Parrocchia di San Paolo Vercelli
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mercoledì 1 novembre 2017

solennità di tutti i santi

Dal Vangelo secondo Matteo

 

 In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

 Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

 Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

 Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

(mt, 5, 1 - 12)

Sono tante le feste che mi sono care. Una ritorna tutte le settimane, quando la domenica, alla messa delle ore 11 mi vedo circondato da un mare di bambini, anche molto piccoli, che considero ed amo come fossero non solo vostri, ma anche miei. Poi c’è il Natale, con l’incanto dei suoi presepi e del Bambino posto nella mangiatoia. Poi la pasqua con il mistero della morte e della risurrezione, festa austera e splendida insieme. Ma io sono un romantico ed amo la festa dei santi fin da quando ero un piccolo piccolo. Non c’era una motivazione di fede, ma un dolcissimo ricordo di un papa e di una mamma che tenendomi per mano mi accompagnavano al cimitero. Sul viale prima di arrivarci c’era un numero grande di bancarelle con giocattoli e dolcetti che mi riempivano gli occhi di desiderio e un anticipo dei regali di Gesù bambino ci scappava sempre. Erano le due sole volte che nell’anno ricevevo un dono. Poi per alcuni mesi, nel freddo dell’inverno, c’era il tepore della casa con il cuore caldo per la presenza di papà e mamma, che, lavorando in campagna, finalmente avevano più tempo per me. Prima venivano le storie che mi facevano sognare, poi quando ero poco più grande le partite a carte nelle interminabili notti invernali; allora non c’era la televisione e la radio era ancora uno strumento da ricchi. Come vedete questa festa è per me una immersione totale nella nostalgia allo stato puro.

         Nostalgia soltanto del passato? E no! Nostalgia anche adesso che sono vecchio. Rivedo in questi giorni una sequenza sconfinata di volti amati. Non sono soltanto   persone a cui sono legato per carne e sangue. I miei maestri per esempio; quelli delle elementari e del seminario: formatori stupendi che mi hanno aperto la mente alla gioia di conoscere, mi hanno cresciuto nella fede e maturato nella mia vocazione sacerdotale. Poi una schiera infinita, che non so contare, di amici incontrati nelle comunità nelle quali ho svolta la mia presenza di prete. Tanti sono vivi e quasi ogni giorno ne incontro qualcuno; è sempre una grande festa ed il discorso riprende da dove magari ci eravamo lasciati anni prima. Altri ci hanno lasciato e ne ho avuto notizia. Anche qui la nostalgia monta come un’onda inarrestabile. Recitando il rosario, quando incontro i quinto mistero glorioso nel quale si pensa alla felicità dei santi in paradiso, mi è venuto in mente che lassù oramai ho davvero una…grandissima famiglia. Sono la mia tribù di persone, con le quali ho gioito e sofferto, progettato cose belle, a volte realizzate, altre volte solo sognate. Con esse ho condiviso un tratto di strada e loro mi hanno preceduto lassù. E’ bello sapere che esse mi vedono e pregano per me, incoraggiandomi ad avere forza e speranza, mentre il mio cammino di vecchio mi avvicina al momento di ritrovarli. Sarà bello, insieme al Padre del cielo, a Gesù modello della mia vita, allo Spirito che mi ha illuminato in tanti momenti ogni giorno, trovare loro: la mia tribù. E fare festa, una festa incredibilmente bella. Una festa senza fine.

         Non avete voglia di fare festa? Io ne ho voglia da morire. Credo che tutti siamo stanchi e logorati dai pesi e dalle fatiche, che ogni giorno dobbiamo portare. A queste aggiungiamo le sofferenze e le magagne, fisiche e morali, che ci rattristano e ci preoccupano. Poi il clima cupo del nostro tempo, che ogni giorno cerca di distruggere la nostra speranza, con scenari che spesso sembrano volgere verso situazioni insostenibili e quasi apocalittiche. La parola, che Gesù ci ripete per nove volte, oggi sono i nostri santi a donarcela:” Beati voi! Noi lo siamo davvero. Camminate con gioia. Quassù c’è un posto bellissimo che vi aspetta.”

 

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