Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 5 novembre 2017

trentunesima domenica del tempo ordinario

dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.  Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato». (Mt. 22, 34-40)

Queste parole che dici oggi, Gesù, le devo riferire a me, soprattutto a me.  Si perchè io sto su questa cattedra ogni giorno e ripeto le tue parole. Ma io le metto in pratica? Sarò per caso un fariseo come quelli che scorticavi vivi con queste parole durissime: “Osservate tutto quello che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perche dicono e non fanno”?

Papa Francesco ancora mi aiuta , Signore, perche in discorsi ai preti ed ai suoi colleghi vescovi, (prima ancora di essere papa) parlava di mondanità morale e di mondanità spirituale. Diceva che la prima era inevitabile e si tratta di un comportamento vizioso che ci porta a fare peccati e può raggiungere ogni persona, anche quella che sta ai vertici più alti della chiesa. Certamente questo è un male grave, ma visibile. Si tratta dei peccati che ogni persona commette. Sicuramente voi vedete i miei limiti: presunzione di essere capace e intelligente, insofferenza quando qualcuno scompagina i miei piani e orari, collera, scarsa attenzione alle necessità degli altri, pigrizia, golosità, antipatie… tutto questo voi lo vedete nei miei comportamenti e vi sono riconoscente se me li farete notare. Cerco di superare questi limiti, ma strapparli definitivamente, non ci riesco proprio.

Secondo il papa la mondanità spirituale è molto più pericolosa e subdola. Essa infatti rinasce sempre e se prende possesso di una persona, distrugge tutto cio che questa ha di bene. In che cosa consiste? E’ lo stile di viata mio, se do solo importanza al comportamento esteriore, alla mia immagine, senza badare alla sostanza. Per esempio: io da questa cattedra predico e vi dico le cose che so giuste, ma io queste cose le credo? E soprattutto cerco di viverle? Certo, io sono un prete e ci tengo ad essere ritenuto tale, ma non devo sfruttare il culto che celebro o la preghiera che faccio, come la copertura di logiche e di mentalità che sono anti evangeliche. Per questo si chiama mondanità spirituale, perche sotto una apparenza devota e di fede, io nasconderei l’apparire, il consumismo in cui sguazzo, l’egoismo sfrenato, l’arroganza di chi vuol sempre avere ragione, l’autosufficenza di chi si sente vincente e migliore,… La conversione che chiedo a voi quando predico, devo prima di tutto viverla io in ogni momento, altrimenti sono uno che dice cose belle, ma poi non le tocco nemmeno con un dito.

Come si può contrastare questa peste che in ogni momento cerca di distruggere la mia fede? La prima cosa è quella di guardarmi allo specchio con sincerità. Devo ammettere i miei difetti, scendere dal mio piedestallo; non paragonarmi con i migliori, per concludere che sono più bravo di loro, ma ritenermi come l’ultimo ed il più miserabile di quelli che vedo sbagliare clamorosamente. Bisogna che io eserciti una onestà intellettuale su me stesso, avendo di me un sentire preciso che ammette non solo le buone qualità, ma anche i difetti e le incapacita, scritti nel mio codice genetico e nella mia educazione. Un’altra cosa importante è rivedere la concezione che ho della mia vita di fede. E’ facile pensare che le mie buone capacita e la mia educazione ricevuta mentre mi preparavo ad essere prete siano forze che mi salvano. Questo sarebbe di nuovo farisaico, perchè penso che sia l’osservanza dei comandamenti a salvarmi. I farisei infatti non osservavano solo i comandamenti, ma anche le più minuteindicazioni della legge. Pagavano le tasse anche sulle erbe che crescevano sulle rive dei fossi, ma poi non avevano scrupolo nel mangiare i beni degli orfani e delle vedove. Noi al di la del cercare l’osservanza di queste leggi, dobbiamo aprirci all’azione dello Spirito santo. Lui puo dirigere la nostra coscienza a vedere con verità il nostro cuore e le intenzioni delle persone che ho davanti. Lui è il solo che possa liberarci dalle comode prigioni, nelle quali ci rinchiudiamo per non cambiare una virgola di ciò che siamo. La vita vera e salvata non viene da noi, ma da questo dono divino che ci è dato dall’alto e ci porta su strade di novità e di libertà.

Dopo queste riflessioni adesso comprendo bene le ultime parole di questo vangelo. Nessuno mi deve chiamare maestro. Il solo maestro sei tu, Signore; noi tutti, preti e fedeli, siamo senpre dei fratelli che devono guardare a te ed imparare da te. Nessuno di noi deve presumere di essere chiamato guida di altri. Solo tu sei la nostra guida con l’azione del tuo Spirito. Se mi permetti ti chiederei una cosa. So bene che tutti siamo figli del nostro Padre del cielo, ma quando qualcuno che seguo ed aiuto, facendomi strumento suo, mi chiama padre, mi permetti di essere felice? Almeno di essere la sua ombra…

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo