Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 6 dicembre

seconda domenica di avvento

Dal Vangelo secondo Luca

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».
(Lc,3, 1-6)

Dopo un solenne prologo storico, proprio dello stile di Luca, dopo i nomi dei personaggi illustri emerge la vera ed unica protagonista: la Parola di Dio. Essa investe Giovanni, un solitario ed austero profeta che viveva nel deserto e lo proietta in una situazione che dalla valle del Giordano si estenderà fino agli ultimi e più sperduti angoli della terra e fino alla fine del tempo.

 

Su che cosa dobbiamo riflettere oggi? Da ciò che abbiamo appena detto mi sembra evidente: sulla parola di Dio. L’abbiamo riscoperta noi cattolici con i concilio vaticano secondo, dopo che per secoli, visto che la lingua latina nessuno o quasi la comprendeva più, con l’introduzione nella liturgia della lingua parlata di ogni paese. Tuttavia, dopo i primi entusiasmi, dobbiamo chiederci a cinquanta anni dal concilio: ma noi credenti siamo davvero in grado di riceverla questa parola? Quasi tutti noi prendiamo contatto con essa solo nella messa domenicale ed i passi dell’antico testamento e delle lettere degli apostoli risultano piuttosto oscuri. Questa difficoltà non può essere superata con la sola omelia, che per la brevità del tempo a disposizione si rischia di ridurla ad una scolastica spiegazione del testo. E’ sempre più importante che i credenti cerchino di scoprirla con un impegno personale reso possibile da numerosi aiuti di diverso livello (soprattutto con l’aiuto dei nuovi mezzi di comunicazione). E’ pure importante che la preghiera personale, oltre alle formule consacrate dall’uso, parta sempre più dall’uso di questa parola, che diventa scoperta che ispira e dialogo sempre più intenso con il Padre.

 

Fermiamoci adesso a rispondere ad un’altra domanda: quali sono le caratteristiche della parola di Dio? Essa prima di tutto viene dall’alto, ma non vola sopra le nostre teste. Proprio il vangelo di oggi la cala in un contesto storico offerto dai nomi dei capi dei popoli di quel tempo. Vi ripeto spesso che Dio ci parla con questa parola antica, ma anche, essendo Signore della storia, con gli eventi che ci offre in ogni giorno. Essa non è dunque un invito ad estraniarci dalla realtà concreta della vita, ma una luce potente che ci immerge in essa con un ottica non solo umana, ma divina. Dobbiamo imparare che qualunque evento della nostra storia è sempre un dono di Dio, anche quando sembra uscire dagli abissi del male.

 

La parola di Dio passa da uomini per raggiungere altri uomini. Dai profeti, da Giovanni Battista, da Gesù, parola di Dio fatto uomo. E questo non è vero solo nella storia passata, ma anche oggi. Un papà, una mamma sono strumenti usuali attraverso i quali la parola passa ai figli. Ma lo stesso si può dire anche di tanti che magari inconsciamente ci offrono un messaggio con il quale Dio ci vuole raggiungere. Naturalmente è importante essere “matite” efficaci nelle mani del Padre.

 

Essa ancora non è parola magica o che approva l’esistente. Solo lui libera gli schiavi dall’esilio, ma la strada la dovranno percorrere i deportati. Dio di solito si mette in movimento per primo, ma anche l’uomo deve fare la sua parte di strada. Il suo marchio di origine è proprio questo: lui di solito rovescia le nostre letture della realtà, i nostri progetti, spedendoci contro corrente, o magari in direzioni inizialmente ripugnanti, che poi nel tempo riscopriamo come vera salvezza.

 

Infine la parola di Dio è sempre e solo una proposta. Abbiamo un proverbio: l’uomo propone e Dio dispone. Più giusto sarebbe rovesciarlo. E’ Dio che propone, poi l’uomo se vuole si dispone ad eseguire. Lui il creatore del mondo ed il signore della storia, non ci forza mai, ma rispetta sempre il nostro libero arbitrio. Ci sono dunque degli impedimenti che in noi lottano contro la nostra salvezza. I monti ed i colli sono la nostra pervicace superbia, l’arroganza nel volersi imporre sugli altri, lo spirito competitivo che ci spinge a sopraffare l’altro. I burroni possono essere le scandalose disuguaglianze economiche, già denunciate dai profeti e purtroppo più che mai attuali nel nostro tempo. I sentieri tortuosi infine possono essere le nostre mediocri astuzie, le scelte insensate che spesso costellano il nostro agire in situazioni per niente nobili…

 

Ecco dunque la conversione che il Padre ci chiede per questa seconda settimana di attesa. Lasciare spazio alla potenza della Parola, togliendo dai nostri cuori gli ostacoli che la rendono impotente.

 

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