Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 9 agosto 2015

diciannovesima domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». ( Gv, 6,41 – 51)

Vi dico spesso che il vangelo di Giovanni è molto impegnativo. Poi questo discorso sul pane di vita eterna, che di solito quando si legge il vangelo di Marco capita nei mesi di luglio o agosto è sempre stato per me quasi un incubo. Infatti soffrendo molto il caldo duramente, in queste settimane mi sento il cervello ridotto in poltiglia e fare ragionamenti troppo arzigogolati mi diventa impossibile. In questo anno, tormentato dal caldo africano che da oltre un mese ci perseguita, Dio ha avuto misericordia di me e per questa terza settimana mi è venuto incontro con un aiuto che è stato per me una vera epifania. Ho trovato un indicazione preziosissima che mi ha staccato dal tema del pane di vita, sicuramente centrale, per indicarmi una piccola frase del vangelo che avevo sempre trascurato. La frasetta è la seguente: “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato…Sta scritto nei profeti: tutti saranno istruiti da Dio!” Mi sono reso conto che nella mia fede non ci deve essere soltanto l’aspetto teologico e sacerdotale, ma non anche quello profetico che pure amo moltissimo, ma che a volte dimentico. Si, perché i profeti sono personaggi strani, spesso improbabili e così disparati che, se non guardiamo con attenzione, rischiamo di non coglierli.

Devo confessarmi quando Don Marco, il nostro arcivescovo, nella omelia della festa di S. Eusebio ha detto: “Vercelli, diventa la città degli stranieri!”, l’ho giudicata una imprudenza. Di fatto il foglio pubblicitario del giornale la Stampa lo ha messo in grande evidenza; così mi dicevo: adesso i benpensanti e certe parti politiche ci massacreranno. Devo chiedere perdono al Padre, a Don Marco e a voi fratelli per il mio giudizio malvagio. Infatti il nostro arcivescovo è stato profeta e adesso cerco di spiegarvi il perché.

Parto dal fatto che pochi giorni prima Claudio era venuto per un colloquio. Visto che è in mobilità in attesa di pensionamento, è venuto ad offrirsi come volontario e la caritas ha sempre bisogno di menti e di braccia valide. Parlando con lui mi ha detto che è di origine veneta. Mi è venuto in mente di chiedermi quanti sarebbero i vercellesi puro sangue, se nel 1945 non ci fosse stata questa primissima immigrazione che allora chiamavamo “dei ciò digo”? E poi chi non ricorda negli anni cinquanta l’invasone di quelli che ancora oggi chiamiamo “terroni”? Grazie a loro la nostra città è cresciuta di chilometri quadrati di case e raggiunge ancora oggi oltre 46.000 abitanti, anche se questa cifra è da una decina di anni in calo endemico. Se non avessimo gli stranieri che ci danno figli nel giro di un decennio la nostra città sarebbe ridotta ad un paesone di poco più di diecimila abitanti. Già adesso vediamo una decadenza preoccupante: negozi chiusi, interi palazzi in sfacelo, le industrie inesistenti. Già ora la nostra cara città, formata per la maggior parte da gente di origine veneta e meridionale, da adesso in avanti resterà una citta degna di questo nome grazie agli stranieri che stanno stanziandosi tra di noi. Penso quindi che don Marco, successore di sant’Eusebio è stato davvero per la nostra città un profeta.

Scusandomi per questa lunga digressione, comprendiamo che il Padre del cielo ci attrae per mezzo delle voci profetiche di cui siamo circondati e che risuonano pure in questo nostro tempo. La domanda fondamentale e difficile è come si faccia riconoscere la voce di Dio in questo guazzabuglio di persone, che tutte ci cantano le loro canzoni. Da sempre nella bibbia ci sono profeti che di volta in volta possono essere chiamati autentici oppure falsi. Ci sono dunque offerte alcune caratteristiche che sono valide pure oggi. La prima è che profeti non si diventa per nascita. “Non sono profeta ne figlio di profeti, ero un pastore e coltivavo sicomori…”. Ce lo dice Amos che coì si giustifica di fronte a chi vorrebbe imporgli di tacere. La voce di Dio non risuona soltanto negli uomini di chiesa o dei credenti, ma profeti possono essere le persone più improbabili, come gente senza fede, povera ed apparentemente ignorante. Una seconda caratteristica è quella che il messaggio che ci viene trasmesso è scomodo, contrario ai ragionamenti di successo ed in voga; insomma qualcosa che ci urta, che ci obbliga quasi ad intimare di tacere a chi ce lo fa pervenire. Di solito sono cose che contrastano con il sentire della maggioranza, dell’ordine stabilito a volte anche in modo sconvolgente. Pensiamo alla figura di Geremia, che deve soffrire la persecuzione e quasi la morte perché supplica i suoi capi di non opporsi ai conquistatori Assiro babilonesi. Non ascoltato dovrà vedere la distruzione della sua nazione ed una deportazione che durerà settanta anni. Infine la caratteristica ultima è che queste voci profetiche non solleticano i sentire più basso della gente, ne ricavano da ciò che dicono ricchezza ed onori, ma persecuzioni ed a volte la morte.

Concretamente dunque facciamo attenzione a questi segni con cui il Padre ci vuole attrarre a se. Sappiamo scrutare anche le voci più improbabili e magari quelle che ci scomodano e ci fanno arrabbiare. Oltre ai primi momenti di smarrimento, forse riusciamo a vedere cose nuove ed importanti che riescono davvero a farci approdare a nuove dimensioni, ad una libertà più vera. In piccoli messaggi, apparentemente insignificanti, può arrivare a noi ogni giorno la voce del Padre che ti vuole ricolmare del suo amore.

 

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo