Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 4 febbraio 2018

terza domenica di quaresima

dal vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo. (Gv.2, 13-25)

 Terza domenica di quaresima; il segno di questa settimana, dopo il deserto e la montagna , è il tempio. Ci stupisce il comportamento di Gesù. Di solito lui è tranquillo e raramente scende in polemica, ma qui il comportamento ci sembra addirittura violento. Una crisi di nervi? Apparentemente sembrerebbe così, ma diversi indizi ci fanno pensare a qualcosa d’altro. Da buon ebreo lui conosceva certamente le usanze del tempio. Una lunga tradizione diventata legge faceva si che nel tempio, i cambiavalute ed i venditori di animali erano sicuramente di casa. La loro presenza era addirittura necessaria per l’esercizio del culto; infatti qui arrivavano pellegrini da ogni parte del mondo e cambiare denari di provenienza straniera o comprare animali per il sacrificio era una necessità. Inoltre Gesù sembra pianificare il suo intervento: si fabbrica lui la frusta e poi non chiede ai venditoii di andarsene, ma con gesti clamorosi rovescia i loro banchetti e li caccia fuori. Poi ai sacerdoti allibiti, che gli chiedono spiegazioni, lui risponde con durezza: “distruggete questo tempio e io lo riedificherò in tre giorni”. Dopo la sua morte i suoi discepoli si rendono conto che lui parlava del suo corpo. Abbiamo dunque qui un’implicita dichiarazione che il tempio non sarà più la costruzione di pietre, ma il suo corpo, la carne in cui lui Dio a voluto essere presente tra gli uomini. Il nostro tempio dunque sarà in ogni luogo dove lui è presente. Possiamo comcludere poi che ogni uomo che crede è potenzialmente tempio di lui. Paolo nella prima lettera ai Corinti ci dice appunto questo: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito abita in voi?”

Partendo da questa conclusione cosa possiamo ricavare di importante per la nostra fede? Una prima conseguenza, che san Paolo stesso ci suggerisce, è il rispetto del nostro corpo. Dobbiamo averne cura come di qualcosa di sacro, cercando ad esempio di non indebolirlo con usi improprii  dei cibi e delle bevande. Dobbiamo evitare gli eccessi che minacciano la sua stabilità ed evitare l’uso di sostanze (ad esempio vino, fumo o droghe) che minino la nostra salute. In caso di malattie è necessario seguire con scrupolo le prescrizioni dei medici. Naturalmente è pure importante l’attenzione a come viviamo la nostra sessualità, che deve sempre essere legata ad un amore vero e non mercenario o promiscuo.

Che dire poi del modo in cui la cultura del nostro tempo tratta la persona umana? Pensiamo ai bambini. Orrore ci fanno il loro uso nei paesi poveri del loro corpo sfruttato in lavori schiavizzanti o come miniera di pezzi di ricambio per i trapianti di organi. Oscena è pure quella di farne dei sodati che uccidono, perche invece di dare loro quaderni o libri per studiare, si danno loro armi da guerra. Ancora peggiore è il trasformarli in accattoni, oppure in strumenti per il così detto turismo sessuale. A questa galleria di orrori dobbiamo ancora aggiungere tutti i bambini vittime delle interminabili guerre e delle conseguenti migrazioni.

E delle donne cosa possiamo dire? Il loro corpo, sacro per la capacità di generare nuove vite, profanato perchè ridotto ad immagine publicitaria, oppure soggetto ad una schiavitù come merce da comprare per usi facilmente intuibili. Una triste parola poi che sentiamo ogni giorno è il “femminicidio”. Questo neologismo indica purtroppo il fatto che un uomo violento che dice di amare una donna, quando questa cerca di sopravvivere lasciandolo, non sa fare di meglio che ucciderla brutalmente. Una donna non si tocca nemmeno con un fiore… ingenuo proverbio di un tempo che non c’è più! Donne e uomini poi in numero consistente sono ridotti in schiavitù per sopravvivere nella miseria più totale. Sappiamo bene che la schiavitù è stata da tempo ufficialmente abolita. Purtroppo però in concreto essa ancora sussiste in numeri rilevanti.

Mi rendo conto che questo elenco, purtroppo incompleto, sta diventando una galleria degli orrori. Eppure, quando Dio ha preso un corpo come il nostro nel Natale, la nostra persona fisica è diventata suo tempio. Cosa possiamo fare noi? Avere cura del nostro corpo certamente. Poi avere la massima attenzione per i nostri piccoli, i vecchi, i malati, le persone fragili, facendo tutto il possibile per aiutarli a vivere dignitosamente. Può essere un impegno che ci prendiamo per questa nostra settimana di quaresima.

 

 

 

 

 

 

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