Parrocchia di San Paolo Vercelli
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venerdì 15 agosto 2014

solennità della assunzione di Maria in cielo

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l'arca della sua alleanza.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.
Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo».

 

Per onorarti nella festa della tua assunzione in cielo, Maria, non ci fermiamo sul tuo “magnificat” che cantiamo spesso, ma sulla stupenda visione che Giovanni scrive nell’apocalisse. Sotto la croce il tuo Gesù ti aveva affidato a questo apostolo prediletto, dicendoti di amarlo come amavi lui. In Giovanni, naturalmente lui ti affidava anche me, anche tutti noi, anche tutti gli uomini: Ti rendeva così l’icona perfetta di tutta la chiesa che vive da quel momento fino alla fine del tempo. Giovanni, dunque, che vive con te e ti chiuderà gli occhi quando ti saresti addormentata l’ultima volta per sempre, ti dipinge a noi cosi: “Donna vestita di sole, con la luna sotto i tuoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle”. Lui ti vede in visione come sei adesso, assunta in cielo e gloriosa, arca che ha portato agli uomini l’alleanza perenne, operatrice di salvezza: il tuo Gesù, uomo e Dio insieme.

Ma subito, memore di ciò che tu tante volte gli avevi narrato, contrappone un’altra visione: quella delle tremende prove della tua vita, che poi sarebbe stata l’immagine splendida e travagliata della vita di tutta la chiesa, corpo mistico di Gesù che vive nei secoli fino alla fine della storia. Davanti a te, che in quella santa notte soffrivi le doglie del parto, stava l’antico tentatore. Ce lo descrive come “un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna” simboli della potenza del male, che sempre nel modo opera per distruggere il piano di Dio. Allora era Erode che per togliere di mezzo il tuo figlio, fa uccidere tutti i bambini che potevano avere la sua età. Oggi sono le forze del male che uccidono migliaia di innocenti in medio oriente ed obbligano centinaia di migliaia di persone a lasciare la propria casa, abitata da sempre. Questo esodo distrugge una chiesa antica come i primi apostoli, che era sempre sopravvissuta ad infinite peripezie. Tuttavia il tuo figlio allora, come i perseguitati di oggi, pur passando attraverso a queste realtà paurose di morte, vengono portati in cielo nella gloria della risurrezione e della vita eterna. Tu, invece, e la chiesa di cui sei immagine, siete portate nel deserto della vita, pieno di angosce e di pericoli. Oltre a queste offese alle antiche chiese del medio oriente, possiamo pensare alla progressiva cristianizzazione del mondo occidentale, da sempre fucina ed operatività di salvezza. Vediamo le forze del male soffiare come una tempesta per gettare tutti in un materialismo egoistico che soffoca la sorgente di ogni salvezza, cioè l’amore. Vediamo le famiglie sgretolarsi sotto la spinta di un edonismo senza freni, che trasforma l’amore in una convivenza di egoismi. Essi continuano ad invocare diritti senza limiti ed instaurano una glaciale indifferenza verso gli altri. Vediamo l’adorazione degli antichi dei, il denaro ed il potere, travolgere ogni forma di amicizia e di attenzione ai più deboli. In questo deserto duro ed impervio ci regali oggi un segno di nuova speranza: papa Francesco, il successore Pietro che ci fa vivere un momento di novità. Oggi siamo con lui in un paese lontano, la Corea, mentre incontra decine di migliaia di giovani, che rappresentano la nuova frontiera in un mondo per noi sconosciuto. Ti preghiamo di dare efficacia alle sue parole e ad una testimonianza che permetta alla salvezza di penetrare intere nazioni come la Cina, l’India, le nazioni del Pacifico. Queste frontiere solo ora, dopo timidi tentativi iniziali o di cinque secoli fa, sembrano intravedere una piccola apertura verso il vangelo del tuo Gesù. Sarà questa la frontiera della evangelizzazione nel terzo millennio?

Fatiche e speranze in questo cammino nel deserto del nostro tempo! Ma tu Maria, oggi ci inviti ad alzare gli occhi alla gloria nella quale tu vivi, insieme al tuo Figlio risorto ed a tutti i santi. Sappiamo che questo segno di felicità è il sogno che rischiara il nostro cammino e ci da forza. Per questo insieme a te cantiamo: “L’anima mia ti esalta, o Signore, perchè tu che sei potente hai fatto in noi cose grandi e santo è il tuo nome”.

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domenica 17 agosto 2014

ventesima domenica del tempo ordinario

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Dal Vangelo secondo Matteo

[In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita. (Mt, 15,21 – 28)

Dopo la fortunosa attraversata del lago in tempesta, il vangelo di Matteo ci presenta un duro scontro tra i farisei e Gesù sul tema della purezza legale. Sentendo questo clima pesante Gesù espatria (una delle rare volte) in terra pagana. Qui opera la guarigione che abbiamo sentito descrivere. Essa è narrata anche da Marco con alcune differenze non sostanziali. Una donna Cananea segue Gesù e gli apostoli e gli chiede la guarigione della sua figlia, grida chiamandolo Signore e Figlio di Davide. Di fronte a questa richiesta Gesù reagisce in modo molto duro: semplicemente non le da risposta. E siccome quella continua a gridare gli apostoli lo pregano di togliere quel fastidio. Il Signore risponde allora con quella durissima parola: “Non è bene togliere il pane ai figli per darlo ai cagnolini”. Matteo mette il diminutivo, ma Marco lo rende ancora più pesante parlando di “cani”. La donna incassa l’insulto e se ne esce con quelle parole meravigliose: anche i cani, sotto la tavola, mangiano le briciole che cadono dalla mensa dei padroni. Allora Gesù riconosce la fede della donna dicendola “grande”. Ricordate? Mentre affondava nel lago, Pietro era stato definito”uomo di piccola fede”. Cosi il miracolo avviene in terra straniera per una donna che manifesta una fede più grande dell’apostolo. Viene cosi annunciata la salvezza non solo agli ebrei per i quali il messia era venuto, ma per tutti gli uomini del mondo, non importa la loro razza o religione.

La prima riflessione riguarda Gesù che come messia si sente mandato alle pecore perdute della casa di Israele. Queste erano le promesse di salvezza che si ripetono innumerevoli da Abramo in poi. Gesù dunque limita la sua predicazione al solo popolo santo, con qualche eccezione come questa, anche se poi da mandato ai suoi apostoli di andare in tutto il mondo e di annunciare la salvezza ad ogni creatura. Questa salvezza per tutti era gia anche contenuta nella primitiva promessa ad Abramo: “In te saranno benedette tutte le nazioni della terra”. Questo miracolo, fatto ad una donna straniera, rende dunque vera l’universalità della salvezza che Gesù viene a meritare per ogni uomo, di ogni tempo.

La riflessione più importante però la vediamo nel comportamento della donna. Essa viene al Signore spinta da un bisogno: la sua figliola tormentata dal male. Da bisogni simili, ci rendiamo conto, emergono quasi tutte le nostre preghiere: per la salute, per la risoluzione dei nostri problemi spiccioli o vitali ed importanti, per il tempo favorevole, per l’oscurità ed il dolore in cui ci precipitano fatti che ci sconvolgono la vita,… Possiamo dire che una percentuale grandissima delle nostre preghiere, ha per oggetto proprio questo: presentare a Dio i nostri bisogni. Forse Gesù con il suo silenzio iniziale e con quella risposta sgarbata vuole proprio darci una lezione al riguardo: vuole la nostra fede umile e vera che ci faccia dialogare con lui. La donna accetta di essere chiamata “cagnolino” e con umiltà non chiede il pane dei figli, ma le briciole che cadono dalla tavola del padrone. La lezione poi Gesù ce la spiega con altre parole più esplicite. “Non sprecate parole, il vostro Padre sa di che cosa avete bisogno!” “Quando pregate dite: Padre,…sia fatta la tua volontà”. Lui stesso nella sua agonia dice:”Se possibile passi da me questo calice, ma si faccia la tua, non la mia volontà”. Certo possiamo porgere al Padre i nostri bisogni, ma ricordiamoci sempre di offrirgli insieme la nostra fede, subordinando ciò che chiediamo al suo volere. Si tratta veramente di fiducia totale alla suo volere, di un abbandono che ci fa dire che noi crediamo di essere nelle sue mani. Mani affettuose di un Padre che ci abbracciano con amore, che sanno asciugare le nostre lacrime, che ci trattengono dai pericoli, che ci guidano nei passi pericolosi, che ci rialzano quando siamo caduti e sentiamo la vergogna opprimere il nostro cuore,… Mani affettuose e divine insomma! Che sanno colmarci sempre di tenerezza e di cose buone.

 

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