Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 5 marzo 2017

prima domenica di quaresima

dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».

Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».

Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

(Mt, 24, 37 – 44)

Vi piace la quaresima? Certo dopo il carnevale, finito mercoledi, il contrasto è notevole! Eppure questo tempo mi riempie di gioia per un motivo particolare: credo che la quaresima sia per la nostra vita la “primavera” di ogni anno. Questa stagione che sta per iniziare segna il trionfo della natura sulla “morte” dell’inverno. Guardate le gemme degli alberi: stanno inturgidendo e tra poco sarà un verdeggiare di foglie. Al mattino, presto presto, i merli riprendono a fischiettare, mentre nel freddo e nella oscurità delle delle settimane di inverno cercavano in silenzio il loro cibo. Inoltre l’invito a ritornare nel deserto con Gesù è qualcosa che mi richiama fortemente, perché per me è il ritrovare novità nel cuore e nella mente, pensando ai giorni che mi saranno donati ed alle novità che l’ultima stagione della mia vita mi offrirà.

Questa novità della vita passa attraverso un momento di lotta che chiamiamo tentazione. Vediamo nelle letture di oggi che nessuno è esentato da questa realtà, che è presente in ogni uomo e per tutta la sua vita. Vediamo tentato e sconfitto il primo uomo e vediamo tentato e vittorioso Gesù, vero uomo e figlio di Dio. Perché questo? La risposta è molto semplice. Infatti ogni cosa che Dio crea è imperfetta; anche l’uomo, anche gli angeli puri spiriti, dotati della facolta di conoscere e quindi di decidere sono sottoposti a questa prova. essi possono scegliere il male che desiderano, o il bene che il Padre suggerisce. Al primo uomo che sbaglia, Dio preannuncia uno che vincera il male sempre; si, proprio uno della sua discendenza: Gesù. Neppure lui pero è esente dalla tentazione ed il vangelo di oggi ce lo presenta appunto impegnato in questa lotta contro il male.

Di che genere sono le tentazioni? Naturalmente sono numerosissime, ma possiamo raggrupparle in tre grandi famiglie. La prima e forse la più banale è quella del piacere: far diventare le pietre pane per saziare la nostra fame. Sappiamo bene che non c’è solo la fame di cibi prelibati, ma c’è la fame scritta nella nostra carne (la sessualità, per esempio). Essa  dovrebbe sempre essere unita all’amore vero e duraturo come capacità di relazionarci con l’altro; invece spesso è degradata in un commercio, oppure in uno spreco che banalizza questa stupenda qualità dell’uomo. La seconda famiglia di tentazioni la possiamo individuare nel ritenerci il centro del mondo, superiori a tutti, i migliori del mazzo. Nella tentazione di Gesù è presentata nel fatto che se gli altri si buttano dal campanile si sfracellano, mentre lui avrà a disposizione gli angeli che lo  collocheranno a terra come una piuma. L’ultima famiglia di tentazione è quella del potere: “Diventerai padrone del mondo se prostrandoti mi adorerai”. Non si tratta soltanto del culto diabolico, vissuto da qualche invasato o da sette che si dedicano a questi riti. Il vero demone che domina il mondo, oggi come sempre, è il denaro, la ricchezza. I più grandi mali che violentlano l’umanità hanno nel denaro la loro radice. Pensiamo alle guerre: si aizzano odi tribali o religiosi, ma il fine è accaparrarsi le risorse di quei paesi. Pensiamo alla fame ed alle distruzioni che ne conseguono e che generano le migrazioni apocalittiche che stanno stravolgendo il nostro tempo. Naturalmente poi sul piano personale, l’adorazione delle ricchezze genera disuguaglianze sempre più accentuate e creano una miseria così grave che impedisce alle famiglie di avere i beni primari per soppravvivere.

Ogni uomo è dunque impegnato in una lotta continua che finisce soltanto con il termine della vita. In questa guera siamo vincitori o perdenti? Conosciamo bene la storia della nostra vita ed i risultati non sono certamente esaltanti. Solo uno ha vinto sempre le sue battaglie: l’uomo Gesù Cristo, il figlio di Dio, preannunziato fin dall’origine della storia. Per migliorare il numero delle nostre vittorie dobbiamo guardare a lui, o meglio ancora restare con lui. Il battesimo ci ha fatti membra del suo corpo mistico. Noi che nella fede siamo innestati in lui con il battesimo “per l’obbedienza di lui solo saremo costituiti giusti”. Sono le parole di Paolo nella seconda lettura. Naturalmente non si tratta di qualcosa di magico, ma di una realtà che dobbiamo scoprire e crescere in tutta la nostra vita. Ancora le parole che oggi abbiamo sentito ci indicano la strada. Gesù vince le sue tentazioni con la parola di Dio. Ad ogni lusinga del tentatore lui contrappone la volontà del Padre: “non si vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio,… non metterai alla prova il Signore,…solo il Signore tuo Dio adorerai!” Infine l’ultima tentazione la vince mentre sta per morire: “Padre, passi da me questo calice, ma si faccia la tua volontà, non la mia!” Ho sperimentato che la parola di Dio, ci può davvero cambiare. Bisogna incominciare a leggerla con amore e continuità ponendosi semplicemente la domanda: “Cosa mi dici, Signore? Cosa vuoi da me?” Ho sperimentato questa trasformazione e l’ho vista in molte persone che sanno bere con abbondanza a questa sorgente. Riempire la brocca ogni giorno significa davvero far rifiorire il deserto della nostra vita e lentamente trasormarci in Gesù. Naturalmente siamo fragili e le sconfitte le dobbiamo mettere nel conto, ma al termine saremo davvero vincitori, perché il Padre ci donerà ciò che non siamo stati capaci di fare.

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