Parrocchia di San Paolo Vercelli
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1 - 2 novembre 2014

solennita di tutti i santi - commemorazione dei defunti

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti,perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». (Mt,5,1-12)

 

Conoscete la mia spiccato affetto per la festa di tutti i santi. Essa ha due motivazioni per me molto importanti. La prima è una motivazione di fede che ritengo proprio essenziale. In ogni messa festiva ripetiamo delle parole solenni: “Credo la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”. E da tutta la vita che le ripeto, ma adesso per me vecchio acquistano una particolare rilevanza. Gli acciacchi della età si fanno sentire. Niente più scale in salita fatte di corsa. Mi devo accontentare di salire a passo lento ed in certi momenti aggrappandomi al corrimano. I malanni e le conseguenti cure mi dicono che la macchina del mio corpo incomincia a perdere colpi e le capacità, prima date per scontate, diminuiscono. Leggendo i manifesti mortuari, non leggo il mio nome ancora (qualcuno mi ha detto: cerchi il tuo nome? Mi sembra una barzelletta efficace!), ma vedo tanti colleghi di età, e spesso anche più giovani, comparire quasi quotidianamente. La conclusione, serena ma vera, è che dico l’ave Maria pensando molto di più alla parole: prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte. E questo mi mette nel cuore il desiderio di poter finalmente vedere quel regno che mi è stato dato nel battesimo che mi ha fatto figlio di Dio; di sperimentare quella risurrezione che mi darà una perenne giovinezza, in sostituzione di questo corpo che, appesantito dall’usura, deve ritornare alla terra. Un’altra ragione della mia gioia in questa festa è legata al fatto che i santi che celebriamo in questa unica ricorrenza non sono i grandi santi che affollano in grande numero tutti i giorni del calendario. Quelli sono i colossi, che illuminano la storia del cristianesimo come figure indimenticabili. Ricordiamo i loro miracoli, la forza delle loro imprese, la lucidità dei loro scritti che ancora ci ammaestrano dopo tanti secoli. Dobbiamo dire che questi eroi ci intimoriscono un poco e senza volerlo sminuiscono la speranza di poterli imitare, tanto grandi sono le opere che hanno fatto. I santi che festeggiamo oggi invece sono molto anonimi, sembrano proprio tipi come noi. Sono quelli che avevano fame e sete di giustizia ed a volte anche di pane, come noi. Sono quelli che nella vita per le sofferenze e per le prove hanno pianto ed hanno cercato, invano in molti casi, una consolazione. Come spesso capita a noi. Sono i semplici che non erano capaci di farsi le proprie ragioni e che i furbi abbindolavano allegramente. Come a volte con umiliazione sperimentiamo. Sono quelli che sanno commuoversi per le sofferenze e le situazioni degli altri e si lasciano muovere dalla misericordia. Sono quelli che a volte di fronte alla violenza di un insulto, incassano senza sapere reagire, accogliendo anche queste violenze per amore di Dio. Questi santi umili e poveri sono una schiera infinità che nessuno può contare e finalmente emerge la loro vera grandezza e dignità. E finalmente sono nella gioia e nella pace.

La seconda motivazione che mi rende carissima questa festa è di carattere più affettivo. Mentre gli anni passano, si allunga sempre più la teoria delle persone care che mi lasciano. Papà e mamma oramai da tento tempo; tutti i loro fratelli che insieme all’unica nonna che ho conosciuto, erano i protagonisti della mia vita di bambino; tanti amici sacerdoti che mi hanno formato e con me hanno lavorato nella nostra chiesa; infinite persone che ho incontrato nelle comunità nelle quali, in oltre cinquanta anni, ho operato come prete. Nel mio piccolo ho anche io una piccola turba che lassù mi aspetta. Il desiderio di amarli in modo perfetto come non sono mai riuscito a fare nelle mia giornata terrena; il desiderio di vivere con loro insieme al Padre in cui ho creduto, a Gesù mia luce e salvezza, allo Spirito che mi ha sorretto, a Maria madre del cielo, una festa che non abbia fine è il mio desiderio più grande.

 

 

 

 

2 novembre 2014

commemorazione di tutti i defunti

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Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi".
Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?". E il re risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato".
Anch'essi allora risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?". Allora egli risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me".
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna». ( Mt,25, 31 – 46)

Un caso raro, ma provvidenziale! In questo anno il due novembre cade di domenica. Quindi abbiamo una occasione di riflettere su un fenomeno sociale che riguarda davvero tutti, credenti o non credenti. In questi giorni tutti infatti una visita al cimitero la facciamo, magari anche spostandoci lontano da luogo dove abitiamo. Il ricordo di chi abbiamo amato ed è morto, abbatte le frontiere tra chi crede e chi non crede. Questo per me è un miracolo dell’amore, che non si ferma di fronte ad un cuore che ha smesso di pulsare, ma continua a riferirsi a chi non è più fisicamente con noi in un dialogo che non viene meno. Per noi credenti si tratta di una occasione di fermarci più numerosi su quelle che chiamiamo realtà ultime. Sono gli interrogativi inevitabili che nessuno può eludere.

Il primo interrogativo è questo:la morte è la fine di tutto ciò che è una persona? Apparentemente sembra una cosa assolutamente sicura, ma non possiamo non chiederci se sia proprio vero. Questo è dato dal fatto che ogni uomo porta in se una dimensione di infinito insopprimibile. L’amore, i ricordi, la storia personale di ognuno ci obbliga ad avere di fronte alla fine constata più che un dubbio, quasi una incredulità. Qui si innesta per noi credenti la promessa del vangelo: “Chi crede in me, anche se è morto, vive”. Il battesimo che abbiamo ricevuto, mette nel nostro cuore un germe di vita eterna che vede la luce proprio mentre la nostra vita terrena finisce.

Il secondo interrogativo riguarda ciò che succede dopo la morte. Anche qui un senso innato di giustizia ci fa dire che l’omicida e la sua vittima, l’onesto ed il ladro, chi mantiene le promesse fatte al suo partner e chi le butta allegramente in nome di una soddisfazione immediata non possono essere messi sullo stesso piano. Altrimenti tutta la nostra vita si trasformerebbe (e finirebbe) in un gioco al massacro in nome di un egoismo che ci fa dire: arraffiamo tutto ciò che possiamo, alla faccia di chiunque, intanto dopo non c’è nulla. La pagina di vangelo che Gesù ci offre quest’oggi ci parla di una giustizia perfetta, che finalmente realizzerà una vera equità, che nessuna giustizia umana riesce mai a realizzare.

L’ultimo interrogativo esistenziale che non possiamo eludere è: la felicità esiste o no? Si perché questa è la molla che ci lega alla vita dal suo primo minuto fino all’ultimo. Il piccolo appena nato, dopo lo strillo per la prima boccata di ossigeno che gli ha bruciato i polmoni, trova la sua felicita nel latte profumato che succhia dal seno della madre. Ed il malato terminale che con l’ultimo antidolorifico che riceve dice: sto meglio, in fondo anche lui si aggrappa ad un barlume di felicità che gli permette di fare l’estremo passo. Siamo dunque legati ad una illusione maledetta che ci obbliga a vivere? Tutta la nostra vita non è che un inganno? La risposta del Padre che ci ha creati, ci è stata conservata fin dalla notte dei tempi: dando vita all’uomo ha fatto una cosa “molto buona” e ci ha creati per essere con lui nell’amore in una festa paradisiaca e senza fine

Concludendo, andiamo al cimitero, ricordiamo, preghiamo, portiamo fiori, ma pensiamo alla splendida festa che il Padre ed i nostri santi ci faranno lassù. Finite le prove, le sofferenze, le lacrime, le separazioni strazianti, sarà soltanto festa, in un banchetto ed in una estasi senza fine.

 

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