Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 7 maggio 2017

quarta domenica di pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni

 In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.  Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.  Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

(Gv. 10, 1 -10)

La quarta domenica di pasqua è sempre dedicata a Gesù buon pastore. Si parte dal discorso di lui riportato dal vangelo di Giovanni, che viene diviso in tre parti che si leggono a turno triennale in questa domenica. Questa domenica inoltre, quest’anno la prima di maggio, è anche la domenica tradizionalmente segnata per noi dalla festa di prima comunione. Sono felice di questa concomitanza perchè ciò permette ai nostri bambini e a noi di riscoprire il rapporto con Gesù in un modo più centrato su quello che lui vuole.

Mentre viviamo questa ricorrenza importante, chiediamoci: quale è la nostra esperienza religiosa? Essa puo avere molti volti. Anche quello del commercio. Quante delle famiglie dei nostri bambini per esempio oggi pensano di avere pagato il pedaggio dovuto. “Gli ho fatto fare la comunione, ho pagato il mio debito con Dio. La cresima, la messa alla domenica , il catechismo che continua? No, adesso basta, ho troppe cose da fare! Adesso sono libero di dedicarmi ai miei fini settimana in libertà”. A volte la nostra religiosità può essere idolatria. “Un santino nel portafoglio, la messa a natale, un segno di croce quando passo davanti alla chiesa e nessuno mi vede…queste sono il simulacro della mia fede, che mi trascino dietro, nel caso che poi Dio ci sia davvero.” Non è vero che ogni esperienza religiosa è positiva, basta che ce ne sia una. Pensiamo agli effetti devasastanti dei fondamentalismi che suscitano guerre sante, del rigorismo che genera terrore, del devozionismo selvaggio che crea sette e movimenti che plagiano le persone. Gesù ci chiede di vivere la nostra esperienza religiosa guardando a lui, passando per lui, la porta delle pecore. Certo vivere questa relazione con lui non è facile. Pagare un pedaggio è meccanico e semplice come entrare in autostrada con l’autovelox. Crearsi un dio a nostro uso e consumo è assolutamente immediato. Invece vivere una relazione è impegnativo. Provate a pensare alla difficoltà di vivere l’amore in famiglia tra uomo donna e figli, oppure una amicizia vera! Ci deve essere una grande disponibilità al dialogo, una sopportazione dei limiti dell’altro, una accettazione delle sue esigenze; ci deve essere poi una continuità, che non puo essere limitata al “mi sento” o allo spontaneismo.

L’immagine del pastore e delle pecore (pure sgradita nel nostro tempo, tanto che qualcuno mi ha suggerito di scambiarla con quella del delfino e del suo addestratore!) si presta molto bene ad esprimere alcuni aspetti fondamentali della nostra relazione con Gesù. Cosa fa il pastore? Chiama le pecore per nome, le conosce una per una, le conduce fuori, non le lascia allo sbando, ma cammina davanti a loro. Cosa fanno le pecore? Ascoltano la sua voce e lo seguono, Perché? Perchè riconoscono in lui una voce amica che le porta sempre a cose buone, anche quando per arrivarci bisogna seguire sentieri faticosi. Infine perché di fronte ad un pericolo lui non le lascia sole, ma le difende e le tira fuori dai guai in cui si sono cacciate.

Come vedete si tratta di parole semplici: chiamare-ascoltare,condurre-camminare, seguire conoscere. Piccole realtà quotidiane che segnano la nostra vita di ogni giorno. Basta cercare di incarnare queste parole nello scorrere delle nostre ore. Tutto questo si deve svolgere prima di tutto nel segno dell’ascolto. La parola di Dio che ci raggiunge la domenica, o con un impegno continuatvo e personale ogni giorno, la vediamo davvero come una parola che Gesù rivolge a noi personalmente? Oppure ci affanniamo a cercare di capire il testo o la parola dimenticandoci di lui che ci parla? L’unica vera domanda che ci dobbiamo porre sempre è soltanto questa:”Cosa mi dici, Signore?” Da questo ascolto devo poi seguire il “fare” ciò che lui ci suggerisce. Dobbiamo dunque chiederci: il nostro rapporto con lui ci porta ad essere diversi, oppure ci lascia sempre nel posto in cui siamo? Per fare un esempio, quando Gesù ci parla di perdono continuiamo a dire che perdonare è impossibile? Oppure almeno cerchiamo di pregare per la persona che ci ha offeso? Fare come in questo secondo caso sarebbe un mettersi in movimento, un iniziare a seguire lui.

Guardare a Gesù come al pastore che ci guida nella nostra vita, come vedete, è una cosa molto semplice e veramente bella, non vi pare? Che distanza abissale da una religiosità fondamentalista che stermina gli avversari. Oppure da quella rigorista che ci presenta un dio che ci minaccia l’inferno per ogni sbaglio. Distante pure da un Dio al quale paghiamo il nostro debito con un santino, o con un segno di croce, dopo esserci guardati attorno perchè nessuno ci veda…

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo