Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 5 luglio 2015

quattordicesima domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
(Mc, 6, 1 – 6)

Dopo i miracoli della scorsa settimana, Gesù ritorna nel villaggio dove è cresciuto, a Nazaret. Qui lo ha preceduto la sua fama di predicatore e di guaritore ed i suoi concittadini lo aspettano con scetticismo. Dove ha imparato a fare tutte queste cose mirabolanti? Qui ha sempre fatto soltanto il falegname e tutta la sua parentela non ha proprio nulla di straordinario. Sono scandalizzati ed increduli e lo sfidano a compiere davanti a loro le meraviglie che si dicono. Gesù non accetta la provocazione, non da a loro la soddisfazione di uno “spettacolo” gratuito e se ne va in altri posti, dove non troverà pregiudizi, ma fede.

Da amici che sono all’estero da parecchio tempo sento arrivare giudizi severi sulle nostre vicende italiane e l’invito a giovani intraprendenti a lasciare l’orticello per cercare gloria nel vasto mondo. Questo purtroppo già succede, ma non perchè il nostro paesello sia peggio degli altri; questo succede perché in un mondo globalizzato dove tutto viene specializzato in modo estremo, l’andarsene è una necessità. Certo io non inviterei i nostri uomini migliori di tutti i campi ad andarsene all’estero, ma chiederei a loro di chiedersi piuttosto come si possa diventare profeti in patria. Non voglio entrare a parlare di cose politiche, anche se queste sono importanti. Ma io vorrei che molti onesti di ogni colore si rimboccassero le maniche per fare si che il nostro paese, dal piccolo comune alle più alte autorità dello stato, fosse degno della sua bimillenaria storia.

Mi fermo dunque a rispondere a questa semplice domanda: Come fare a diventare profeti in patria? Per questo mi riferirei ad orticelli ben più ristretti, come quello familiare o del posto di lavoro. Infatti forse un risorgimento non può avvenire partendo dai vertici importanti, ma da fondamenta solide e garantite, cioè da una base molto più grande, come siamo noi gente comune. Come fai ad essere profeta per tuo marito o tua moglie? Come fai ad essere profeta ascoltato dai tuoi figli? Come puoi essere rispettato e seguito se hai responsabilità nel tuo posto di lavoro? Come puoi avere autorità se sei sindaco del tuo paesello di qualche centinaio di abitanti. Questo importa a noi che viviamo nel “piccolo cortile” di una città che si chiama Vercelli e che amiamo veramente. Forse in questi nostri piccoli orticelli noi commettiamo due errori di base. Il primo è che di solito noi diamo per scontata quella realtà che muove tutto il mondo che si chiama amore. Ami tua moglie o tuo marito chiedo spesso a chi mi accosta in un dialogo personale. La risposta è sempre perentoria: certamente! Poi quando chiedi quando hanno avuto solo un momento da passare insieme, per una cenetta o a anche solo per un caffè da soli ti rispondono: “Ma sai? I figli…” Così un amore vero nel corso degli anni si trasforma in una lagna e finisci per guardarti intorno se trovi qualcosa di meglio. E ahimè si finisce sempre per trovare… Cosi tra genitori e figli. E’ più facile rimpizzarli di tutte le porcheriole che ti chiedono che perdere tempo a spiegare loro che quelle cose fanno male, oppure sono uno spreco che non possiamo permetterci. Quando avranno venti anni e ti chiedono la luna che tu non sai staccare dal cielo, loro vedranno in te l’orco che dice di no, o l’incapace che non ha le risorse del papà del loro amico… In questo modo ti ritiene il fallito o l’incapace e anche tu finisci per rassegnarti a crederlo, ma la radice è molto più lontana!

Il secondo errore è quello di addormentare la nostra coscienza con piccole banali sciocchezza. Perché non buttare questa cartaccia per terra. Intanto poi qualcuno pulisce! Perché chiedere lo scontrino a chi ti ha preparato il caffè? Si tratta poi di un euro… Quando vostro figlio che non ha studiato prende un brutto voto perché andate dal maestro a dire che lui è un piccolo genio incompreso e dite al maestro di essere un incompetente, un incapace che non sa fare il suo mestiere? Interrompo la mia litania che potrebbe diventare infinita e stucchevole. Vi ho raccontato piccole, banali ingiustizie lo so bene! Purtroppo pero esse sono il fondamento ingiusto che diventa la base di ingiustizie ben maggiori. I figli diventano grandi ed avranno in mano responsabilità di giustizia molto più impegnative, ma abituati a sbracare fin dalla infanzia, continueranno a farlo anche quando saranno in posti di lavoro o di responsabilità sociali. “Ho timbrato ma adesso vado al mercato…intanto lo fanno tutti!” “Si il posto spetterebbe ad un altro, ma questo è un mio amico e gli devo dei favori…” Come vedete le ingiustizie con l’età e l’abitudine sono diventate più…sostanziose e la corruzione continua!

Avendo cura dell’amore e della giustizia si diventa profeti in patria? Forse, se questo viene praticato su vasta scala, potremo dire di si. Certo i furbi ed i profittatori ci saranno sempre (e questo ad ogni latitudine!), ma, vivaddio!, se esiste una maggioranza agguerrita che si decide di fare di queste due realtà portanti una bandiera da seguire ed una regola di vita alla quale educare, forse l’aria diventerà più respirabile: In ogni patria!

 

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