Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 5 giugno 2016

decima domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo».
Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante
.(Lc 7  11 - 17)

Mi è capitato diverse volte di veder morire, magari dopo lunghe e strazianti sofferenze, dei bambini o delle persone giovanissime. Ricordo con immutato dolore la morte di Francesco o di Giulia, due bambini molto piccoli morti di leucemia, dopo cure tremendamente dolorose ed infinite preghiere dei genitori ed anche mie. Ricordo che in quei casi ho rivolto al Signore questa preghiera: “Perché non sei qui, Signore! Tu vedi lo strazio di questa gente. Perché non ti commuovi ed intervieni come allora, a quel funerale di Naim? Queste esperienze mi hanno trasformato. Così quando è capitato a me il vedere un nipotino straziato da un incidente spaventoso, non ho più detto “Salvalo”. Ho detto invece: “Se è la tua volontà lasciacelo ancora!” Ho ripetuto questa invocazione infinite volte per oltre un mese, fino a quando Marco, uscito dal coma, ci è stato restituito. Ancora adesso quando lo vedo, oramai giovanotto di diciotto anni, nel mio cuore ringrazio il Padre per il dono che ci ha fatto. E voi non avete mai sperimentato un miracolo? Grande o piccolo?

Partendo da queste premesse cariche di emozione oggi chiediamoci: “In cosa consiste il miracolo?” esso infatti, è un fatto che nel vangelo e anche in tutta la bibbia ricorre diverse volte. Potremmo dire che è un avvenimento che oltrepassa i limiti delle capacità umane. Evidente questo limite nel ragazzo di cui si celebrano i funerali che viene restituito alla madre che aveva solo lui, essendo vedova. Ancora più evidente nel caso della risurrezione di Lazzaro, sepolto oramai da quattro giorni. Pure chiarissima l’impossibilita di saziare la fame di cinquemila persone con cinque pani e due pesci, come ci ricordava il vangelo di domenica scorsa.  Un fatto che supera le possibilità umane e della natura dunque, che a volte è richiesto dalla persona in difficoltà in modo più o meno diretto. Marta dice a Gesù con tono di rimprovero: “Se fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. Esplicito invece il padre del ragazzo epilettico “Se puoi, guariscilo” e di fronte alla dura risposta di Gesù continua: “Credo, Signore, ma aiuta la mia incredulità!” Altre volte l’iniziativa è presa da Gesù senza che alcuno lo solleciti come nel caso di oggi. Qui è il suo immedesimarsi nella tragedia di questa vedova che ha perduto l’unico scopo della sua vita, che lo spinge ad intervenire anche se nessuno si sogna di chiederlo.

Quali sono dunque le componenti operative perchè il miracolo succeda? Quella di un intervento divino è certamente essenziale ed immersa nella sua insondabile volontà. Altre volte è legata alla preghiera ed alla santità di alcune persone. Esse sono talmente amiche di Dio e legate alla sua volontà che praticamente questa si identifica con quella di lui. Santa Rita era così immedesimata nella passione di Gesù che quella spina che lui le dona misticamente dalla sua corona ne diventa il segno e la consacrazione. La chiamiamo la “santa degli impossibili” perché la sua volontà era talmente unita a quella del Signore che essa a volte lo obbligava a fare ciò che lei chiedeva. La stessa cosa possiamo dirla di san Pio da Pietralcina, un uomo del nostro tempo. Vediamo folle infinite che in suo nome oggi, in questa nostra realtà atea, in buona parte riscoprono una fede, la preghiera e l’amore che il Signore ci comanda. Questo, a parte tanti altri segni fatti alle persone singole, mi sembra un grandissimo miracolo, molto simile all’accorrere di migliaia di persone a celebrare santa Rita dopo molti secoli dalla sua morte. E’ successo l’altra domenica, i 22 di maggio. E voi, credete che il miracolo richieda un intervento divino?

Questa domanda non è inutile nel nostro tempo. Infatti abbiamo già detto che oggi la negazione della esistenza di Dio è diventata un fenomeno massiccio, non più limitato a piccole frange materialistiche come i sadducei del tempo di Gesù. La religione dei nuovi atei è la scienza, vista come la chiave per trasformare la vita dell’uomo in un paradiso terrestre. La scienza scopre continuamente nell’universo realtà e potenzialità meravigliose che davvero ci parlano di una mente progettante infinitamente sapiente. Il non credente invece pensa che tutto questo sia opera del caso. Mi pare che questa mitica casualità sia qualcosa di così enorme, che si potrebbe tranquillamente identificare con un nuovo nome di…Dio. Il miracolo sta davvero intorno a noi in tutta la sua spumeggiante novità. E’ nascosto nella meravigliosa e complessa architettura dell’atomo, come nella infinita estensione dei mondi stellari. Ecco dei capolavori di stupenda bellezza; essi mi parlano della saggezza di un artista che tutto questo ha progettato e voluto, nascondendolo nella scintilla iniziale che ha dato principio a tutto. Questa scienza però non genera il paradiso in terra! Il suo meraviglioso potere nelle mani malvage di un uomo perverso trasformano la nostra vita in un inferno. Volete alcuni esempi? L’altro giorno il presidente degli Stati Uniti, ha visitato ad Hiroscima il sacrario del primo olocausto nucleare. Ecco un uso della scienza che potrebbe scatenare, in un ipotetico nuovo conflitto, la distruzione totale della vita sulla terra. Pensiamo alla bellezza di poter vincere la sterilità per una donna e donarle il sorriso di un figlio: la sua felicità e la pienezza della sua esistenza. Poi vediamo il mercimonio dell’utero in affitto, sfruttando certe povertà estreme queste donne devono prestarsi a questa indecente prostituzione per sopravvivere…

Anche la scienza dunque deve ispirarsi, per non diventare disumana, agli antichi, vecchi dieci comandamenti! Solo cosi diventa una nuovo e buon miracolo per l’uomo.

 

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