Parrocchia di San Paolo Vercelli
Parrocchia di San Paolo Vercelli

Indirizzo

Via S. Paolo, 1  

13100 Vercelli

Italia

Contatti

Se volete contattare direttamente don Osvaldo Carlino, potete farlo ai seguenti riferimenti:

email: osvcarli@tin.it

telefono: 0161-257670

Oppure potete compilare il modulo che troverete cliccando QUI

Dove Siamo

il contatore ha completato un giro.

i contatti sono dunque 100.000 più quelli attuali

domenica 9 novembre 2014

festa della dedicazione della basilica lateranense

Dal Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. (Gv, 2, 13 – 22)

Un Gesù arrabbiato in modo addirittura violento, armato di frusta come Indiana Jones, che sbatte all’aria i tavoli dei cambiavalute ed i venditori di animali per i sacrifici? Cosa che se non fosse scritta nel vangelo non riusciremmo ad immaginare. Eppure Giovanni che scrive era stato testimone di questa furia. Prima di altre considerazioni dobbiamo proprio fermarci su questa ira scatenata. Dunque la collera, la furia con cui ci arrabbiamo non è soltanto una debolezza, una perdita di controllo della nostra ragione sul nostro istinto. Se fosse cosi infatti sarebbe un peccato e Gesù non ha peccati, anche se conosce tutte le emozioni dell’uomo. Dunque una buona arrabbiatura può essere una cosa giusta e non solo uno sfrenarsi istintivo. Quando e a che condizioni? Una collera indubbiamente non buona è quella di chi sul lavoro incassa tutto con un educato sorriso, ma poi a casa la pagano i figli piccoli che disturbano, oppure la moglie che semplicemente ti chiede come stai. Versi su di loro, che non ne possono niente, le tue frustrazioni e rendi irrespirabile l’aria di casa. Non parliamo poi della violenza gratuita che in un mondo come il nostro, in modo organizzato e, per buona misura, magari in nome di Dio, distruggono con una brutalità inimmaginabile equilibri stratificati da milleni tra diverse etnie e religioni Follie purtroppo, che vediamo con orrore esplodere in questo nostro tempo, che con un eufemismo diciamo moderno. E’ importante chiederci adesso quando una collera possa essere buona. Dall’esempio di Gesù possiamo ricavare indicazioni utili. Lui si arrabbia per riportare il tempio ad essere “casa di preghiera” e non mercato, lo fa pubblicamente, di fronte ad autorità che poi naturalmente si prenderanno la loro rivincita uccidendolo. Può essere sana una collera nel dire pubblicamente le ragioni assumendosene le responsabilità, per risanare situazioni sbagliate e dare rilievo a cambiamenti necessari in nome della giustizia. Questo fatto magari in nome di coloro che sono troppo sprovveduti per cercare ciò che onestamente dovrebbero avere; essere loro avvocati, anche con decisione, può essere un modo di dire la collera, anche per chi non sa farsi le proprie ragioni. Con le persone la nostra collera non deve mai essere disgiunta dall’amore. Deve servire non per assoggettare l’altro, ma per correggerlo e magari ad aiutarlo a capire cose che non riesce a vedere. Dopo la durezza poi deve venire la dolcezza di una pace, su tutte le altre manifestazioni correnti. Per questo la bibbia nella sua saggezza ci dice: “Non tramonti il sole sulla vostra ira”. Cerchiamo di farlo nella intimità delle nostre case riconciliandoci prima di chiudere una giornata. Gesù infatti alcune volte va in collera con i suoi apostoli, certamente non con la frusta, ma chiamandoli stolti e tardi di cuore a capire; poi però la sua pazienza con loro continua in modo costante, li accetta e li istruisce con efficacia.

Dobbiamo pero adesso dire alcune parole sul significato di questa festa. Partendo dalla arrabbiatura di Gesù che vuole un tempio casa di preghiera, veniamo alla festa di oggi che celebra la costruzione della prima chiesa eretta in modo ufficiale, dopo che con Costantino il cristianesimo aveva avuto cittadinanza. Si tratta appunto della basilica del Laterano. Da questa prima chiesa discendono infinite altre, anche negli angoli più sperduti della terra. Naturalmente, oltre le basiliche sontuose, ci sono le piccole chiesette in paesini di pochi abitanti, oppure capanne di frasche in sperduti angoli della terra. Queste costruzioni, belle o povere che siano, devono essere il segno della presenza di Dio in mezzo alla sua gente e non mercato. Per i nomadi ebrei che camminavano nel deserto la casa di Dio era una tenda messa fuori dall’accampamento. Solo molto più tardi Salomone costruirà in Gerusalemme l’unico tempio. Mentre in quello erano custoditi i segni della liberazione della schiavitù, nelle nostre chiese è custodito colui che veramente ci ha liberati dal dominio del peccato e della morte: il corpo ed il sangue di Cristo immolato, sotto i segni del pane e del vino. La chiesa diventa dunque anche il luogo nel quale i credenti si radunano per vivere insieme al Signore le feste, i momenti felici e quelli tragici della vita, sia dei singoli che della intera comunità. Mantenere puro questo luogo è un compito che deve trovarci tutti vigilanti in una comunione accogliente, che supera le diversità e cerca una armonia costruita intorno alla parola che ascoltiamo ed alla eucaristia di cui ci nutriamo.

<< Nuova casella di testo >>

 

preghiamo insieme: ascoltaci, o Signore

“ Trovò nel tempio gente che vendeva buoi pecore e colombe...” O Padre, questa nostra chiesa deve essere sempre casa di preghiera. Aiutaci ad esservi presenti con rispetto e tanta preghiera . Ti preghiamo

 

 

“Non fate della casa del Padre mio un mercato” O Padre, scusaci se lasciamo che i nostri bambini giochino qui. Oppure se i nostri vecchi che sono sole scambiano qui le uniche parole di una giornata. Fai invece che noi abbiamo qui sempre un contegno decente. Ti preghiamo

 

 

“Distruggete questo tempio ed in tre giorni lo farò risorgere” O Padre, Gesù ci insegna che tempio di Dio è il cuore di ogni uomo. Con il rispetto verso i più piccoli, fragili e malati donaci di onorare la sua divina presenza in loro ed in mezzo a noi . Ti preghiamo

 

 

“Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli credettero” O Padre, aiutaci a credere che anche noi risorgeremo e rendici capaci di amare, di avere sempre cura e rispetto per il nostro corpo. Ti preghiamo

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Parrocchia di San Paolo in Vercelli - Realizzato da Luca Costanzo