Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 1 ottobre 2017

ventiseiesima domenica del tempo ordinario

dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli». (Mt. 16, 21-27)

Voi che siete papà e mamme questa scena l’avete sperimentata innumerevoli volte, non è vero?  Arrivate a casa verso le diciotto dopo una giornata di fatica e vedete i vostri bambini appollaiati davanti al televisore. “Spegnete subito e fate i compiti”, intimate con fiero cipiglio. “Si mamma, subito”. Poi vi mettete a smanettare per mettere in tavola la cena e quando li chiamate per mangiare vi dicono di aspettare un momento che finiscano i cartoni, ma di compiti…nemmeno l’ombra! Cosi quando il giorno dopo vi portano a casa l’inevitabile nota della maestra, la tv la spegnete voi e poi li mandate a letto appena finita la cena e per ultimo: “Sabato niente pizza!”. Cosi per qualche giorno i piccoli mostri si comportano da agnellini… O forse no? Perché mi sembra che ai nostri poveri e vessati piccoli si tolga anche l’ultima tremenda fatica: i compiti a casa sono aboliti; si fanno a scuola.

Ma noi adulti non continuiamo forse la stessa solfa? Proviamo a vedere, visto che siamo cristiani, come di solito ci comportiamo. Le catgorie che vi presento hanno confini intercambiabili. A volte possiamo essere credenti non praticanti. A messa ci andiamo alle feste grandi (di solito a Pasqua e a Natale). Tutte le domeniche? Impossibile, bisogna pure dormire un po di più. Poi ci sono le gite in montagna per ossigenarsi un po’; e come la mettiamo con la casa al mare? E’ necessario  darle una occhiata ogni tanto! E quando due nuovi papà e mamma mi chiedono il battesimo per il loro piccolo e devi chiedere a loro se sono sposati la risposta che capita più di frequente è: “Siamo conviventi”. Naturalmente li invito a pregare con il loro bambino tutte le sere ed a sposarsi in chiesa per educare il loro piccolo da cristiano, visto che chiedono il battesimo. Di fronte al pensiero della educazione da dare, di solito li vedo pure commossi. Riusciranno a fare cio che con sincerità promettono? Io prego per loro tutti i giorni e spero che succeda.

C’è una seconda categoria di cristiani adulti. Quella di chi pratica, ma in fondo non crede. Sono quelli che la messa non la perdono mai. Sono quelli che non parlano più con il fratello da anni. Il motivo? Quattro soldi che lui ha avuto piu di me mentre ci spartivamo l’eredità. Oppure quel servizio di bicchieri che mi piacevano tanto e che lui non mi ha voluto dare. Oppure quelli che “certamente” non sono razzisti, ma gli immigrati non li possono vedere ed il papa sbaglia ricordarci di essere misericordiosi; essi portano qui una delinquenza che non permette più di andare in chiesa quando è buio. Oppure chi cambia chiesa per la messa, perché quella antipatica “mi ha portato via il posto nel quale mi mettevo di solito…”

Ad entrambe queste categorie, che ho enfatizzato perchè il concetto sia chiaro, vorrei fare una proposta: “Perché non diventare credenti e praticanti?” Badate bene: non ho detto impeccabili. Peccatori lo siamo sempre  ed iniziando ogni messa chiediamo perdono a Dio ed ai fratelli. Ma essere persone che cercano con impegno di realizzare le parole del Signore, mi sembra che per tutti dovrebbe essere una cosa sacrosanta.  Quali aiuti potremmo avere per percorrere questa strada? Uso delle parole che forse non abbiamo mai capito: il timor di Dio. Queste parole non esprimono paura di lui, ma prima di tutto l’umiltà: noi siamo sue creature povere ed abbiamo bisogno del suo aiuto e del suo perdono. Questo ci ricorda la necessità di essere misericordiosi tra di noi. Quando siamo tentati di parlar male e di giudicare il fratello che sbaglia, prima togliamo la trave dal nostro occhio. Poi se qualcuno ci fa del male ricordiamo le parole che abbiamo sentito nelle scorse settimane: bisogna perdonarsi settanta volte sette e correggerci con amore e con pazienza. Infine dobbiamo imparare a guardare alla morte non come al muro di fronte al quale non c’è rimedio. Dobbiamo invece vederla come la porta che ci permette di entrare in quella risurrezione che Gesù ha meritato per noi. Per raggiungere questo traguardo vale ben la pena di cercare nella nostra vita più amore e coerenza.

Sicuramente questa ultima strada non sarà la più facile, ne la più affollata. Sarà comunque il percorso di chi vuole essere luce, sale della terra e lievito nella pasta di questo nostro mondo. Così, senza clamore e suono di fanfare, il regno di Dio sarà più visibile già quaggiù-

Voi che siete papà e mamme questa scena l’avete sperimentata innumerevoli volte, non è vero?  Arrivate a casa verso le diciotto dopo una giornata di fatica e vedete i vostri bambini appollaiati davanti al televisore. “Spegnete subito e fate i compiti”, intimate con fiero cipiglio. “Si mamma, subito”. Poi vi mettete a smanettare per mettere in tavola la cena e quando li chiamate per mangiare vi dicono di aspettare un momento che finiscano i cartoni, ma di compiti…nemmeno l’ombra! Cosi quando il giorno dopo vi portano a casa l’inevitabile nota della maestra, la tv la spegnete voi e poi li mandate a letto appena finita la cena e per ultimo: “Sabato niente pizza!”. Cosi per qualche giorno i piccoli mostri si comportano da agnellini… O forse no? Perché mi sembra che ai nostri poveri e vessati piccoli si tolga anche l’ultima tremenda fatica: i compiti a casa sono aboliti; si fanno a scuola.

Ma noi adulti non continuiamo forse la stessa solfa? Proviamo a vedere, visto che siamo cristiani, come di solito ci comportiamo. Le catgorie che vi presento hanno confini intercambiabili. A volte possiamo essere credenti non praticanti. A messa ci andiamo alle feste grandi (di solito a Pasqua e a Natale). Tutte le domeniche? Impossibile, bisogna pure dormire un po di più. Poi ci sono le gite in montagna per ossigenarsi un po’; e come la mettiamo con la casa al mare? E’ necessario  darle una occhiata ogni tanto! E quando due nuovi papà e mamma mi chiedono il battesimo per il loro piccolo e devi chiedere a loro se sono sposati la risposta che capita più di frequente è: “Siamo conviventi”. Naturalmente li invito a pregare con il loro bambino tutte le sere ed a sposarsi in chiesa per educare il loro piccolo da cristiano, visto che chiedono il battesimo. Di fronte al pensiero della educazione da dare, di solito li vedo pure commossi. Riusciranno a fare cio che con sincerità promettono? Io prego per loro tutti i giorni e spero che succeda.

C’è una seconda categoria di cristiani adulti. Quella di chi pratica, ma in fondo non crede. Sono quelli che la messa non la perdono mai. Sono quelli che non parlano più con il fratello da anni. Il motivo? Quattro soldi che lui ha avuto piu di me mentre ci spartivamo l’eredità. Oppure quel servizio di bicchieri che mi piacevano tanto e che lui non mi ha voluto dare. Oppure quelli che “certamente” non sono razzisti, ma gli immigrati non li possono vedere ed il papa sbaglia ricordarci di essere misericordiosi; essi portano qui una delinquenza che non permette più di andare in chiesa quando è buio. Oppure chi cambia chiesa per la messa, perché quella antipatica “mi ha portato via il posto nel quale mi mettevo di solito…”

Ad entrambe queste categorie, che ho enfatizzato perchè il concetto sia chiaro, vorrei fare una proposta: “Perché non diventare credenti e praticanti?” Badate bene: non ho detto impeccabili. Peccatori lo siamo sempre  ed iniziando ogni messa chiediamo perdono a Dio ed ai fratelli. Ma essere persone che cercano con impegno di realizzare le parole del Signore, mi sembra che per tutti dovrebbe essere una cosa sacrosanta.  Quali aiuti potremmo avere per percorrere questa strada? Uso delle parole che forse non abbiamo mai capito: il timor di Dio. Queste parole non esprimono paura di lui, ma prima di tutto l’umiltà: noi siamo sue creature povere ed abbiamo bisogno del suo aiuto e del suo perdono. Questo ci ricorda la necessità di essere misericordiosi tra di noi. Quando siamo tentati di parlar male e di giudicare il fratello che sbaglia, prima togliamo la trave dal nostro occhio. Poi se qualcuno ci fa del male ricordiamo le parole che abbiamo sentito nelle scorse settimane: bisogna perdonarsi settanta volte sette e correggerci con amore e con pazienza. Infine dobbiamo imparare a guardare alla morte non come al muro di fronte al quale non c’è rimedio. Dobbiamo invece vederla come la porta che ci permette di entrare in quella risurrezione che Gesù ha meritato per noi. Per raggiungere questo traguardo vale ben la pena di cercare nella nostra vita più amore e coerenza.

Sicuramente questa ultima strada non sarà la più facile, ne la più affollata. Sarà comunque il percorso di chi vuole essere luce, sale della terra e lievito nella pasta di questo nostro mondo. Così, senza clamore e suono di fanfare, il regno di Dio sarà più visibile già quaggiù-

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