Parrocchia di San Paolo Vercelli
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domenica 12 aprile

seconda domenica di paqua

Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi". Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò". Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!". Rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!". Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. ( Gv,20,19-25)

Il personaggio che risulta centrale in questa seconda domenica di pasqua non è Gesù risorto, ma il suo pragmatico apostolo: Tommaso. Nella sera della risurrezione, secondo il racconto di Giovanni, il Signore era apparso ai suoi, anche se le porte della casa in cui si trovavano erano sbarrate. Il suo primo tentativo verso di loro era stato quello di sciogliere la loro paura di fare la sua stessa fine e forse anche la vergogna, che sicuramente provavano, per averlo lasciato solo proprio nel momento in cui lui era stato arrestato crocifisso ed ucciso. Ecco dunque l’augurio di pace, le sue piaghe oramai gloriose; ma la cosa che forse li tranquillizza di più è che lui fa come se fosse sempre stato con loro anche in quelle ore tragiche. Infatti, come se niente fosse, da loro il potere di rimettere i peccati ed il dono dello Spirito santo. Solo non erano proprio tutti presenti! Ne mancava uno, il più tosto, Tommaso appunto. Di fronte al loro entusiasmo lui li guarda con compatimento, come se fossero delle donnicciole sognatrici. Poi da loro ( gratuitamente si intende!) una lezione di…concretezza: “Se non vedo il segno dei chiodi e non metto il mio pugno nello squarcio che la lancia a lasciato, io non credo!” Poverino! Non aveva fatto il conto con Gesù, che gli rovescia il banco con un pocker di assi: “Metti qua la tua mano e smettila di fare il sofistico!” Il pugno nel petto trafitto Tommaso non lo metterà mai, ma mogio mogio se ne esce con la prima e più grande professione di fede in Gesù risorto: “Mio Signore e mio Dio”. Le ultime parole di Gesù poi sono per noi e per una moltitudine infinita di credenti in lui “Beati quelli che senza avere visto crederanno”.

Una persona amica mi ha offerto una triplice categoria di fede che non conoscevo: fede di base, fede intermedia e fede autentica. La prima fede è proprio quella di Tommaso all’inizio. Lui crede solo in se stesso, in quello che il suo “dito” può toccare, magari con l’aiuto della scienza, ma quella vera, cioè sperimentale. Non gli interessano gli oroscopi, le previsioni delle fattucchiere o le varie religioni. Lui al massimo può spingersi fino ad accogliere le previsioni dei metereologiche sul tempo che farà nei prossimi tre giorni, perché basate su concreti modelli matematici. Religioni, vita dopo la morte, domande esistenziali sullo scopo del vivere e sui comportamenti sociali sono inutili perdite di tempo. Visto che concretamente abbiamo una vita concitata nei tempi e nelle cose da fare, non perdiamoci in fumistrerie; si tratta del pensiero debole, ipotizzato dai filosofi di oggi, ma con radici che risalgono alla notte dei tempi. Tommaso prima maniera ne è un prototipo illustre.

La fede intermedia è quella degli apostoli che seguono Gesù, prima di contemplarlo risorto e prima di ricevere lo spirito santo che insegna loro ogni cosa. Naturalmente con loro c’e un numero enorme di credenti in lui. Infatti loro e tantissimi gli sono vicini, credono a molte sue parole, ma non accettano di dover passare come lui attraverso il mistero del male e della morte. Insomma, credono in Gesù come ad una assicurazione…multirischio. Invece di chiedergli la salvezza dopo la morte, gli chiedono di trasformare la vita di quaggiù in un paradiso terrestre, nel quale godersela senza sudare troppo. Poi, siccome questo non accade, ecco lo scandalo ed il dubbio che lui non esista, o se esista ci abbia dimenticati, guardando soltanto gli altri e magari a quelli che non credono ed ai quali vanno sempre tutte bene. Il prototipo dei credenti in questa maniera è Pietro, che di fronte alla previsione che Gesù fa della sua morte gli dice: “Questo non ti succederà mai”, sentendosi poi chiare satana dal Signore.

Questa fede intermedia e diffusissima deve arrivare al terzo stadio, quello a cui arriva Tommaso dopo avere visto Gesù risorto. Dobbiamo capire e condividere con lui la visione della vita del Signore e confessare che dobbiamo accettare come lui la volontà del Padre. Gesù ha trovato tremenda questa volontà, quando nell’orto degli ulivi, di fronte alla prospettiva di ciò che lo attende, suda sangue e urla: “Padre, se possibile, passi da me questo calice!” Subito dopo però soggiunge: ”Sia fatta non la mia, ma la tua volontà”, fidandosi totalmente di lui. Qualcuno mi dice: “Ma lui era Dio!” Non sbagliamoci! Lui era anche vero uomo e sentiva i colpi dei flagelli come ogni persona e sulla croce sentiva il sangue defluire dal suo corpo peggio che gli sgozzati dalla furia omicida che vediamo con orrore anche oggi; questi infatti perdono la vita in pochi istanti, mentre lui agonizzò per ore su quel patibolo. La fede adulta è quella che cerchiamo di fare emergere quando ci vediamo straziati nel corpo dalla malattia o nel cuore, quando l’amore che credevamo eterno ci abbandona tragicamente, lasciandoci in uno stato peggiore che la morte. Avere fede significa, anche in quel momento di oscurità totale, saperci nelle mani di Dio, non smettendo mai di credere che lui è un Padre che ci ama e non ci dimentica mai. Questa è la fede che ci libera e ci proietta nella realtà vera di figli di Dio.

 

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