Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 6 dicembre 2014

seconda domenica di avvento

Dal Vangelo secondo Marco

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri»,
Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

(Mc,1, 1– 8)

Il vangelo di Marco che ci accompagna in questo anno inizia in modo singolare: con una breve e chiara professione di fede “ Vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio”. Dunque è quello che lui e noi dobbiamo vivere: seguire il Signore in un cammino di fede. Questo viaggio inizia in due luoghi: il deserto e la via che lo attraversa. Dobbiamo vedere il deserto come scelta di vita radicale dove chi entra, Giovanni Battista, Gesù, oppure ognuno di noi deve abbandonare tutti i suoi idoli. Potere, successo, popolarità, orgoglio non possono sopravvivere in questo luogo inospitale. Marco è l’unico evangelista che parlando delle tentazioni di Gesù, dice che stava “tra le bestie selvatiche”. In questo modo ci dice che lui è il nuovo Adamo che accetta diversamente dal primo, di percorrere la via di Dio. Il deserto infatti non è un punto di arrivo, ma una via che lo attraversa. La via è una delle immagini con le quali il nostro evangelista innerva il suo vangelo. Giovanni prepara la via; più tardi Gesù camminerà sulla via ed inviterà i suoi discepoli a seguirlo, camminando davanti a loro. Pietro rifiuterà di seguirlo su questa via perchè porta alla croce e così pure gli altri discepoli che sognano le loro vie di gloria. La via di Marco non è dunque la carovaniera che i nomadi seguono, ma l’adesione sempre più vera al Signore Gesù e soltanto un cieco, quello di Gerico, lo seguirà con decisione dopo essere stato guarito. In questo deserto risuona la voce potente che invita alla conversione ed il perdono dei peccati. La parola “peccato” parla di fallimento del traguardo che ci siamo proposti, di rottura della nostra amicizia con Dio, cioè la scelta libera e volontaria di un cammino diverso da quello che lui ci propone. Questo di solito genera vergogna e ci spinge a nasconderci dalla sua presenza. Le folle che arrivano a Giovanni nel deserto sono quindi le avanguardie del nuovo popolo che nella precarietà, ma con sincerità si prepara a seguire il Signore.

Entriamo dunque in questo deserto, desiderosi di spogliarci dei nostri idoli. Come Gesù, che dalla grandezza di figlio di Dio assume la miseria della nostra realtà umana, anche noi dobbiamo spogliarci delle nostre presunte grandezze. Del potere prima di tutto; non siamo certamente i padroni del mondo, ma un certo potere lo abbiamo tutti. Anche solo in famiglia e con le persone che ci sono affidate, oppure la dove siamo chiamati ad operare, è facile sentirci delle persone che comandano e si fanno servire. Dobbiamo dismettere questi atteggiamenti e ricordarci che siamo stati messi in questa realtà per essere “servi” delle persone che sono con noi. Un altro idolo che facilmente adoriamo è il successo, la popolarità. La tentazione di crederci i più belli ed i più bravi, di crederci il centro del nostro piccolo universo e quindi di guardare gli altri dall’alto della nostra presunta grandezza con la sufficienza di chi si crede un piccolo padre eterno, è sempre in agguato. Infine dobbiamo spogliarci dell’idolo più grave: il nostro egoismo. Pensare al nostro benessere esclusivo, senza curarci degli altri, è spesso qualcosa di così radicato che non riusciamo nemmeno più accorgerci mentre lo facciamo.

La via per distruggere questi idoli è davanti ai nostri occhi, proprio così come ce la presenta Marco. Non sono idee, bei ragionamenti, libri di teologia, ma una persona, quella che l’evangelista dichiara all’inizio del suo scritto: “Gesù Cristo figlio di Dio”. Dobbiamo guardare a lui intensamente, chiedendoci in ogni momento: “Cosa faresti tu adesso?” Sappiamo bene una cosa: lui si è spogliato della sua dignità divina, si è fatto uno come noi, per camminare davanti a noi in ogni circostanza della nostra vita.

 

Il vangelo di Marco che ci accompagna in questo anno inizia in modo singolare: con una breve e chiara professione di fede “ Vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio”. Dunque è quello che lui e noi dobbiamo vivere: seguire il Signore in un cammino di fede. Questo viaggio inizia in due luoghi: il deserto e la via che lo attraversa. Dobbiamo vedere il deserto come scelta di vita radicale dove chi entra, Giovanni Battista, Gesù, oppure ognuno di noi deve abbandonare tutti i suoi idoli. Potere, successo, popolarità, orgoglio non possono sopravvivere in questo luogo inospitale. Marco è l’unico evangelista che parlando delle tentazioni di Gesù, dice che stava “tra le bestie selvatiche”. In questo modo ci dice che lui è il nuovo Adamo che accetta diversamente dal primo, di percorrere la via di Dio. Il deserto infatti non è un punto di arrivo, ma una via che lo attraversa. La via è una delle immagini con le quali il nostro evangelista innerva il suo vangelo. Giovanni prepara la via; più tardi Gesù camminerà sulla via ed inviterà i suoi discepoli a seguirlo, camminando davanti a loro. Pietro rifiuterà di seguirlo su questa via perchè porta alla croce e così pure gli altri discepoli che sognano le loro vie di gloria. La via di Marco non è dunque la carovaniera che i nomadi seguono, ma l’adesione sempre più vera al Signore Gesù e soltanto un cieco, quello di Gerico, lo seguirà con decisione dopo essere stato guarito. In questo deserto risuona la voce potente che invita alla conversione ed il perdono dei peccati. La parola “peccato” parla di fallimento del traguardo che ci siamo proposti, di rottura della nostra amicizia con Dio, cioè la scelta libera e volontaria di un cammino diverso da quello che lui ci propone. Questo di solito genera vergogna e ci spinge a nasconderci dalla sua presenza. Le folle che arrivano a Giovanni nel deserto sono quindi le avanguardie del nuovo popolo che nella precarietà, ma con sincerità si prepara a seguire il Signore.

Entriamo dunque in questo deserto, desiderosi di spogliarci dei nostri idoli. Come Gesù, che dalla grandezza di figlio di Dio assume la miseria della nostra realtà umana, anche noi dobbiamo spogliarci delle nostre presunte grandezze. Del potere prima di tutto; non siamo certamente i padroni del mondo, ma un certo potere lo abbiamo tutti. Anche solo in famiglia e con le persone che ci sono affidate, oppure la dove siamo chiamati ad operare, è facile sentirci delle persone che comandano e si fanno servire. Dobbiamo dismettere questi atteggiamenti e ricordarci che siamo stati messi in questa realtà per essere “servi” delle persone che sono con noi. Un altro idolo che facilmente adoriamo è il successo, la popolarità. La tentazione di crederci i più belli ed i più bravi, di crederci il centro del nostro piccolo universo e quindi di guardare gli altri dall’alto della nostra presunta grandezza con la sufficienza di chi si crede un piccolo padre eterno, è sempre in agguato. Infine dobbiamo spogliarci dell’idolo più grave: il nostro egoismo. Pensare al nostro benessere esclusivo, senza curarci degli altri, è spesso qualcosa di così radicato che non riusciamo nemmeno più accorgerci mentre lo facciamo.

La via per distruggere questi idoli è davanti ai nostri occhi, proprio così come ce la presenta Marco. Non sono idee, bei ragionamenti, libri di teologia, ma una persona, quella che l’evangelista dichiara all’inizio del suo scritto: “Gesù Cristo figlio di Dio”. Dobbiamo guardare a lui intensamente, chiedendoci in ogni momento: “Cosa faresti tu adesso?” Sappiamo bene una cosa: lui si è spogliato della sua dignità divina, si è fatto uno come noi, per camminare davanti a noi in ogni circostanza della nostra vita.

 

preghiamo insieme: ascoltaci, o Signore

 

“ Vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio” O Padre, adoriamo con amore il tuo figlio Gesù che accoglieremo in questo Natale. Ti siamo riconoscenti perche per mezzo di lui è arrivata a noi la salvezza. Ti preghiamo

 

 

“Una voce grida nel deserto...” O Padre, il deserto sia per noi la lotta che in questi giorni viviamo contro i nostri idoli: il potere, il successo, l'orgoglio. Donaci la forza di cambiare davvero il nostro cuore. Ti preghiamo

 

 

“Davanti a te mando il mio messaggero” O Padre, la liturgia di queste domeniche è un messaggio potente che ci invita a preparare il nostro cuore ad accogliere un'altra volta Gesù. Fai che il messaggio che oggi riceviamo illumini il cammino di questa settima . Ti preghiamo

 

 

“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” O Padre, la via che ci indichi per cambiare i nostri cuori è il tuo Gesù. Fa che lo ascoltiamo e lo seguiamo in concreto, perchè lui cammina davanti a noi . Ti preghiamo

 

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