Parrocchia di San Paolo Vercelli
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Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

 Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». (Mt. 11,25 -30)

Queste poche righe di vangelo ci pongono subito una domanda precisa: chi sono i sapienti che rifiutano Dio ed i piccoli che lo accolgono? Diciamo che più che di persone individuate, queste parole si riferiscono a due atteggiamenti o modi di essere contrapposti. Per questa ragione tutti possiamo crederci a volte dei sapienti e specialisti nella fede ed in un altro momento dei semplici che la accolgono completamente come un dono. Questa contrapposizione tra sapiente e piccolo percorre tutto il vangelo di Matteo. Abbiamo così Erode e i magi, le folle che accorono da Giovanni battista facendo penitenza ed i farisei che invece vogliono capire chi lui sia, i falsi profeti e i discepoli ed ancora il fariseo che si ritiene giusto ed il pubblicano che si riconosce peccatore. Rispecchiandoci in questi episodi, noi ci riteniamo saggi quando di fronte ad una parola del Signore noi vorremmo una prova che ce ne confermi l’evidenza. Pensiamo ad un dubbio che ci viene spesso: la risurrezione esiste davvero? Se noi cerchiamo di trovare le prove scientifiche che dopo la morte esiste la vita eterna, noi resteremo degli eterni Tommaso. Infatti la risurrezione la vedremo soltanto dopo la morte.  Quindi per tutta la nostra esistenza continueremo ad essere tormentati da questo dubbio insuperabile. Siamo “piccoli” invece se noi accogliamo semplicemente nelle parole di Gesù: “Chi crede in me anche se è morto vivrà”. Pensiamo alla schiera infinita di “piccoli”che, sulla scorta di questa parola, hanno superato ostacoli enormi, fino alla morte, accettata con semplicità, anche se per tanti essa veniva in modo violento con il martirio.

Sempre in questo vangelo Gesù ci parla del suo giogo che è leggero. Esiste dunque per l’uomo un giogo pesante? Per rispondere si, basta guardare alle nostre giornate ed al tempo che viviamo. Scopriamo così che essere depressi, scoraggiati o abbattuti non è affatto una rarità o una malattia. Sono invece un aspetto costitutivo della nostra stessa natura umana. Noi abbiamo nel cuore aspirazioni molto elevate di benessere e ogni momento ci scontriamo con il fatto che i nostri  talenti sono limitati e generano spesso incapacità e fallimenti. Poi ci sono le difficoltà del tempo che viviamo e queste hanno dei riflessi molto importanti sulla nostra vita. Pensiamo soltanto alla crisi che viviamo in questi anni ed alle conseguenze nefaste che ha generato: mancanza di lavoro per una intera generazione di giovani, povertà per tanti che stavano bene, insicurezze sul piano economico… Queste difficoltà di solito le possiamo portare, ma quando esse si accumulano, come quantità e durata, diventano un peso che ci sciaccia e di conseguenza sono una malattia. Per sopportare  questo giogo, che minaccia la nostra stessa sopravvivenza, ci sono naturalmente aiuti medici e psicologici, ma bisogna attingervi per tempo e non lasciare che queste cose diventino il cancro che corrode il nostro cervello.

In cosa ci può aiutare il “giogo leggero” di cui ci parla Gesù? Naturalmente stiamo parlando della fede che ci unisce a lui e che puo essere una risorsa fondamentale. Innanzitutto essa ci offre la vita sua come un esempio efficacissimo. Egli infatti, dalla nascita alla morte tragica che subisce, porta tutta la gamma sconfinata di dolori, di difficoltà, di sofferenze in tutto uguali alle nostre. Caratteristica molto evidente che lo conforta e sostiene è la sua comunione con i Padre, al quale si rivolge con una preghiera incessante e prolungata. La fede ancora ci offre risposte su quelle che sono le scelte importanti della nostra vita. Essa non è vista come un insieme caotico di eventi, ma è orientata come una vocazione essenziale per noi e per chi vive con noi verso orizzonti di giustizia e di sopravvivenza alla stessa morte. Questa visione totalizzante ci aiuta a trovare un senso anche nelle frustrazioni più grandi della vita: le malattie, gli abbandoni affettivi, i crolli professionali. Anche in questi duri momenti riusciamo a sentirci circondati dall’affetto che Gesù ci offre con la sua vita e magari con l’aiuto di qualcuno, che lui sa materializzae vicino a noi. La fede ancora ci offre una misericordia,  che come un balsamo efficace sa guarire le debolezze dei nostri peccati. Nonostante siano tanti e ripetuti, noi sappiamo che il Padre sempre ci accoglie e ci rimette in cammino. Spesso ci vediamo vittime di sopprusi ed ingiustizie. E’ ancora la fede che, al di la di ciò che qui non ci viene dato, ci assucura che una giustizia per noi sarà fatta e saremo ripagati con un interesse inaudito: la vita eterna.

            “Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi”. Ci rendiamo conto che fino ad ora abbiamo sempre parlato al singolare? Gesù invece parla al plurale perché anche se le sue parole devono essere vissute con verità da ogni persona, esse trovano una forza che le potenzia e trasfigura quando noi le viviamo insieme nella liturgia. Dalla accoglienza di una nuova vita nel battesimo, alla consacrazione dell’amore di due sposi, all’addio di chi ci lascia morendo, tutti insieme noi condividiamo le gioie ed i dolori, le fatiche ed i problemi sia personali sia comunitari qui con lui, ma anche tra di noi. Cosi anche noi insieme a lui ci sosteniamo a vicenda come una grande famiglia, dove nessuno è solo. Poveri o ricchi, sani o malati, giovani o vecchi, lui sa riunirci fino a diventare un solo corpo. E’ meraviglioso essere insieme, non vi pare?

 

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