Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 5 febbraio 2017

quinta domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

 (Mt. 5, 13 – 16)

Dopo averci chiamati beati ed averci detto che la beatitudine possiamo viverla anche qui se incarniamo in noi la sua umanità, il Signore oggi ci dice altre parole bellissime. Da non credere: “Voi siete il sale della terra…la luce del mondo”. Possibile, Signore? E ci ammonisci pure di non diventare sale insipido, altrimenti è buono da buttare e non serve nemmeno a sciogliere la neve. E ci dici pure che non dobbiamo nascondere la nostra luce, ma farla brillare con le opere buone.

Esaminiamo queste due parole: sale e luce. Il sale è un condiomento universale che si usa a spizzichi molto piccoli, che hanno però il potere di esaltare il gusto ed i sapori di tutti i cibi. La luce di cui parlava Gesù invece non è la luce che oggi illumina le nostre case e le nostre città. Avrete certamente visto alcune fotografie della terra scattate da satelliti spediti nello spazio a distanze considerevoli. La cosa che colpisce è l’alone illuminato, che segnala nei vari continenti la presenza di grossi centri urbani: le metropoli di molti milioni di persone. La dislocazione di queste luci è soprattutto molto evidente nella nostra Europa, nel nord America, in alcune zone dell’asia, mentre sono piuttosto rare nel continente africano. Si segnano anche in questo modo i paesi ricchi, che si diversificano da quelli della fame. La luce di cui parlava Gesù era la piccola lucerna che si accendeva in un solo ambiente quando era sera e che dava un tenue chiarore a quelli che erano in quella stanza. Per questo la lucerna si metteva sul lucerniere in alto perche tutti potessero vedere. La notte, a parte il chiarore della luna o delle stelle, era completamente oscura salvo qualche piccola lucerna che aiutava il solitario viandante a spostarsi quando era proprio indispensabile.

Partendo da queste immagini con le quali Gesù gratifica noi che siamo suoi discepoli, possiamo fare alcune osservazioni. I suoi discepoli, allora come adesso, saranno nel mondo sempre una piccola minoranza. Siamo abituati ed abbagliati dalle folle oceaniche che riempiono piazza san Pietro, oppure dal milione e più di ragazzi quando si celebrano le giornate mondiali della gioventù. Ci sentiamo soddisfatti quando vediamo la nostra chiesa stracolma come nella messa di mezza notte a Natale e così ci sentiamo tanti. Queste sensazioni di potenza le dobbiamo ridimensionare confrontandoci con i miliardi di persone che oggi non conoscono di Gesù nemmeno il nome; oppure pensiamo alle decine di migliaia di abitanti della nostra Vercelli che in chiesa non vengono mai e che conscono il Signore solo con povere reminiscenze di quando erano bambini ed hanno fatto la prima (ed a volte l’ultima!) comunione. Crederci minoranza è una necessita evangelica per non cullarci in false sicurezze o per non crederci casta privilegiata.

Numeri a parte, abbiamo una seconda riflessione da fare ed è ancora più sostanziale. Noi che siamo discepoli di Gesù sappiamo dare gusto, oppure siamo sale insipido che non serve a niente? Siamo luce sul lucerniere, oppure luce nascosta sotto il moggio delle nostre sacrestie? Questo è un problema assolutamente essenziale ed ineludibile. Il complimento che Gesù ci fa come deve essere vissuto? Andando a messa? Cercando di osservare i comandamenti? Sentendoci a posto perchè noi abbiamo una fede? Certo queste sono cose buone, ma mi sembra che la parola “opere buone che facciano glorificare il Padre” abbia un significato più vasto. Spesso mi sento dire: “Guarda quello, va sempre in chiesa, fa la comunione tutte le domeniche e poi è peggio degli altri!” A volte possono essere giudizi malevoli per autoassolversi, è vero che anche i credenti in Gesù sono peccatori. Tuttavia  a volte (sotto sotto) si nasconde una tentazione farisaica che pure Lui ha denunziato: “Farisei ipocriti, che caricate gli altri di pesi insopportabili e voi non li toccate nemmeno con un dito!” “Signore, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri,…” le parole che dice parlando del fariseo e del pubblicano al tempio.

Le opere sante che viviamo in chiesa devono essere portate fuori in atteggiamenti che operano la giustizia. Pensiamo al numero dei poveri che non hanno le cose più essenziali per vivere: il cibo, la casa e soprattutto il lavoro. Le statistiche ci dicono che la povertà assoluta è raddoppiata nel giro di qualche anno. Pensiamo ai milioni di profughi che scappano dalle loro terre e vengono da noi per sopravvivere; costruiamo muri per difenderci o pensiamo che si debbano accoglierli? Pensiamo ai vecchi o ai malati che non sono più autosufficienti; che ne facciamo? Cerchiamo di dare loro qualche brandello di dignità, oppure pensiamo che è meglio intervenire con…l’eutanasia? In queste opere che umanizzano si gioca oggi la nostra verità di discepoli del Signore! E naturalmente tutto questo va fatto non per sentirci i migliori, ma con l’umiltà di chi si sente discepolo di Gesù povero e troppe volte non adeguato. Non siamo migliori di nessuno, semplicemente cerchiamo di fare quello che lui farebbe oggi se fosse qui. Soltanto noi possiamo far brillare la sua luce; solo attraverso di noi e di tutti i giusti che sono nel mondo lui è presente in questa nostra difficile realtà.

 

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo