Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 7 agosto 2016

domenica diciannovesima del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

 Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.  Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!  Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.  Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.  Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». (Lc12,13-21)

Avete ricordato nei giorni passati il vangelo di domenica scorsa? Parlava del ricco che aveva ammassato molti beni e pensa di goderseli. Invece muore e lascia tutto ad altri;  come ci siamo detti è un tremendo richiamo ad una evidenza che spesso ci sforziamo di dimenticare: la nostra precarietà. Oggi il Signore ci chiama “piccolo gregge” per dirci che il non ritenerci i padroni della nostra vita, ma amministratori, non è destinato al nostro annientamento, ma addirittura ad un “regno” già iniziato qui: la nostra risurrezione e la vita eterna. Ricordiamoci che il gregge quando lui parlava era davvero piccolissimo (poche decine di persone!); ma anche oggi, se pure siamo oltre due miliardi quelli che crediamo in Gesù siamo sempre un piccolo gregge rispetto ai più di sette miliardi di persone che popolano la terra.

Dobbiamo essere un piccolo gregge, però attivo e dinamico: “Siate pronti con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”. Giorno e notte dunque noi, suoi servi, dobbiamo attendere il Signore che viene. Lui viene in due modi. Il primo è quello segnato dal non sapere quando viene a dirci che la vita finisce. Di questo abbiamo già parlato l’altra settimana e non è il caso di insistere. Lui però viene in un secondo modo, quando ci chiede di incontralo nei nostri fratelli. Ricordate le altre parole: “Avevo fame mi avete dato da magiare, sete e mi avete dato da bere,…”? Noi che lui qui chiama suoi “servi”, lo dobbiamo accogliere con generosità vigile e pronta.

Lo dobbiamo accogliere prima di tutto nel tempo che ci dona. Quanti lamenti su ciò che passa nei nostri giorni! Spesso abbiamo l’idea che la fine del mondo sia dietro l’angolo, ma non è affatto cosi. Pensate al tempo di Eusebio il santo patrono che abbiamo celebrato in questi giorni: l’impero romano in sfacelo, l’intromissione politica negli affari di fede che porta il nostro santo ad un esilio di parecchi anni, e nel frattempo popoli nuovi che premono ai confini e che distruggeranno la potenza romana. Pensiamo al secolo scorso: due guerre mondiali, genocidi perpetrati verso diversi popoli, in una mostruosa opera di distruzione… Questo tempo, che ci sembra il peggiore di tutti, è semplicemente il nostro tempo con cose buone e cose malvagie. Lo dobbiamo dunque vedere come un dono che il Padre ci fa e lo dobbiamo amare con tutte le nostre forze e impegnando tutte le nostre risorse per renderlo migliore.

Lo dobbiamo accogliere pure con ciò che siamo e con tutto quello che ci capita. Naturalmente noi vorremmo sempre avere giorni facili, senza difficoltà, in buona salute, e vedere che tutto ciò che facciamo riesce in modo compiuto. Sappiamo che tutto questo non è possibile. Bene e male, gioie e dolori, giorni di sole e di bufera si alternano per tutti. Si per tutti, anche se qualche volta (soprattutto quando siamo oppressi da problemi molto gravi) diciamo che il male capita solo a noi, mentre ad altri tutto va sempre bene. Questi sfoghi si possono capire, ma certamente non rispecchiano la realtà. Tutti, anche se in modi e tempi diversi, dobbiamo passare attraverso le oscurità e le difficoltà della vita.

C’è un’ultima e consolante parola che dobbiamo avere presente: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli. Io vi dico li farà mettere a tavola e passerà a servirli!” Pensate, lui, il Signore, ci accoglierà cosi. Veramente ci accoglie già così tutte le volte che ci accostiamo alla eucaristia, ma in quell’ultimo banchetto sarà una meraviglia infinita. Le nostre fatiche avranno davvero questo frutto eterno di felicità e di vita.

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo