in mezzo a noi. Ecco che ritorniamo al mistero del Dio fatto uomo che continuiamo a contemplare nel presepe. Il verbo che ha creato ogni cosa, assume la totale incapacità di un bambino che senza le cure dei suoi genitori non riesce a sopravvivere. E’ questo il fatto che scandalizza l’uomo e gli fa dire che questa è una impossibile follia. Sono spiegate così le considerazioni evidenti: “Venne come luce,…ma gli uomini preferiscono le tenebre alla luce. Venne in mezzo ai suoi,… ma i suoi non lo hanno accolto!” L’uomo può credere ad ogni cosa, che una statua di gesso o di metallo più o meno nobile sia Dio. Può credere che un uomo potente, ricco, bello e forte sia un Dio. Lo erano gli imperatori romani, o certi guru di esoterici movimenti religiosi dell'estremo oriente, o ancora certe divinità del nostro tempo che operano nel campo della politica o dello spettacolo. Però (via!) un bambino uguale a quello che donne rifugiate sfornano su qualche carretta del mare sia Dio è inconcepibile. E’ già un miracolo che mani pietose si prendano cura di lui e lo aiutino a non annegare come tanti più forti e robusti di lui. Eppure non ci sono delle evidenti coincidenze tra il piccolo naufrago della carretta del mare, con il bambino del nostro presepe? Non c'era posto per loro e devono accontentarsi di una mangiatoia, con l'asino ed il bue che lo scaldano con il loro tepore

Eppure…” A quelli che lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio!”. Questo avviene non per la forza dei muscoli di un uomo, ne per l’eleganza dei suoi ragionamenti, ma esclusivamente per l’accettazione di questo evento che sovverte tutti i nostri modi di pensare. Possiamo conoscere Dio e vederlo quando contempliamo adoranti i volto di un nostro piccolo tra le braccia della sua mamma. Se ci pensiamo, tutto ciò non è poi cosi difficile da capire. Quel visino addormentato fa nascere e crescere nel nostro cuore l’ondata travolgente di una forza che pervade ogni cosa. Questa forza che fa vivere tutto ha un nome molto semplice: si chiama amore!

Ora noi che siamo qui che cosa facciamo? Crediamo che il bambino del presepe è il nostro Dio? Vediamo in lui, che morirà sulla croce per noi, il salvatore del mondo e nostro? Oppure riduciamo il Natale ad una festa nella quale si scambiano doni, auguri e chiacchiere, magari mentre affrontiamo la fatica di cene che durano tutta la notte?

 

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